Ddl diffamazione: niente carcere per i giornalisti

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Via libera dalla Commissione Giustizia del Senato. Le multe restano da 5 mila a 100 mila euro. La disciplina non è estesa ai blog. La Cassazione motiva la sentenza di condanna a 14 mesi per Sallusti: "E' recidivo, ha spiccata capacità a delinquere"

La commissione Giustizia del Senato ha approvato il ddl sulla diffamazione nato dopo la condanna a 14 mesi di reclusione per Alessandro Sallusti. Il testo abolisce la pena del carcere per i giornalisti, prevedendo invece pene pecuniarie. Le multe restano da 5 mila a 100 mila euro, ma è stato approvato un emendamento secondo cui sono commisurate alla gravità dell'offesa e alla diffusione della testata. Prevista in caso di recidiva la sospensione dalla professione e dall'attività fino a sei mesi e poi come ulteriore aggravante, fino a tre anni. E' stata approvata inoltre un'ulteriore ipotesi di aggravante in caso di coinvolgimento dell'editore nella diffamazione dolosa.

Giovedì il voto finale in Senato - Il ddl di riforma del reato di  diffamazione a mezzo stampa sarà all'esame dell'aula del Senato a partire da mercoledì 24 ottobre. In mattinata inizierà la discussione mentre il termine per gli emendamenti è fissato per le 12. Le votazioni inizieranno nel pomeriggo e il voto finale si prevede per il 25.

La norma non è estesa ai blog - La disciplina viene estesa non ai blog, ma solo alle testate giornalistiche diffuse anche per via telematica. Non è infatti passato l'emendamento presentato da Vita e D'Ambrosio (Pd) che chiedeva la non applicazione della normativa ad internet. Cancellata inoltre la riparazione come pena accessoria. Ritirato infine l'emendamento Caliendo, battezzato 'anti Gabanelli', che prevedeva la nullità delle clausole contrattuali che lasciavano solo in capo all'editore gli oneri derivanti da una condanna per diffamazione. 

La Cassazione: "Sallusti è recidivo" - Intanto, nei confronti di Sallusti la Cassazione motiva la condanna al carcere per la sua "spiccata capacità a delinquere", dimostrata da tanti "precedenti penali" e dalla "gravità" della "campagna intimidatoria" e "diffamatoria" condotta nei confronti del giudice Giuseppe Cocilovo quando nel 2007 dirigeva Libero. "In un ordinamento e in una società, che vivono e si sviluppano grazie al confronto delle idee, non può avere alcun riconoscimento l'invocato diritto di mentire, al fine di esercitare la libertà di opinione" sostiene la Cassazione.

Sallusti: "Non sono mai stato condannato" - "Non si può giocare con la vita delle persone, il presidente della Cassazione dovrà risponderne anche a mio figlio - è il commento di Alessandro Sallusti all'Ansa - non si può dare del delinquente a un giornalista che non ha mai subito altre condanne".
Il giornalista commenta poi il via libera della Commissione del Senato al testo di legge ispirato dal suo caso. "Sono contento che il disegno di legge vada avanti. Non può che essere un passo positivo, perché bisogna superare il Codice Rocco. Non sono però così ottimista che si arrivi al via libera nei tempi utili per la mia causa, ma questa è la cosa meno importante". Quanto al contenuto del ddl, Sallusti aggiunge: "Non ho ancora avuto modo di leggere il testo sulla diffamazione e per farsi un'opinione bisogna prima leggere il testo".

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