Ddl anticorruzione, Vietti: "Nessuna stroncatura del Csm"

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Il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura smentisce le anticipazioni riportate dal quotidiano la Repubblica del parere dell'organismo sulle nuove norme. "Sarà un giudizio positivo, pur con delle critiche"

“Arretramento particolarmente significativo” detto della concussione per induzione a causa della sua pena troppo bassa. "Segnale simbolico incoerente", detto sempre dello stesso reato. "Rischio di far lavorare a vuoto il sistema", detto della riforma delle pene per la corruzione. E’ quanto avrebbe scritto il Consiglio superiore della magistratura nel parere sul disegno di legge anticorruzione, secondo quanto anticipato dal quotidiano la Repubblica. Otto pagine, che saranno votate il 22 ottobre dallo stesso organismo, che rappresenterebbero una vera e propria bocciatura delle nuove norme del testo approvato dal Senato e ora alla Camera per l'ultima lettura. Il vicepresidente del Csm Michele Vietti però smentisce : "Non si tratterà certo di una stroncatura, ma, anzi, di una valutazione sostanzialmente positiva, pur in presenza di rilievi critici". E sulle anticipazioni apparse sui giornali, Vietti afferma che "sono basate su bozze in gran
parte superate e rischiano di essere fuorvianti".

"Qualunque intervento si faccia sulle fattispecie di reato - ha ricordato il numero due di palazzo dei Marescialli - ci riporta al problema generale della prescrizione, su cui tante volte il Csm ha richiamato la necessità di un intervento. Non è tanto che il Csm dica che non va bene la legge anticorruzione, quanto che questa si inserisca in quel contesto relativo alla prescrizione". L'organo di autogoverno della magistratura, ha concluso Vietti, "ha specifiche competenze tecniche e può e deve contribuire con i suoi pareri a rappresentare al governo la possibilità di ricadute delle iniziative legislative sul funzionamento del sistema giudiziario".

Secondo il quotidiano la Repubblica, il Csm nel parere avrebbe scritto: “Sembra opportuno porre in evidenza il grave rischio di avviare riforme di diritto sostanziale, inserite nell'attuale metodo di calcolo della prescrizione dei reati, che possono far lavorare a vuoto il sistema". Nessun riferimento esplicito ad alcun processo ma, sottolinea la giornalista Liana Milella, dopo una frase così il pensiero non può non andare proprio a quei casi, anche clamorosi, da Penati a Berlusconi, che rischiano di finire in crisi”.
Nel dettaglio, oggi nel codice penale c’è una sola concussione punita da 4 a 12 anni, prescrizione 15 anni. Domani ce ne saranno due: la prima concussione per costrizione che sarà punita da 6 a 12 anni, con gli stessi tempi di prescrizione, la seconda, quella per induzione, vedrà pene da 3 ad 8 anni con la prescrizione 10 anni. In questo secondo caso la sanzione prevista sarebbe per il Csm “sensibilmente inferiore a quella fino ad oggi applicata”. E ancora: “Ciò oggettivamente costituisce un arretramento particolarmente significativo nell’attività di contrasto di un comportamento che oggi risulta essere la forma statisticamente più diffusa di integrazione del reato di concussione”. E sulla riduzione dei termini di prescrizione: “E’ un segnale incoerente con le finalità che animano l’impianto delle modifiche proposte, volte a determinare un rafforzamento del contrasto al fenomeno illecito”.

Il Csm, sempre secondo quanto riportato da Repubblica, avrebbe criticato anche la scelta di “punire la condotta della vittima della concussione per induzione”. “Suscita perplessità. La pena prevista, fino a tre anni, non è probabilmente in grado di costituire un deterrente. D’altra parte essa avrà molto probabilmente l’effetto di ostacolare le indagini nei reati di concussione per induzione, atteso che crea un nesso di solidarietà criminale tra i protagonisti della fattispecie, normalmente uniti da un patto segreto privo di tracce ulteriori, che condividono l’interesse a evitarne l’accertamento”. Quanto ai nuovi reati, il traffico d’influenze e la corruzione tra privati, il Csm avrebbe scritto: “Deve osservarsi come l’efficacia appare fortemente condizionata dall’esiguità della pena edittale stabilita. La sanzione massima a tre anni preclude l’utilizzo delle intercettazioni che, in contesti fortemente connotati dalla relazione personale tra le parti coinvolte, sono di fondamentale utilità”. Troppo breve per il Csm sarebbe anche la prescrizione. Quanto alla corruzione tra privati sarebbe “limitata alle sole figure apicali delle società commerciali” e subordinata alla querela di parte.

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