Meno poltrone, stipendi più bassi: ecco i tagli alle Regioni

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Il consiglio dei ministri ha varato il decreto legge sulla riduzione dei costi della politica degli enti locali: sindaci spreconi non più candidabili, pensioni a 66 anni e non a 50, più trasparenza, scure su auto blu. TUTTE LE MISURE

Trasparenza delle spese, taglio degli stipendi di consiglieri e assessori, ma anche di gruppi consiliari. Stop alle pensioni prima di 66 anni, così come invece sarebbe toccato a Franco Fiorito, al centro dello scandalo Laziogate. Riduzione del numero delle poltrone e anche sanzioni per chi non attua la stretta, con uno stop ai trasferimenti. Arriva la stretta del governo con l'obiettivo - spiega Mario Monti - di "porre un freno immediato a sprechi e usi impropri delle finanze pubbliche a livello locale". Ecco le misure contenute nel decreto.

Taglio "stipendi" a consiglieri e assessori -
La riduzione prevede che tutti i compensi non potranno superare la retribuzione riconosciuta dalla Regione più virtuosa. A calcolare l'importo di riferimento sarà la Conferenza Stato-Regioni in modo perentorio entro il 30 ottobre. E' vietato il cumulo di indennità o emolumenti, comprese le indennità di funzione o di presidenza.

Gratuita la moltiplicazione delle cariche -
La partecipazione alle commissioni permanenti è resa a titolo gratuito. Per gli altri organi collegiali il gettone di presenza non potrà essere superiore ai 30 euro.

Sindaco via per 10 anni se crea dissesto -
La sanzione a carico degli amministratori locali, come i sindaci, che hanno contribuito con dolo o colpa grave al verificarsi del dissesto finanziario è l'incandidabilità per dieci anni. Ma non basta. Dovranno anche pagare una multa pari a un minimo di 5 e un massimo di 20 volte la retribuzione

Tagli alle spese per i gruppi dei partiti -
I finanziamenti e le agevolazioni in favore dei gruppi consiliari, dei partiti e dei movimenti politici vengono decurtati del 50% e adeguati al livello della Regione più virtuosa (identificata dalla Conferenza Stato-Regioni entro il 30 ottobre 2012) - "non sarebbe possibile quello che è successo alla Regione Lazio", ha detto il premier Mario Monti (la conferenza stampa: VIDEO). I finanziamenti per i gruppi composti da un solo consigliere sono invece aboliti (in questo caso con riferimento anche alle altre regioni).

Tracciabilità per la spesa dei gruppi consiliari -
Viene richiesta più trasparenza. I gruppi consiliari dovranno a rendicontare e pubblicare tutti i dati relativi alle agevolazioni e ai contributi ricevuti. Gli amministratori pubblici (Presidenti delle Regioni, presidenti del consiglio regionale, assessori e consiglieri regionali) si adegueranno agli standard di trasparenza del governo: dovranno pubblicare sul sito internet dell'amministrazione di appartenenza i redditi e il patrimonio.

Taglio dei consiglieri -
Entro sei mesi va attuato quanto previsto dal decreto anti-crisi dell'estate 2011, che taglia il numero di consiglieri e assessori in rapporto al numero degli abitanti. La norma non scatta per le regioni dove è prevista una tornata elettorale che l'applicheranno dopo.

Scure su auto blu e sponsor -
Il decreto obbliga anche le Regioni ad attenersi alle regole statali in materia di riduzione di consulenze e convegni, auto blu, sponsorizzazioni, compensi degli amministratori delle società partecipate.

Via vitalizi, pensioni con metodo contributivo -
Viene confermata l'eliminazione dei vitalizi e l'obbligatoria applicazione del metodo contributivo per il calcolo della pensione. Nelle more potranno essere corrisposti trattamenti pensionistici o vitalizi in favore di coloro che abbiano ricoperto la carica di presidente della Regione, di consigliere regionale o di assessore regionale solo se i beneficiari hanno compiuto 66 anni d'età e ricoperto la carica, anche se non continuativamente, per almeno 10 anni. La norma sembrerebbe colpire anche Franco Fiorito, er Batman, che avrebbe preso il vitalizio a 50 anni.

Stop trasferimenti a chi non attua la stretta -
Il mancato rispetto delle norme previste dal decreto sarà sanzionato duramente. Le sanzioni, che entreranno in vigore dal 2013, si applicano alle regioni inadempienti al 30 novembre 2012 (oppure entro 6 mesi dall'entrata in vigore del decreto se occorre procedere a modifiche statutarie),prevedono, in un primo tempo, l'accantonamento dell'80% dei trasferimenti erariali dello Stato (ad eccezione di sanità e trasporto pubblico locale) e il 5% dei trasferimenti per la sanità. Nel caso in cui l'inadempienza persista è prevista una diffida da parte del Governo e la successiva procedura per lo scioglimento del Consiglio.

Controlli della Corte dei conti, anche sui gruppi consiliari -
Avrà più poteri rispetto al passato, anche nel decidere sanzioni. Avrà controlli preventivi sugli atti delle regioni e controlli mirati a consuntivo. Potrà utilizzare i servizi ispettivi della Ragioneria generale dello Stato e della Guardia di Finanza. Alla Corte spetterà anche il potere di controllo sui rendiconti dei gruppi consiliari e, ogni sei mesi, l'elaborazione di linee guida sulla copertura finanziaria adottata dalle leggi regionali. Per gli enti sopra i 5 mila abitanti viene introdotto un "controllo strategico" mentre per tutti ci sarà un "controllo sugli equilibri finanziari" che valuta lo stato di salute delle finanze dell'ente.

Riequilibrio conti Comuni-Province -
Le province e i comuni che abbiano squilibri di bilancio tali da provocare il dissesto finanziario approvano un "piano di rientro" della durata massima di 5 anni per riequilibrare le finanze locali. Il piano di rientro dell'ente locale deve contenere una quantificazione precisa dei fattori di squilibrio e individuare tutte le misure necessarie per la riduzione della spesa e il ripianamento del deficit (tra cui il blocco dell'indebitamento e la riduzione delle spese del personale e delle prestazioni di servizi). L'ente locale ha a disposizione diversi strumenti per il risanamento: ad esempio può aumentare le aliquote e le tariffe dei tributi locali, assumere mutui per la copertura dei debiti fuori bilancio.

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