Laziogate, Casini: "Polverini si dimetta, subito al voto"

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Il leader Udc sullo scandalo dei fondi Pdl: "Dopo il marcio che è emerso la cosa migliore è restituire parola ai cittadini". Secondo indiscrezioni, il governatore del Lazio sarebbe pronto a fare un passo indietro. Lascia anche Fli

"Domani mattina faremo una riunione, io credo che dopo il marcio che è emerso, dopo la cupola che ha fatto venire fuori uno schifo, la cosa migliore, ma è la mia opinione e potrò andare in maggioranza o minoranza, è che bisogna restituire parola ai cittadini". Pier Ferdinando Casini non ha dubbi: Renata Polverini si deve dimettere.
E, secondo fonti giornalisticihe citate dalle agenzie di stampa, il governatore del Lazio sarebbe pronta farlo, dopo le ripercussioni dello scandalo dei fondi Pdl.

Polverini pronta a lasciare - L'indiscrezione sulle sue dimissioni arriva al termine di una lunga giornata nella quale la stessa Polverini ha incontrato il segretario Pdl Alfano dopo che la maggioranza del consiglio regionale del Lazio si era ulteriormente indebolita per le pressioni di alcuni esponenti dell'Udc e per le dimissioni annunciate del consigliere Fli Pasquali.
"Pur non avendo nessuna responsabilità in questo scandalo, i consiglieri del mio partito dovrebbero dimettersi", aveva detto in mattinata il presidente del partito di centro Rocco Buttiglione.
Le frasi di Buttiglione erano arrivate poche ore dopo le dure parole di Monti sul Laziogate (“situazione inaccettabile”) e quelle del sindaco di Roma Gianni Alemanno ("il centrodestra va azzerato"). Polverini, nei giorni scorsi, aveva detto di non volersi dimetere dopo l'approvazione dei primi tagli in seguito all'inchiesta partita dalla gestione delle risorse da parte dell'ex capogruppo Pdl Franco Fiorito.

I numeri per far cadere la giunta - L’obiettivo da parte dell'opposizione è arrivare comunque allo scioglimento del consiglio regionale, e dunque alle dimissioni coatte della giunta. Nelle ore scorse i dimissionari al Consiglio erano 26 e per arrivare alo scioglimento ne mancano all'appello dieci: l'aula conta in tutto 71 presenze, dunque la metà più uno, valida per rendere effettivo lo scioglimento, è di 36 consiglieri. Per ora le dimissioni sono state firmate dai consiglieri del Pd (14), Idv (5), Sel (2), Fds (2), Verdi (1), Socialisti (1), Lista Civica (1), in tutto appunto 26. A queste vanno aggiunte quelle annunciate da Pasquali (Fli).
I Radicali che contano due consiglieri hanno fatto sapere che daranno il loro appoggio ai dimissionari nel caso "manchino due firme per arrivare a quota 36".

L'Udc potrebbe non essere determinante - Ma neanche se l'Udc decidesse di uscire dalla maggioranza l'opposizione potrebbe sperare nel supporto radicale: i consiglieri Udc infatti sono 6 e si arriverebbe con loro a 32 firme per cui i due radicali non sarebbero dirimenti.
Intanto all’interno della stessa Udc, non mancano le voci di dissenso. Secondo Luciano Ciocchetti, vicepresidente della Regione Lazio ed esponente di primo piano a volere questa scelta è "chi vuole difendere le proprie posizione e non vuole votare i tagli". E aggiunge: "Domani ci sarà un ufficio politico dell'Udc per fare ordine visto che ci sono persone che dichiarano a ruota libera, vedi Buttiglione, Pezzotta e Adornato. Ne uscirà un documento che rappresenterà la posizione di tutti". Per Ciocchetti, la priorità "è votare i provvedimenti messi in campo da Polverini la scorsa settimana, a partire dall'anagrafe degli eletti, come chiesto dai radicali e che ci trova pienamente d'accordo".

Mercoledì 26 settembre la mozione di sfiducia - Intanto la conferenza dei capigruppo alla Regione Lazio ha stabilito di fissare una nuova seduta del consiglio regionale mercoledì 26 settembre, per discutere la mozione di sfiducia alla governatrice Polverini presentata dall'opposizione.
"Come Pd, abbiamo insistito per mettere all'ordine del giorno la mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni", ha spiegato Moscardelli, unico esponente dell'opposizione che ha partecipato alla riunione dei capigruppo. Sul fronte delle dimissioni dei consiglieri di opposizione, "stiamo raccogliendo le firme secondo quanto disposto dall'articolo 19, comma 4, dello Statuto regionale, che prevede il deposito delle firme e lo scioglimento del Consiglio al raggiungimento di 36 firme".

Bonino: una grande spartizione trasversale - Ma dall'opposizione parla anche Emma Bonino, candidata alla regione alle ultime elezioni proprio contro la Polverini.
"Alla luce della 'grande spartizione inevitabile' si capisce qualcosa di più sulla sorte della mia candidatura alla Regione Lazio", racconta in un'intervista a Repubblica. Quella campagna elettorale, ricorda la senatrice, fu "davvero particolare", "opaca". "Non dubito - spiega Bonino - che con quei soldi il Pd non abbia fatto festini, magari avrà fatto concerti di musica classica".
Per Bonino non è una questione "di eleganza": "il nodo è che i soldi quando arrivano al gruppo vengono utilizzati come fossero di proprietà privata". "Dire 'non potevamo darli indietro' è penoso. Potevano. Anzi: dovevano".
Ora invece di dimettersi, sottolinea, e rinviare tutto, "si deve fare pressione perché facciano subito tre leggi": anagrafe pubblica di eletti e nominati, l'eliminazione dei vitalizi e l'abolizione dei fondi a pioggia per i gruppi.
"Avevo concentrato la campagna sulla trasparenza - aggiunge Emma Bonino - Chiedevo anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati nelle aziende che fanno capo alla Regione. Molti compagni anche del Pd mi dicevano vacci piano con la trasparenza". "Dal meccanismo di spartizione unanime ora si capisce meglio che spaventavo tutti: i beneficiati e i beneficiandi. A tutte le latitudini politiche".
Bonino ricorda di essersi autocandidata alla presidenza della Regione Lazio: "Polverini in quel momento era la candidata di Fini, e una parte della sinistra" lo "corteggiava" perché "si decidesse a mollare Berlusconi. Renata piaceva molto a questa sinistra dei calcoli"; "giganteggiava la sua candidatura solitaria, il Pd non faceva nomi da opporle. Strano, no?".

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