Monti: "Meno occupazione con lo Statuto dei lavoratori"

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Secondo il premier, alcune norme "ispirate da intenti molto nobili, hanno però determinato un'insufficiente creazione di posti di lavoro". Camusso: "Il governo non ha idea di cosa fare per la crescita". Palazzo Chigi: nessun intento polemico

E' scontro tra il premier Mario Monti e la Cgil intorno allo Statuto dei lavoratori. Nel corso di un suo intervento in videoconferenza durante il convegno della Società Italiana di Scienza Politica, all'Università Roma Tre, il presidente del Consiglio ha infatti accusato la legge 300 del 1970 di essere in parte causa della disoccupazione oggi. Rispondendo a una domanda di Gianfranco Pasquino, Monti ha affermato che "certe disposizioni dello Statuto  dei lavoratori, ispirate dall'intento molto nobile di proteggere la  parte più debole, il lavoratore hanno contribuito a determinare un insufficiente creazione di posti di lavoro". Il premier ha inserito la sua considerazione in un discorso più generale riferito alle politiche  economiche del passato ed in particolare a "certe disposizioni,  giustamente, tese a tutelare le parti deboli nei rapporti economici" che "hanno finito, impattando nel gioco del mercato, per danneggiare le stesse parti che intendevano favorire". A questo proposito il presidente del Consiglio ha fatto  riferimento anche a "certe norme sul blocco dei fitti" che "hanno reso più difficile la disponibilità di alloggi in affitto a favore di coloro che si volevano tutelare".

Critiche da Cgil e Sel
- Immediata la risposta di Susanna Camusso, secondo cui le parole di Monti, "dimostrano che questo governo non ha un'idea di cosa fare per la crescita e lo sviluppo del Paese, un film già visto, il peggiore liberismo". Presa di posizione anche da parte di Nichi Vendola, secondo cui le affermazioni di Monti "siano una rappresentazione errata, lo dico con rispetto nei confronti del nostro premier, ma penso proprio che ci sia un gigantesco equivoco. E' vero il contrario: quanto più il mondo del lavoro è stato tutelato, quanto più un lavoratore ha avuto la certezza del proprio posto di lavoro, la stabilità, un reddito migliorato, condizioni di salubrità e di tempo più decenti, tanto più quel lavoratore è stato in grado di far vincere la sfida dell'Italia".

Barca a SkyTG24 - Per il Ministro della Coesione territoriale Fabrizio Barca, “l'osservazione del Presidente del Consiglio non riguardava lo Statuto dei lavoratori nel suo complesso. Monti non si riferiva a quelle parti dello Statuto riguardanti i diritti, ma alle parti che sono vecchie, d’altronde sono passati 40 anni” (il video).

Palazzo Chigi: "Nessun intento polemico" - In serata, fonti di palazzo Chigi cercano di smorzare le polemiche: "Non c'era nessun intento polemico legato all'attualità politica nel passaggio del presidente del  Consiglio Mario Monti sullo statuto dei lavoratori" precisano: quella del presidente del Consiglio è "un'impostazione di lunga data".

Cosa è lo statuto dei lavoratori - Aspettative sindacali, divieto di riprese senza il consenso dei lavoratori e di accertamenti sanitari direttamente da parte aziendale, libertà di opinione, divieto di demansionamento e soprattutto diritto al reintegro al posto di lavoro nel caso di licenziamento giudicato illegittimo: sono solo le principali regole introdotte ormai 42 anni fa dallo Statuto dei lavoratori (legge 30 maggio 1970, numero 300), legge che secondo il premier, Mario Monti ha determinato a causa di certe sue disposizioni "insufficiente creazione di posti di lavoro".
La norma che è stata più discussa in questi anni è l'articolo 18 con la previsione in caso di licenziamento illegittimo (nelle aziende con più di 15 dipendenti) di reintegro nel posto di lavoro e dell'obbligo per il datore di lavoro di corrispondere la retribuzione dalla data del licenziamento a quella del reintegro. Norma questa ormai modificata con la riforma del mercato del lavoro. La legge prevede disposizioni sulla libertà e dignità del lavoratore, sulla libertà sindacale (e in questo rientra l'articolo 18) e sull'attività sindacale.

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