Lombardia, resta alta la tensione tra Formigoni e la Lega

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Il governatore lombardo dice no a un governo a tempo, ma il Carroccio insiste per il voto nel 2013. L'ex sindaco di Milano Albertini è "disponibile a candidarsi", mentre nel centrosinistra si fa avanti Tabacci: "Bisogna replicare il modello Pisapia"

Il giorno dopo lo strappo della Lega nei confronti di Roberto Formigoni la posizione del governatore della Lombardia si fa sempre più traballante. Il Carroccio è deciso ad andare alle urne per aprile 2013, nonostante "il Celeste" rivendichi che nell'incontro da lui avuto con Roberto Maroni i patti fossero stati altri. Continua a ripetere di voler restare fino al 2015 e di escludere "certamente" l'idea di un governo 'a tempo' o di un appoggio esterno. "Se la Lega ha cambiato posizioni - ha detto al convegno dei democristiani del Pdl a Saint Vincent - ce ne spiegherà le ragioni, ragioneremo insieme, questo è il momento in cui ognuno deve essere chiaro. Il Pdl è pronto ad assumere la responsabilità delle proprie scelte e anche io come presidente farà le mie scelte". "Mai fatto accordi sulla durata della legislatura" risponde a muso duro Roberto Maroni con un comunicato. Resta in piedi un faccia a faccia chiarificatore tra i due. Anche perché segnali di impazienza vengono anche dal Pdl. "Certo se c'è‚ una situazione "cos incerta - osserva il coordinatore Pdl Ignazio La Russa che ha sentito Formigoni, così come hanno fatto Angelino Alfano e Silvio Berlusconi - meglio andare a votare subito". Nella serata di sabato Formigoni avrebbe sentito anche Berlusconi, ricevendone pieno appoggio.

Albertini: "Sono disponibile"
- "Alla Lega non conviene il voto anticipato", spiega in un'intervista a Repubblica l'ex sindaco di Milano Gabriele Albertini, che vede nella richiesta del Carroccio di andare alle urne in primavera, una strategia "per tenere calma la propria base". Alle minacce di Maroni, Albertini non crede molto: "Ha fatto il ministro degli Interni ed è una persona pratica, con questi sondaggi non gli conviene andare al voto". Ma l'ex sindaco di Milano mette anche le mani avanti e si dice disponibile a candidarsi per il centrodestra alla guida del Pirellone. "Uno che ha fatto il sindaco di Milano può tranquillamente ambire a fare il ministro o il presidente della Regione. E' già capitato. Se alla scadenza nel 2015 qualcuno titolato per farlo me lo proponesse, lo prenderei in considerazione." E in caso di elezioni anticipate in primavera, chiede il quotidiano romano. "Me lo chieda ad aprile" risponde Albertini.

Tabacci: "Pronto a rinunciare al parlamento" - Neanche il centrosinistra resta fermo. Con un'intervista alla Stampa Bruno Tabacci, attuale assessore al Bilancio della giunta Pisapia e candidato centrista alle primarie del centrosinistra, avanza la propria candidatura. Se dovesse scegliere tra elezioni nazionali e il Pirellone, Tabacci non avrebbe "difficoltà a dire che potrei non candidarmi al Parlamento." E aggiunge, che "questi mesi a Palazzo Marino mi hanno fatto reinnamorare della gestione amministrativa". Secondo Tabacci il centrosinistra dovrebbe "costruire una lista civica lombarda, alleata del Pd, che raccolga le forze centriste che in passato hanno ceduto alle lusinghe di Berlusconi". Una sorta di modello Pisapia da replicare a livello regionale. Il fenomeno di allora, spiega l'esponente centrista "è stato costruito intorno ad un movimento, quello degli arancioni, che andava ben oltre i partiti tradizionali".

Borghini: "Andare al voto ora trauma per il paese"
- Il Corriere della Sera decide invece di sentire l'ex sindaco di Milano Piero Borghini, ultimo inquilino di Palazzo Marino nei primi anni novanta, prima che scoppiasse lo scandalo Tangentopoli. "Questa è una tragedia politica, perché quando la 'ndrangheta entra nell' istituzione devi mettere in discussione l'istituzione stessa e proporre un cambiamento radicale. Non basta nominare un'altra giunta: bisogna avviare una fase costituente nuova" sostiene Borghini. "Se fossi in Formigoni, anzitutto non mi accontenterei di rifare una giunta qualunque. A una crisi politica va data una risposta politica e corale. Ad esempio, potrebbe proporre una autentica riforma delle Regioni", suggerisce Borghini. "Io mi consulterei con Vasco Errani e coinvolgerei altri governatori. Ci sono stati pasticci nel Lazio, in Lombardia, in Piemonte, e il governo vuole dare una stretta sulle Regioni: forse è il momento di avviare un progetto nuovo, magari proprio quello della macroregione". Borghini boccia l'ipotesi del voto anticipato. "Ci penserei bene, a qualunque partito appartenessi", dichiara. "In un momento di crisi del Paese, sarebbe un fatto traumatico".

Salvini: "Candidato della Lega scelto nei gazebo"
- Sul quotidiano Libero Matteo Salvini, leader lombardo della Lega, difende le scelte del Carroccio. Se si dovesse però andare al voto, spiega, il partito del Nord avrebbe il suo candidato da chiedere "alla gente nella gazebata di sabato e domenica prossima". Ma Salvini auspica che comunque si vada a votare in primavera, per poter "approvare alcuni passaggi fondamentali entro fine anno". Come la legge elettorale per cancellare il listino o recepire il decreto tagliaspese del governo.

Lo sconcerto nel Pdl - Il Giornale diretto da Alessandro Sallusti titola Formigoni tradito dalla Lega: "Allora meglio votare subito" e in una ricostruzione racconta lo sconcerto all'interno del Pdl per la mossa del Carroccio. Secondo Osvaldo Napoli la Lega "al suo interno è divisae i vertici siano stati sconfessati". Duro anche Massimo Corsarso, secondo cui "la giunta a tempo fa ridere". E non sono pochi tra gli esponenti del Pdl a sostenere che "con Bossi tutto questo non sarebbe successo.

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