Matteo Renzi, cosa c’è dietro il boom sui social media

Le pagine ufficiali di Matteo Renzi su Twitter e su Facebook.
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Dopo aver lanciato la sua candidatura, il sindaco di Firenze ha "bucato" anche il web. Secondo  alcuni analisti, il suo seguito online ha fatto un balzo. E pure l’engagement decolla. Ecco perché

di Carola Frediani

Il camper di Matteo Renzi è partito con un'andatura moderata, ma a sgommare ci hanno pensato i suoi profili Twitter e Facebook. Nelle prime due settimane del mese infatti il sindaco di Firenze ha visto un'impennata nel numero di fan, di follower e soprattutto di interazioni online. Con un picco intorno al 13 settembre, subito dopo il lancio ufficiale della sua candidatura alle primarie del Pd.  E tutto ciò contribuisce a posizionare l'enfant terrible dei democratici nella rosa dei politici più presenti e attivi sui social media, a cominciare da Beppe Grillo e Nichi Vendola.

L'analisi di Blogmeter - È la fotografia che emerge da un'analisi della società Blogmeter, specializzata nel monitoraggio e nella comparazione del passaparola online e delle interazioni sui social media. Se infatti si guarda il dato assoluto del numero di seguaci è il comico genovese a distanziare tutti, con oltre 940mila contatti su Facebook. Rincorso a distanza dal leader di Sel, con oltre 524mila fan; e da Silvio Berlusconi, con oltre 445mila. Mentre Renzi ne ha “solo” 147mila.

Ma se invece si osservano gli incrementi nel tempo si nota un vero balzo in avanti del “rottamatore” con un più 7,6 per cento di fan (10.206) conquistati tra l'1 e il 15 settembre. Nello stesso periodo Berlusconi ne ha raccolti solo 3.364  e Grillo 5.700. Ovviamente pesa il lancio, anche mediatico, della candidatura del sindaco fiorentino.

Tuttavia ci sono altri dati interessanti rilevati dalla ricerca. Renzi va forte anche in termini di engagement, cioè di capacità di coinvolgere online i suoi contatti, provocando reazioni. Sotto questo aspetto è in crescita su Facebook, ed è addirittura il primo della classe su Twitter. Dove oltre a registrare l'aumento maggiore tra i politici in termini di follower (più 8.151 dall'inizio del mese, ovvero un più 6 per cento), è il migliore a creare menzioni, retweet e risposte. Ogni suo tweet genera mediamente 35 reazioni contro le 14 di Grillo o le 12 di Bersani (mentre in tal caso Vendola, che su Twitter ripubblica spesso in automatico post da Facebook, arranca con solo 6,6).

L'importanza dell'engagement - L'analisi dell'engagement è importante dal momento che, come spiega a Sky.it Vincenzo Cosenza, responsabile della sede di Roma di Blogmeter, “i follower e i fan si possono anche comprare, e comunque sono un capitale infruttifero. Mentre quello che conta è il tasso di interazione giorno per giorno”. Anche perché da tempo gli studiosi dei social media stanno cercando di capire se all'incremento di interesse registrato dai politici sui social network corrisponda un analogo aumento nel numero di voti raccolti alle elezioni. Dall'America all'Italia, il tema della relazione fra l'andamento su internet e quello nelle urne è ormai diventato il santo Graal della comunicazione politica online.
Nel caso di Renzi, comunque, commenta ancora Cosenza, “è interessante anche l'utilizzo accorto di foto e grafica che riassumono gli slogan della campagna: elementi facilmente condivisibili sui social media che stimolano la viralità e che sfruttano l'interfaccia di Facebook”. Una strategia utilizzata a man bassa anche dagli americani, a cominciare dallo staff di Obama, e che si coniuga con “l'utilizzo di pillole di video quotidiane, che mostrano l'attività di Renzi nel suo viaggio in camper, e gli incontri con la gente”, proprio come ci hanno insegnato oltreoceano.

Sognando Obama - A sottolineare le somiglianze fra la campagna di Renzi e quella di Barack Obama ci pensa anche Giovanna Cosenza (nessuna parentela con il citato Vincenzo Cosenza), docente di Semiotica all'Università di Bologna, in un post del suo blog. Dalla scelta cromatica agli slogan utilizzati, dai video sulle tappe del tour ai cartelli sventolati, la studiosa evidenzia come la comunicazione online e offline di Renzi ricalchi da vicino quella del presidente americano. E, rispetto ai suoi predecessori del Pd, la riformulerebbe anche meglio.
L'operazione però è anche scivolosa: “Copiare un'eccellenza è sempre un boomerang dal punto di vista della comunicazione”, commenta la docente a Sky.it. “Oltre alla mancanza di originalità c'è il  rischio che agli elettori, specie a quelli di area Pd, la campagna sembri posticcia. D'altra parte la sinistra italiana ha sempre avuto un pregiudizio verso le tecniche della comunicazione e del marketing, identificandole col berlusconismo. Anche per questo è sempre stata in difficoltà”.

Investire sui social - Leader come Beppe Grillo, Nichi Vendola e lo stesso Renzi si muovono bene sul terreno della comunicazione, a partire dai social media. “Perché da un lato hanno coinvolto esperti del settore, intuendo che i social network richiedono investimenti di lungo periodo, valorizzando i feedback che arrivano da lì e costruendoci sopra altre iniziative”, commenta a Sky.it Lorenzo Mosca, ricercatore all'Università Roma tre e coordinatore di un gruppo di studio su politica e nuovi media all'Istituto Cattaneo di Bologna. “Dall'altro intendono il rapporto coi cittadini in modo più personale: e i social media si adattano bene a questo approccio”. Permettendo anche di radicarsi sul territorio. Di passare cioè dall'online al porta a porta. E pure su questo, si sa, Obama docet.

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