Scuola, Profumo sull'ora di religione: occorre una revisione

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Il ministro dell'Istruzione: "Nelle classi ci sono studenti che vengono da culture e paesi diversi". La replica della Cei: "La situazione è già cambiata". E sul concorso bandito per i docenti l'ex rettore dice: "Una grande opportunità"

"Credo che il paese sia cambiato, nelle scuole ci sono studenti che vengono da culture, religioni e paesi diversi. Credo che debba cambiare il modo di fare scuola, che debba essere più aperto. Ci vuole una revisione dei nostri programmi in questa direzione".
A dirlo è il ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, in merito alla possibilità di rivedere i programmi scolastici anche a causa dell'aumento di alunni stranieri in classe. Un discorso che vale per l'ora di religione, ma anche "per l'ora di geografia", che, secondo Profumo, si può studiare anche ascoltando le testimonianze di chi viene da altri paesi. "La scuola è più aperta e multietnica e capace di correlarsi al mondo di oggi", ha spiegato il ministro.
Poche ore dopo le sue frasi, è arrivata la replica della Cei: "E' già cambiata la proposta dell'insegnamento della religione cattolica. Non è di certo una lezione di catechismo, bensì una introduzione a quei valori fondanti della nostra realtà culturale che trovano la propria radice nel cristianesimo", ha spiegato a Radio Vaticana mons. Gianni Ambrosio, presidente Commissione Cei per la scuola.

"Il concorso? Una grande opportunità" - Profumo ha poi parlato del concorso: rappresenta, ha detto "una grande opportunità" per i docenti: "le persone con grande saggezza parteciperanno, perché è data loro la possibilità, indipendentemente dalla loro posizione in graduatoria, di accelerare il loro percorso e di entrare in ruolo prima di altri".
"Il fatto che il Ministero abbia messo in atto un processo di circa 54mila assunzioni nell'arco di pochi anni - ha sottolineato Profumo a margine della presentazione della Biblioteca del Miur che da oggi sarà aperta al pubblico, "è un segnale forte per la scuola e per il Paese. Credo - ha aggiunto - che la scuola sia ancora una volta il luogo in cui modernizzare il Paese è dare un'accelerazione al processo di crescita".

"Stiamo lavorando per la scuola del futuro" - Il ministro ha ribadito che per l'ingresso nella scuola la legge non è stata applicata da 13 anni ma le leggi devono essere applicate: "Se non vanno bene sta al Parlamento cambiarle" e quindi il concorso rappresenta "un processo di normalizzazione del Paese. Il ministro ha concluso ricordando che è prevista "una preselezione che verterà sulle capacità logiche e deduttive". E siccome "stiamo lavorando per la scuola del futuro, un altro elemento importante sarà la conoscenza delle lingue e dell'informatica e anche la capacità di stare con i ragazzi".

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