Primarie, si va verso il doppio turno. Ma Renzi insorge

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La proposta del Pd sulle regole per la scelta del candidato premier: ballottaggio, albo degli elettori e impegno degli sconfitti a sostenere il vincitore. Protesta il sindaco di Firenze: "Non capisco perché non si può fare come nel passato"

Primarie a doppio turno, albo degli elettori e impegno da parte di chi perde a sostenere il vincitore. Sono questi i punti sui quali l'assemblea nazionale del Pd è chiamata ad esprimersi sabato prossimo all'Ergife. I punti, anticipati dall'agenzia Adnkronos, però, fanno già storcere il naso a Matteo Renzi, che boccia il ballottaggio e si chiede: "Non capisco perché non vadano bene le regole del passato, quelle che andavano bene quando hanno vinto Prodi, Veltroni, Bersani."

Solo chi vota al primo turno, vota anche al secondo - In ogni caso la proposta sulla quale l'assemblea del partito di Renzi sarà chiamata ad esprimersi sabato prevede un doppio turno e un albo degli elettori. Chi andrà a votare dovrà  ritirare un certificato elettorale entro un giorno prima delle  votazioni. Tuttavia, si potrà ritirare la 'tessera' anche la domenica stessa delle primarie: in ogni comune sarà aperto un ufficio elettorale per iscriversi all'albo degli elettori. Per quanto riguarda poi i due turni di voto, solo chi avrà votato al primo turno delle primarie, potrà farlo anche al secondo. Sarà quindi la stessa platea di elettori a decidere al  ballottaggio. Per quanto riguarda poi la la questione della privacy sull'albo  degli elettori, viene spiegato che chi vota alle primarie  sottoscriverà una dichiarazione di sostegno al centrosinistra. Un'iniziativa politica, insomma. E i nomi dei votanti potranno essere  pubblici non in quanto votanti alle primarie, ma in quanto sostenitori del centrosinistra.

Renzi: "Mi pare un errore grave" - Proposte che però lasciano freddo Matteo Renzi, il principale sfidante, all'interno del Pd, di Pier Luigi Bersani. "Mi pare un errore - scrive Renzi - inserire il ballottaggio (alle primarie chi arriva primo vince. Non è che dopo aver vinto, poi, c'è la gara di ritorno). Mi pare un errore grave immaginare un ballottaggio in cui possa votare solo chi ha votato al primo turno (e se la prima domenica ti ammali?)." Ma poi il sindaco di Firenze ricorda che lui non fa "parte dell'assemblea nazionale del Pd e non voglio dare motivi di ulteriore divisione: Bersani ha detto che farà di tutto per fare primarie aperte, libere e democratiche. Non so se il segretario - prosegue Renzi - ha ancora la maggioranza degli elettori del centrosinistra: questo lo diranno le primarie. Ma il Segretario ha sicuramente la maggioranza dei membri dell'assemblea: tocca a lui dimostrarsi di parola, come io mi auguro. Da parte mia rinuncio alle polemiche e aspetto di capire cosa verrà fuori. Continuando a coltivare la speranza che prevalga la saggezza e non si cambino le regole in corsa".

Reggi: "Pronti a far ricorso" - Più duro il commento di Roberto Reggi, responsabile della campagna elettorale di Renzi. "Sono regole discriminatorie, fatte solo per scoraggiare la  partecipazione", tuona Reggi. "A febbraio - dice Reggi- Bersani è venuto con me a votare alle primarie di Piacenza e le ha magnificate. Ora  perché cambiare le regole? Cosa è successo in 6 mesi? E' venuto un  coccolone al segretario? Se cambiasse idea, sarebbe davvero curioso".  E comunque, minaccia, "se le regole restano queste, siamo pronti a  fare ricorso".

Patto di coalizione con Sel e Psi. Ma senza Api - L'assemblea sarà inoltre chiamata ad approvare la norma transitoria allo statuto che permetterà a esponenti del Pd che non sono il segretario (come nel caso di Renzi) di candidarsi. Per poterlo fare si dovranno raccogliere tra le 70 e le 80 firme nell'assemblea nazionale e il 3% degi iscritti del Pd sul territorio nazionale. I delegati inoltre voteranno per dare il mandato a Pier Luigi Bersani a sottoscrivere un patto di coalizione con le altre  forze politiche che partecipano alle primarie. Una sorta di accordo programmatico da stringere tra Pd, Sel di Nichi Vendola e Psi di Riccardo Nencini. Non dovrebbe fare parte di questo accordo, però,  l'Api che pure si presenta con Bruno Tabacci alle primarie. "L'Api è fuori dal campo del centrosinistra", si spiega.

Chi perde sostiene il vincitore. Nessun altro caso Orlando - Altro punto fermo delle regole delle primarie sarà un patto tra i candidati: chi  perde sottoscrive un accordo secondo il quale si sostiene il candidato che vince le primarie. Insomma, una norma 'anti-caso Orlando': a  Palermo, infatti, Leoluca Orlando si candido' nonostante ci fosse gia' un candidato del centrosinistra scelto con le primarie, ovvero  Fabrizio Ferrandelli. All'assemblea di sabato, viene inoltre spiegato, solo per il voto di 'deroga' sullo Statuto, la norma transitoria 'pro  Renzi', insomma, servira' il 50% piu' 1 degli aventi diritto. Gli  altri due voti saranno invece a maggioranza semplice. Il numero dei  membri dell'assemblea e' di 980 persone.



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