Lazio, Regione nel caos. Polverini pronta a dimettersi

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Voci e smentite sulla scelta del governatore di lasciare dopo lo scandalo dei fondi Pdl che ha investito il Consiglio. Pressing di Berlusconi per farle cambiare idea. E in Procura interrogatorio fiume per l’ex capogruppo Fiorito, indagato per peculato

Una giornata sul filo del rasoio, una giornata con un presidente-convitato di pietra e lo spettro, evocato ma mai manifestato, delle dimissioni. E' caos politico alla Regione Lazio ma una cosa è certa e la dice, nettamente, Renata Polverini all'inizio di una giornata, quella vissuta mercoledì 19 settembre, di veleni e depistaggi: "Sono stanca, molto stanca. O la smettono o la storia la faccio finire io". Un invito più che perentorio al Consiglio regionale e al gruppo Pdl, ormai litigioso e dilaniato da faide interne.  "Non hanno capito che bisogna fare, invece si procede in una lotta intestina", tuona.

Le foto del party e l’interrogatorio di Fiorito
- Una “guerra civile” che potrebbe investire anche Polverini che non ha affatto gradito le parole del giovanissimo consigliere Carlo De Romanis, l'organizzatore del toga party, "alla festa c'era anche la Polverini" (le foto della festa, si dice diffuse da “fuoco amico”, hanno fatto il giro del web), né tantomeno la pervicacia dell'attuale capogruppo Pdl Francesco Battistoni che ha ribadito "io non me ne vado".
E invece Renata vorrebbe le cariche interne al gruppo azzerate, e non accetta che si mettano sullo stesso piano le spese della giunta con le ricevute dei consiglieri. E poi la spada di Damocle dell'ex capogruppo Franco Fiorito, indagato per peculato per l'affaire fondi Pdl, interrogato in giornata per sei ore dai pm, che promette via avvocato Taormina: "dirà tutto, gli altri si sono presi i soldi".

Pressing di Berlusconi per resistere - Insomma Polverini "è stanca, molto stanca". E la minaccia di dimissioni, che lunedì era stata solo strategia, stavolta è sembrata concreta. Molto. Chiusa nelle sue stanze, alla Regione Lazio prima a casa poi, la governatrice, circondata dai soli fedelissimi, non ha parlato se non con Silvio Berlusconi, suo mentore in campagna elettorale. E lui, il Cav, è sceso in campo per dissuaderla: "Non lasciare"', le avrebbe detto.

Il tam tam delle dimissioni - Intanto si rincorrevano voci (parlamentari) di dimissioni già comunicate agli assessori, che però smentivano; di conferenze stampa, in realtà mai convocate; di un imminente commissariamento del Pdl Lazio, negato ufficialmente dallo stesso Angelino Alfano. Voci che sono rimbalzate all'interno delle mura del Consiglio, dove per chi sussurra che "Polverini aveva già vinto, in Aula: non può pretendere di stravincere", c'è anche chi sospetta che sia meglio dare uno spintone e rovesciare il tavolo prima che, venerdì, il voto d'Aula renda effettivi i tagli anti-Casta, e in futuro anche la riforma dei vitalizi.

L’incontro con il ministro Cancellieri in vista del voto
- Veleni insomma. Quelli che Polverini, che ha imposto rigoroso silenzio al suo entourage, vorrebbe estirpare come le "mele marce" di cui parlava. Un segnale, di certo, l'ha dato all'ora di pranzo quando, come aveva preannunciato, ha varcato i cancelli del Viminale per incontrare il ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri, per informarsi sui tempi tecnici del ritorno al voto. Come a dire: faccio sul serio, prendo le misure.
E mentre il centrosinistra ne chiede le immediate dimissioni, e l'alleato Udc si stringe senza se e senza ma alla presidente, il leader de La Destra Francesco Storace, tra i consiglieri più ascoltati dalla presidente negli ultimi giorni, sogghigna: "L'unica notizia di oggi? E' il taglio delle commissioni consiliari".

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