Stato-mafia, i pm: il presidente non ha "immunità assoluta"

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I magistrati di Palermo hanno registrato in totale oltre 9mila conversazioni del senatore Nicola Mancino, indagato nell'inchiesta. Di queste "solo quattro hanno riguardato sue interlocuzioni" col capo dello Stato

La procura di Palermo, che ha intercettato alcune conversazioni telefoniche tra l'ex ministro Nicola Mancino e il presidente Giorgio Napolitano nell'ambito dell'inchiesta sulle presunte
trattative tra parti dello Stato e Cosa Nostra negli anni 90
, ritiene che il capo dello Stato non possa avere immunità assoluta. E' quanto si legge nel documento presentato alla Corte Costituzionale da un gruppo di legali per conto dei pm palermitani, a proposito del conflitto sull'attribuzione di potere sollevato quest'estate da Napolitano.
Sarebbero in tutto 9.295 le conversazioni telefoniche dell'ex ministro Nicola Mancino intercettate su mandato dei pm di Palermo. Di queste "solo 4 hanno riguardato sue interlocuzioni" col Capo dello Stato. I brogliacci, inoltre, non riporterebbero i contenuti delle conversazioni.
E' stata la stessa Corte Costituzionale, nell'ordinanza con cui ha ammesso il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, a richiedere alla Procura di Palermo quante siano state le conversazioni di Napolitano indirettamente captate e in che date siano avvenute.

Il capo dello Stato non ha l'"immunità assoluta" -
"Una immunità assoluta, per il Capo dello Stato, può essere ipotizzata sole se, contraddicendo i principi dello Stato democratico-costituzionale, gli si riconoscesse una totale irresponsabilità giuridica anche per i reati extrafunzionali. Tale irresponsabilità finirebbe per coincidere con la qualifica di 'inviolabile' che caratterizza il sovrano nelle monarchie ancorché limitate", dice, secondo quanto riferito da fonti giudiziarie, uno dei passaggi fondamentali dell'atto della
Procura. Il documento - una trentina di pagine redatte dal collegio difensivo dei pm palermitani e costituito dai professori Alessandro Pace, Giovanni Serges e Mario Serio - è stato depositato alla Consulta, che terrà udienza sulla vicenda il prossimo 4 dicembre.

Non si può richiedere ai pm di distruggere la documentazione - Il Quirinale ha sollevato il conflitto ritenendo le intercettazioni delle telefonate del senatore Nicola Mancino - indagato nell'inchiesta - a Napolitano lesive dei poteri che la Costituzione attribuisce al presidente.
Con specifico riferimento "alla posizione del presidente della Repubblica non può ritenersi che l'essere egli rappresentante dell'unità nazionale possa costituire la fonte di ulteriori poteri, quale, nella specie il potere di esigere la distruzione della documentazione delle intercettazioni di tutte le telefonate a lui rivolte ancorché inviate da soggetti sottoposti ad indagine penale", sostiene la Procura.
"Quindi la posizione del presidente della Repubblica si affianca a livello paritario agli altri poteri dello Stato. Non si può, dunque richiedere ai pm di distruggere la documentazione delle registrazioni delle intercettazioni, quando il pm non ha siffatto potere, poiché l'ordine di distruzione spetta solo al giudice". Secondo la memoria della procura palermitana quindi "l'intercettazione della conversazione del Presidente della Repubblica che sia occasionale, del tutto involontaria, non evitabile e non prevenibile, non può per la ragione di tali caratteristiche, integrare in se alcuna lesione di prerogative previdenziali quale che sia il contenuto della conversazione stessa".

Telefonate intercettate tra il novembre 2011 e il maggio 2012 - Gli atti depositati dalla Procura di Palermo riferiscono che le telefonate effettuate da Mancino sono state registrate in un arco di tempo che complessivamente va dal 7 novembre 2011 al 9 maggio 2012: sei le utenze messe sotto controllo. Le quattro telefonate al Capo dello Stato, indirettamente intercettate, sono state effettuate da Mancino nelle seguenti date: il 24 dicembre 2011 alle ore 9.40 (durata 3 minuti): il 31 dicembre 2011 alle ore 8.48 (durata 6 minuti); il 13 gennaio 2012 alle ore 12.52 (durata 4 minuti); il 6 febbraio 2012 alle ore 11.12 (durata 5 minuti). Di queste "solo quattro hanno riguardato sue interlocuzioni" col Presidente della Repubblica, dice ancora la memoria.
A quanto si apprende, il verbale della polizia giudiziaria relativo alle intercettazioni indirette del Capo dello Stato - effettuate su mandato dei pm di Palermo - è stato redatto "senza l'indicazione del contenuto della conversazione".   

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