Costi politica, ora il decreto. Vietti: "Come Tangentopoli"

1' di lettura

Atteso per giovedì il via libera del governo al provvedimento “taglia spese” per gli enti meno virtuosi. Intanto, dopo le Regioni, fari puntati anche sulle Province. Il vicepresidente del Csm: “I partiti facciano pulizia senza aspettare i magistrati”

Il governo decide di accelerare sulla questione dei costi della politica ed è pronto a varare giovedì un decreto legge "taglia spese". Nel mirino le Regioni ma anche province, comuni e tutti gli enti collegati. Indennità, rimborsi, benefit, contributi pubblici ai gruppi saranno tra le voci che più dovrebbero rientrare nel dossier, che però potrebbe anche puntare a ridurre il numero di consiglieri e assessori.
La volontà politica di agire dopo lo scandalo Lazio dunque c'è; ora si tratta di studiare quali le misure che possano essere adottate con un provvedimento d'urgenza e quali abbiano invece bisogno di una discussione parlamentare più approfondita.
Secondo le indiscrezioni riportate dal quotidiano La Stampa "se i Governatori proponevano un taglio di 300 consiglieri regionali (pari a un terzo dell’attuale bacino) l’esecutivo ritiene necessario osare di più". E per questo "pare che si siano accordati su una sforbiciata di almeno 400 consiglieri".

Vietti: "Sembra di essere tornati agli anni Novanta" - L’invito a fare qualche qualcosa il prima possibile arriva anche dal vicepresidente del Csm, Michele Vietti, che in un’intervista al quotidiano Repubblica spiega: “Vedo molti segnali che mi richiamano alla memoria gli anni Novanta, quelli di Tangentopoli, quando il sistema dei partiti della Prima Repubblica implose anche a causa della corruzione diffusa e toccò alla magistratura svolgere un’opera di supplenza di fronte all’inerzia della politica. […] La sensibilità politica dovrebbe sempre venire prima ed essere più forte della responsabilità penale”.

Non solo le Regioni, sprechi anche nelle Province - E intanto gli scatoloni che tengono con il fiato sospeso i consiglieri regionali del Piemonte sono ancora sigillati nelle stanze del comando della Guardia di finanza di Torino. Solo nei prossimi giorni gli esperti della Polizia tributaria cominceranno a spulciare bilanci, fatture, scontrini e magari anche i conti correnti e gli estratti conto, per capire come sono stati utilizzati i fondi (sette milioni e mezzo l'anno) destinati dal Consiglio regionale ai gruppi che hanno popolato l'assemblea di Palazzo Lascaris dal 2008 ad oggi, vale a dire le ultime due legislature.
Un’indagine conoscitiva che arriva dopo gli scandali scoppiati in altre Regioni, dal Lazio (con le dimissioni della giunta Polverini), alla Campania, passando per l’Emilia e la Calabria.
Inchieste e forse scandali che potrebbero riguardare non solo le Regioni ma, come rivela Repubblica, anche le Province: secondo il quotidiano diretto da Ezio Mauro “per la gestione ordinaria delle oltre cento province italiane vengono spesi quasi 11 miliardi di euro ogni anno”.

L'ok dei partiti ai tagli - E anche i partiti si dicono d'accordo con la sterzata pro-austerità: "Si facciano i tagli in pochi giorni", è l'auspicio di Bersani che invita però ad avere una visione di ampio respiro e a riformare l'intero "sistema delle autonomie". Quanto sta accadendo "dimostra - è la tesi anche del leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini - che bisogna essere molto cauti prima di scassare lo Stato centrale per buttarsi verso un federalismo degli sprechi". Che la scure del governo possa riguardare dunque non solo le Regioni ma anche province, comuni e Enti è quanto sembra suggerire anche il segretario del Pdl Angelino Alfano: "Credo - dice - che gli enti non virtuosi le cui funzioni possono essere sostituite da altri debbano essere chiusi".

Leggi tutto