Imu, il Consiglio di Stato boccia l'applicazione alla Chiesa

1' di lettura

Per i giudici di Palazzo Spada il decreto del Tesoro, che prevede l'imposta anche per gli immobili degli enti non commerciali, "esula dalle due competenze". Il ministro Grilli: "L'obiettivo del governo resta farla pagare a tutti"

Il Consiglio di Stato ha bocciato il decreto del Ministero dell'Economia e Finanze per l'applicazione dell'Imu sugli enti non commerciali, e quindi anche sulla Chiesa. "Non è demandato al Ministero - scrivono i giudici di Palazzo Spada - di dare generale attuazione alla nuova disciplina dell'esenzione Imu per gli immobili degli enti non commerciali. Sulla base di tali considerazioni deve essere rilevato che parte dello schema in esame è diretto a definire i requisiti, generali e di settore, per qualificare le diverse attività come svolte con modalità non commerciali. Tale aspetto esula dalla definizione degli elementi rilevanti ai fini dell'individuazione del rapporto proporzionale in caso di utilizzazione dell'immobile mista "c.d. indistinta" e mira a delimitare, o comunque a dare una interpretazione, in ordine al carattere non commerciale di determinate attività".
Il ministro dell'Economia Vittorio Grilli, commentando la bocciatura del Consiglio di Stato, ha però ribadito: "L'obiettivo del governo resta quello di assoggettare tutti i soggetti" all'Imu.

Per il Consiglio di Stato "l'amministrazione ha compiuto alcune scelte applicative, che non solo esulano dall'oggetto del potere regolamentare attribuito, ma che sono state effettuate in assenza di criteri o altre indicazione normative atte a specificare la natura non commerciale di un’attività. Basti fare riferimento - si legge nel provvedimento - al criterio dell'accreditamento o convenzionamento con lo Stato per le attività assistenziali e sanitarie o ai diversi criteri stabiliti per la compatibilità del versamento di rette con la natura non commerciale dell'attività. In alcuni casi - spiegano i giudici – è utilizzato il criterio della gratuità o del carattere simbolico della retta (attività culturali, ricreative e sportive); in altri il criterio dell'importo non superiore alla metà di quello medio previsto per le stesse attività svolte nello stesso ambito territoriale con modalità commerciali (attività ricettiva e in parte assistenziali e sanitarie); in altri ancora il criterio della non copertura integrale del costo effettivo del servizio (attività didattiche)". Per i giudici di Palazzo Spada "la diversità ed eterogeneità di ciascuno dei criteri rispetto alla questione dell'utilizzo misto conferma che si è in presenza di profili, che esulano dal potere regolamentare in concreto attribuito. Tali profili potranno essere oggetto di un diverso tipo di intervento normativo o essere lasciati all'attuazione in sede amministrativa sulla base dei principi generali dell'ordinamento interno e di quello dell'Unione europea in tema di attività non commerciali".

La legge sulle liberalizzazioni, all'articolo 91-bis, ha stabilito che per gli immobili ad utilizzo misto (commerciale e non commerciale) l'Imu vada pagata dal 2013 in proporzione all'uso non commerciale per come risulta dalla dichiarazione dei proprietari. Con il nuovo regime il governo vorrebbe chiudere una polemica che si trascina da anni sull'esenzione finora garantita a congregazioni religiose ed enti ecclesiastici. In base alla normativa oggi in vigore, infatti, a un albergo basta avere una cappella per non versare l'Imu. La bocciatura del Consiglio di Stato, ritardando l'entrata in vigore dell'articolo 91-bis, mina inoltre le basi per la chiusura della procedura di infrazione avviata dalla Commissione europea, che vede nel regime di esenzione una distorsione della concorrenza. Nella relazione sull'erosione fiscale datata 22 novembre 2011, il Tesoro quantificava in 100 milioni il mancato gettito Imu. L'associazione dei comuni italiani (Anci) ha sostenuto invece che l'articolo 91-bis dovrebbe garantire un gettito pari a 600 milioni di euro.

Leggi tutto