Provincia di Milano, Podestà ci ripensa: "Non mi dimetto"

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L’ex coordinatore del Pdl lombardo, che aveva annunciato le sue dimissioni da presidente, in conferenza stampa fa un passo indietro: "Bisogna rispettare il patto con i cittadini". Lasciano invece i presidenti delle Province di Asti, Biella e Napoli

Colpo di scena: il presidente della Provincia di Milano, Guido Podestà, che nella mattinata di martedì 9 ottobre aveva annunciato le sue dimissioni, ci ha ripensato. Nella conferenza stampa convocata per spiegarne i motivi, Podestà, che era stato eletto nel 2009 e il cui mandato scade nel 2014, ha spiegato così il suo dietrofront: "Credo ci sia un motivo per non dare le dimissioni, ed è quello che esiste un patto con gli elettori. Anche quando ti senti abbandonato da chi ti rappresenta a Roma, anche nel rispetto di tutti i dipendenti di questa amministrazione, ritengo che sia giusto andare avanti”.
Podestà ha riferito di aver fatto l'annuncio per attirare l'attenzione sui tagli del governo: "Il mio obiettivo era dire come è difficile governare questa provincia. Non ho mai pensato alle dimissioni".
Il presidente della Provincia di Milano ha poi affidato a Twitter alcuni pensieri: "Ho fatto una riflessione doverosa sul futuro di questa istituzione. Ho deciso di continuare anche nell'ottica di futura città metropolitana". E ancora: "Il mio partito è il Pdl nonostante le forti difficoltà di questo momento, mi concentrerò nel mio ruolo di amministratore con senso delle istituzioni".

Guarda il primo tweet in cui Podestà annunciava le dimissioni



Podestà, in conferenza stampa, ha detto di non aver cambiato idea da quando ha mandato l'invito per la sua conferenza stampa e da quando ha scritto su Twitter. Il presidente ha spiegato che è sempre stata sua intenzione andare avanti, anche se della questione ha discusso pure con la famiglia e ha detto di capire le ragioni di altri presidenti che si sono dimessi.
C'é chi ipotizza che il suo gesto fosse un modo per protestare contro i tagli alle Province (stesso motivo addotto dalla presidente di Asti, Maria Teresa Armosino), e quindi che si trattasse di una provocazione, e chi nel futuro di Podestà vedeva una candidatura alle prossime elezioni politiche.   

Nella stessa giornata anche altri presidenti di Provincia (Napoli, Asti e Biella) hanno annunciato di dimettersi: martedì 9 ottobre è infatti l’ultimo giorno possibile per lasciare ed evitare l’incompatibilità con la candidatura alle prossime elezioni politiche. E per essere candidabili al Parlamento i presidenti di Provincia devono lasciare il loro incarico almeno sei mesi prima delle elezioni.

Napoli, Cesaro (Pdl): "Lascio Provincia ma continuo attività" - "Non posso più portare a termine il mandato conferitomi dagli elettori”. Con queste parole Luigi Cesaro, presidente della Provincia di Napoli, ha presentato le dimissioni. Cesaro precisa però che "non si esaurisce il mio impegno per Napoli ed il Mezzogiorno, in quanto intendo continuare con immutata determinazione la mia attività politica. Con il partito valuterò il da farsi, anche in riferimento ad una mia eventuale candidatura alle prossime elezioni politiche".

Asti, Armosino (Pdl): "Tagli causeranno squilibrio bilancio"
- Maria Teresa Armosino ha rassegnato le dimissioni dall'incarico di presidente della Provincia di Asti. Nella lettera inviata ai consiglieri provinciali Armosino, che è deputato del Pdl, ricorda che le ultime disposizioni normative porteranno alla soppressione della Provincia di Asti e che i recenti tagli ai trasferimenti statali "causeranno all'ente uno squilibrio di bilancio, nonostante l'amministrazione abbia, sin dal suo insediamento, attivato le operazioni volte alla riduzione delle spese e la gestione risulti corretta, trasparente e in linea con le previsioni di bilancio".

Biella, Simonetti (Lega): "Atto necessario per continuare" - Anche il presidente della Provincia di Biella, Roberto Simonetti, ha firmato la lettera di dimissioni dall'incarico. Simonetti è attualmente parlamentare della Lega Nord. In una lunga lettera, in cui ripercorre il lavoro svolto come presidente e parlamentare, elenca le difficoltà seguite ai tagli di risorse e le nuove norme sul riordino delle Province, sottolinea che "la cancellazione della Provincia di Biella voluta dall'attuale Governo, i dati drammatici del suo bilancio a causa dei tagli subiti ai trasferimenti erariali, la legge sull'ineleggibilità e la necessità comunque del biellese di essere rappresentato all'esterno dei propri confini, mi portano a rassegnare le mie dimissioni, [...] atto necessario per poter così proseguire la mia attività politica ed istituzionale di rappresentanza concreta del nostro territorio".

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