Lombardia, Formigoni: "Non mi dimetto, giunta azzerata"

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Il governatore lombardo incontra Alfano e Maroni e annuncia: "Nuovo esecutivo più snello, cambieremo la riforma elettorale ed elimineremo il listino". Il segretario Pdl: "Non si manda a casa chi ha governato bene". Maroni: "Accolta la nostra richiesta"

"Ho deciso di azzerare la giunta". L'annuncio del presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, arriva durante una conferenza stampa con il segretario del Pdl Angelino Alfano e con il numero uno della Lega Nord, Roberto Maroni, al termine di una lunga giornata di tensione all'interno della maggioranza di centrodestra in regione (qui la cronaca).
La nuova giunta, ha spiegato Formigoni, arriverà nei prossimi giorni, sarà più snella e si occuperà di cambiare sanità e welfare. Dal governatore anche l'annuncio della riforma, entro dicembre, della legge elettorale con l'abolizione del "privilegio del listino bloccato".
Niente dimissioni, dunque, ma una nuova giunta. Una decisione che arriva dopo la nuova bufera giudiziaria che ha portato all’arresto di Domenico Zambetti, del Pdl, all'assessorato alla Casa dal 2010 per aver pagato 200mila euro ai clan della 'ndrangheta in cambio di voti (con Zambetti è salito a 14 il numero degli indagati alla Regione Lombardia).

Alfano: "Non si manda a casa chi ha ben governato" - Nonostante le dichiarazioni infuocate degli esponenti di centrodestra andate avanti per tutta la giornata di giovedì 11 (con il governatore lombardo in prima fila che aveva smentito seccamente un suo passo indietro, sostenendo che sarebbe andato avanti), Formigoni, Alfano e Maroni si sono mostrati compatti davanti alle telecamere. "Abbiamo il dovere di andare avanti", ha detto il segretario del Carroccio, che ha però spiegato che la decisione dovrà essere discussa sabato 13 ottobre in Consiglio federale (video). "Non si manda casa chi governa bene", gli ha fatto eco Alfano, confermando la fiducia nei confronti del governatore (video).

L'appello di Napolitano e la decisione del gip sul crack della Maugeri - La giornata di caos nel centrodestra era iniziata con l'affondo di Formigoni: "Se la Lega conferma le dimissioni o andrò ad un rinnovamento completo della giunta o ci saranno le elezioni", aveva assicurato il governatore (VIDEO), paventando anche un'eventuale caduta delle amministrazioni regionali di Piemonte e Veneto, guidate dai leghisti Cota e Zaia. Nelle ore scorse il Carroccio, infatti, aveva attaccato Formigoni ipotizzando il voto nel 2013.
Ma nel lungo pomeriggio di giovedì 11 settembre si erano registrati anche il monito di Napolitano, che incontrando le Regioni aveva chiesto di fermare gli sprechi dopo gli scandali in Lazio e Lombardia, e la decisione del Gip di Milano, che aveva dato il via libera alla scarcerazione di Simone e Daccò nell'inchiesta sulla Fondazione Maugeri. Un caso giudiziario, questo, che ha finito con l'avere ripercussioni politiche anche per la stessa giunta lombarda (Daccò resterà comunque in carcere per la condanna a 10 anni per il crack del San Raffaele).

Formigoni condannato: diffamò i Radicali - Un'altra tegola è arrivata giovedì 11 sul presidente della Regione Lombardia. Formigoni è stato condannato a 900 euro di multa per diffamazione a mezzo stampa perché avrebbe accusato i Radicali di aver manipolato le firme raccolte a sostegno della sua lista per le regionali del 2010. Il pm aveva chiesto un anno di carcere e 500 euro di multa. Il giudice ha inoltre stabilito anche che agli esponenti del partito di Marco Pannella vadano complessivamente 110 mila euro come risarcimento (30 mila euro per Marco Cappato, 30 mila per Lorenzo Lipparini e 50 mila a favore del partito rappresentato da Marco Pannella).

L'opposizione: "Dimissioni" - Intanto, sul fronte politico, se da Vendola a Fini i leader dei partiti all'opposizione di Formigoni premono per le dimissioni, dalla Lega, Matteo Salvini raccoglie e rilancia: "L'azzeramento della Giunta mi sembra il minimo, e lo dico a malincuore. Se Formigoni debba fare o meno un passo indietro, sta a lui deciderlo. Se però Formigoni pensa che gli si stia facendo un dispetto e che, cadendo lui, cada la Lega anche in Veneto e in Piemonte, si sbaglia. La Lega non ha paura di nulla. Se poi sarà così, torneremo a votare e la Lega prenderà il doppio dei voti".

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