“Il Pd che vorrei”, prove di Partito Democratico 2.0

L’home page di “Il Pd che vorrei”, sito partecipativo per raccogliere idee sul programma del Partito Democratico.
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Mentre si infiamma la battaglia per le primarie, nella base del partito di Pierluigi Bersani c’è chi ha voglia di parlare di contenuti - e non di persone. Nasce così un sito per raccogliere le idee dei militanti. Insieme ad altre iniziative simili online

di Nicola Bruno

Non sono alla ricerca di nomi, ma soltanto di idee. Non vogliono creare l’ennesima “corrente”, ma - al contrario - aprire il partito alla società civile attraverso l’utilizzo degli strumenti online. “Perché molto prima che arrivasse Beppe Grillo a parlare di partecipazione dal basso, il Pd l’ha messa in pratica in posti come l’Emilia Romagna. Solo che adesso i circoli sono sempre meno frequentati e c’è più che mai bisogno di utilizzare il web per continuare quella tradizione di dialogo e inclusione”. Così Michele D’Alena, web manager e blogger, presenta il progetto “Il Pd che vorrei” lanciato nei giorni scorsi insieme a una rete di persone appassionate di politica e innovazione sparse per tutta Italia. “Ci auto-definiamo ‘Don Chisciotte’ perché siamo consapevoli che si tratta di una missione al limite dell’impossibile - continua D’Alena - Nel passato il Pd ha fatto molti errori di comunicazione. E, soprattutto, non è mai stato capace di mettere in piedi progetti aderenti alle logiche di Internet. Noi invece siamo parte di una generazione che vive e lavora in rete e sa utilizzarla in modo strategico”.

Dai nomi alle idee - Ecco allora l’idea di un luogo online che, andando oltre il dibattito sui “nomi” e le “regole” delle primarie, riporti al centro la questione dei contenuti. E, soprattutto, della partecipazione dal basso dei militanti. Basta registrarsi per sottoporre la propria “idea” su diritti civili, economia, ricerca e formazione, ambiente, rete e tecnologia, organizzazione e partito, giovani e donne, cultura.
Sono già oltre un centinaio le proposte arrivate attraverso il blog e l’hashtag #ilpdchevorrei su Twitter. A farla da padrone sembra essere soprattutto il bisogno di rinnovamento e innovazione. In molti chiedono più coraggio su temi come i matrimoni gay, le nuove forme di lavoro autonomo, l’ecologia. E, soprattutto, l’inclusione dal basso anche attraverso “forme di democrazia diretta”, così come sta provando a sperimentare il Movimento 5 Stelle con il software Liquid Feedback.

Formare una comunità - Per il momento “Il Pd che vorrei” intende innanzitutto attirare una comunità di cittadini interessate a creare un partito “open”.
“Come ogni spazio wiki - spiega D’Alena - non possiamo sapere come evolverà il progetto. Molto dipenderà dall’uso che ne faranno gli utenti. Vogliamo comunque provare a raccogliere le migliori idee e sottoporle a tutti i candidati alle primarie. Gli chiederemo di prendere una posizione chiara su ogni proposta. E se non ci risponderanno, lo diremo pubblicamente”. L’altro obiettivo è poi “rilanciare la palla nel campo dei grillini: dicono di voler cambiare la politica attraverso la rete, quando poi non sono così aperti e trasparenti”.

Wiki-Pd e gli altri progetti - Non è la prima volta, comunque, che intorno al Pd nascono progetti online di questo tipo. Il più noto, forse, è il Wiki-Pd presentato da Matteo Renzi l’anno scorso durante le giornate dell’evento “Big Bang” a Firenze. Come fecero notare diversi militanti non si trattava, però, di un vero progetto “wiki” dal momento che le 100 proposte di Renzi furono presentate in un file Pdf non modificabile (di qui le ironie sul Wiki-Pdeffe). Prima ancora ci avevano provato altri militanti con oltre 1000 proposte raccolte sul wiki “Andiamo Oltre” poi confluito sul sito di “Prossima Fermata Italia”.
C’è poi “Insieme per il Pd”, associazione promossa da Giuseppe Rotondo e sostenuta dal deputato Sandro Gozi. Si presenta come una “civic community” con oltre 20mila iscritti su Facebook e nuclei territoriali diffusi in tutte le regioni. Di recente ha lanciato un wiki-programma che, spiega Rotondo, “intendiamo presentare alle prossime primarie. Vogliamo provare a rompere gli schemi, candidando non una persona, ma dei contenuti”. Già nel passato “Insieme per il Pd” ha lanciato consultazioni online sulla legge elettorale. “Con questi strumenti - sottolinea Rotondo - cerchiamo di andare oltre un partito molto gerarchico, che rischia di perdere il contatto con la base di elettori”.
Ma i progetti 2.0 in ambito Pd non finiscono qui: ci sono diversi siti nati per condividere le buone pratiche locali, come “In buone mani” e “Piccolo è intelligente”. O, ancora, “Sei Referendum Pd”, iniziativa promossa dal consigliere regionale della Lombardia Pippo Civati per lanciare una serie di consultazioni interne al partito su temi caldi come i matrimoni gay e le alleanze politiche. Anche qui, si tratta di una sorta di primarie sui contenuti, più che sui nomi. Segno che questa esigenza è più sentita che mai in molti ambiti del partito.

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