Bersani stretto tra primarie e riforma elettorale

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Dal segretario del Pd arriva un secco no al sistema proporzionale puro. Intanto deve affrontare le sfide di Matteo Renzi ("questa dirigenza ha fallito") e Nichi Vendola, che lancia il referendum anti-Fornero

Si fa sempre più caldo l'autunno di Pier Luigi Bersani. Ad impensierire il segretario non è soltanto la corsa sempre più veloce del 'rottamatore' Matteo Renzi, che in vista delle primarie ha già detto di puntare alla continuità con Monti, ma anche le divisioni nel partito su due questioni dirimenti: il 'Monti dopo Monti' ed il lavoro. "Monti deciderà lui quello che vuole fare - non si sbilancia quanto al primo tema il segretario Pd -. Però nel programma di governo noi vogliamo metterci più lavoro, più equità, più eguaglianza, più diritti". Ma il referendum anti-Fornero presentato oggi dal leader Sel Nichi Vendola insieme all'Idv di Antonio Di Pietro, costringe Bersani ad un nuovo difficile esercizio di equilibrismo.

Difficile alleanze
- Bersani è chiamato a far comprendere la scelta di allearsi con chi definisce 'macelleria sociale' le politiche del governo Monti (che il Pd appoggia), e si batte per picconare una riforma alla quale i democrat hanno contribuito in maniera determinante. Vendola vuole ripristinare l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori abrogato dalla Fornero ("Un grave errore", sentenzia Rosy Bindi), ma a mettere in maggiore imbarazzo Bersani è la scelta di chi nel Pd lo appoggia, a partire dall'ex leader della Cgil Sergio Cofferati. Non basta. Divide anche lo sciopero generale ancora oggi minacciato dal segretario della Cgil Susanna Camusso, bacchettata dal premier Monti al tavolo sulla crescita. "Esigiamo di più da imprese e sindacati", ha ammonito il premier, ricevendo dalla Camusso una risposta piccata  ("Non contate solo sui lavoratori") che imbarazza il Pd, sulle politiche del lavoro sempre più distante dall'esecutivo ma certo non fino al punto da sostenere una serrata nazionale. "Forse ragiono alla vecchia maniera, ma per me referendum di Vendola e progetto di Bersani fanno a pugni", richiama intanto alla coerenza il senatore del Pd Marco Follini.

Frizioni tra Vendola e Casini - Bersani gioca dunque la sua partita su un difficile crinale: da un lato appoggiare il governo, dall'altro affrontare primarie e campagna elettorale conquistando consensi a sinistra, senza archiviare l'alleanza con i moderati indispensabile al Pd (comunque dato sotto la soglia del 27%) per governare."L'Italia di Bersani, descritta nel suo programma è interessante e cambia l'agenda Monti, mentre quella di Casini è conservatrice ed è incompatibile con me, con il mio partito e con i sogni di una intera generazione", mette però di nuovo il bastone tra le ruote Vendola.

La sfida di Matteo Renzi - Molto dipenderà dal nuovo sistema di voto. Per questo il segretario del Pd ammonisce: "Se mai qualcuno avesse in testa di andare ad un sistema seccamente proporzionale, portando matematicamente il Paese in una situazione di ingovernabilità, dovrà vedersela con noi. La sera delle elezioni il mondo deve vedere che qualcuno può governare. Sennò viene uno tsunami non sul Pd, ma sul Paese". Intanto si avvicinano le primarie, con tutto un corollario di incognite. A Verona Matteo Renzi presenterà giovedì il suo 'manifesto' programmatico: per ora una semplice cornice alle proposte che il sindaco rottamatore dettaglierà più avanti. "Aspettiamo Renzi sui contenuti", punzecchia il presidente dei senatori Pd, Anna Finocchiaro, mentre la vis polemica del sindaco di Firenze cresce giorno dopo giorno. "I dirigenti nazionali hanno fallito", dice oggi. "Questo è un partito senza padroni, cerchiamo di volerci bene che a massacrarci ci pensano gli altri...", ribatte ecumenico il segretario Pd. E' lo stesso Renzi, invece, a liquidare le voci (anche interne al Pdl) che lo vorrebbero pronto a schierarsi con Luca Cordero di Montezemolo, magari per una alleanza post voto con Berlusconi. "Chi lo dice ha mangiato male", chiosa.

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