Costi della politica: giovedì il decreto del governo

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Il taglio del numero dei consiglieri scatterà dalla prossima legislatura di ciascuna Regione, mentre la mannaia si abbatterà subito su indennità e benefit. Si accelera anche sull'accorpamento delle Province, che dovrebbe arrivare entro fine ottobre

Il taglio del numero dei Consiglieri Regionali scatterà dalla prossima consiliatura di ciascuna Regione, mentre la sforbiciata alle loro indennità e ai Fondi dei gruppi partirà da subito: comincia a profilarsi il decreto sui costi della politica che il governo varerà giovedì e che toccherà pure Comuni e Province. L'esecutivo ha anche sciolto il nodo giuridico sulla possibilità di ricorrere a un decreto per una materia ordinamentale: gli esperti di Palazzo Chigi hanno dato il via libera e il governo è intenzionato ad agire con mano pesante, tagliando il 30% circa delle poltrone e dei fondi.

Il governo ricrorrà al decreto - Lo strumento legislativo da usare è stato il primo punto approfondito dal sottosegretario alla presidenza Antonio Catricalà, che ha in mano il dossier. Infatti il taglio dei Consiglieri era già stato fissato nella drammatica manovra Tremonti dell'agosto 2011, nel pieno della crisi dello spread (20 per le Regioni con popolazione fino ad un milione di abitanti; 30 per le Regioni con popolazione fino a due milioni; 40 per quelle fino a quattro milioni; 50 per le Regioni fino a sei milioni; 70 per quelle fino ad otto milioni; 80 per le Regioni con popolazione superiore); la misura doveva essere recepita da ciascuna Regione entro sei mesi, cosa che non è naturalmente avvenuta per inerzia delle stesse Regioni.
Le imminenti elezioni del Lazio danno la possibilità al governo di ricorrere ad un decreto, e per di più rendendo le norme di Tremonti direttamente prescrittive per le Regioni, anche se esse le applicheranno solo con i rinnovi dei Consigli. Ma già il Lazio passerà con il nuovo COnsiglio da 70 a 50.

Subito tagli a indennità e benefit - La mannaia dovrebbe invece abbattersi subito su indennià e benefit vari di Consiglieri e Assessori, e in più colpirà  anche Province e Comuni. Il metro di paragone sarà lo stipendio dei Parlamentari nazionali, rispetto al quale saranno parametrati in percentuale quelli di Consiglieri e assessori Regionali (per es. il 50% e il 60%), e di Consiglieri e assessori provinciali e Regionali. In questo contesto le Regioni hanno promesso che non faranno ricorsi alla Corte costituzionale, come è avvenuto in passato.

Entro fine ottobre il taglio delle Province - Altrettanto spedita dovrebbe procedere la fase di riordino delle Province. Entro il 3 ottobre, infatti, i Consigli delle Autonomie Locali (Cal) o, dove non siano presenti, le Conferenze permanenti delle autonomie, voteranno le prime ipotesi di riordino da consegnare alle Regioni, cui spetterà entro il 25 ottobre di chiudere la proposta definitiva da inviare al Governo. In alcune Regioni la situazione si è già definita: le Province in Emilia Romagna scendono da 9 a 4, mentre nelle Marche passano da 5 a 4, con una feroce spaccatura interna. In Liguria le Province da 4 diventano 2, il Veneto vorrebbe mantenere tutte le attuali 6 amministrazioni Provinciali mentre l'Abruzzo ha già deciso che si passerà da 4 a 2 Province.

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