Esodati, Fornero: "Non sapevamo tutti i numeri"

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Il ministro del Welfare, in un'intervista con il direttore di SkyTG24 Sarah Varetto, torna sulla spinosa questione di coloro che rischiano di restare disoccupati e senza pensioni. E sul suo futuro: "Non mi candiderò alle prossime elezioni". VIDEO

"Sugli esodati non sapevamo tutti i numeri". E' quanto afferma il ministro del Lavoro Elsa Fornero concludendo il convegno HRC "Il Welfare tra passato, presente e futuro - Urgenza di cambiamento per il mondo del lavoro" con un'intervista pubblica condotta dal direttore di SkyTG24 Sarah Varetto (qui tutti i video). Un'intervista in cui il ministro è tornata sulla spinosa questione di coloro che rischiano di restare senza un'occupazione e senza una pensione. "Per i lavoratori così detti esodati l'uscita dal lavoro con le vecchie regole per il pensionamento non è l'unica strada possibile. Per chi è ancora a lavoro si può pensare a qualcosa di diverso, magari una sorta di solidarietà espansiva".

Fornero ha sottolineato che al momento dell'approvazione della riforma c'era una reale
"ignoranza" sui numeri reali degli esodati. "Quando abbiamo domandato per mettere la clausola di salvaguardia, la risposta è stata cinquantamila". Poi si è scoperto che negli accordi, non solo quelli collettivi fatti con il ministero e quelli fatti con le Regioni, ma anche quelli individuali erano molti di più. "Il tema è diventato ingestibile perché è stato anche strumentalizzato". Non per tutti però, ha precisato, deve valere come unica strada possibile il mantenimento dei vecchi requisiti per il pensionamento".

E sul tema lavoro: "Osserviamo un aumento dei licenziamenti individuali ma questo non vuol dire che la riforma ha incoraggiato i licenziamenti". E ha spiegato che ciò significa solo che nel tempo precedente la riforma alcune imprese hanno deciso di aspettare per osservare le norme definitive della riforma. Secondo Fornero ci vuole del tempo e un monitoraggio attento per capire quali saranno gli effetti reali della riforma anche sul fronte dell'occupazione.

Quanto al disegno di legge stabilità e ai soldi (1,6 miliardi) destinati alla produttività, il ministro ha osservato: se l'accordo sulla produttività sarà buono "i soldi ci sono" ma se l'accordo "è debole e slegato dalla produttività ci sono altri possibili usi più importanti e utili socialmente per queste risorse". 

E sul suo futuro ha assicurato: "Alle prossime elezioni non mi candiderò. Il prossimo sarà un governo politico. Però voglio dire che far parte del governo Monti per me è motivo di grande orgoglio. E' stato un lavoro difficile, a volte fonte di grandissima amarezza. La buona fede non è quasi mai riconosciuta. E' stata un grande fatica, sarò contenta quando finirà. Se qualcuno mi domanda 'ma allora perché non vai via prima' rispondo che fino a che il presidente Monti mi darà fiducia sarò con il presidente Monti".


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