Monti chiede più produttività. Camusso: non dipende da noi

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Recuperare competitività è una sfida per il Paese "ancora più importante dello spread", ha detto il premier nel tavolo coi sindacati, chiedendo "segnali concreti entro un mese". La leader Cgil: "Servono politiche industriali da parte del governo"

Per migliorare la competitività delle imprese italiane bisogna agire sul costo del lavoro e sulla produttività, che vede l'Italia tra i Paesi che hanno peggiorato la propria posizione a livello internazionale. Questa è l'opinione del premier Monti emersa nel corso del confronto a palazzo Chigi tra Governo e sindacati, alla quale hanno partecipato anche i ministri Fornero, Grilli, Moavero e Passera.

"Competitività sfida più importante dello spread"
- Recuperare competitività è una sfida del Paese "ancora più importante dello spread" avrebbe detto il presidente del Consiglio, secondo i partecipanti alla riunione, ponendo l'accento sul rilancio della produttività come chiave per riprendere il cammino della crescita e dell'occupazione. L'incontro arriva in un "momento carico di tensioni e preoccupazioni", è stato l'incipit di Monti, che ha poi aggiunto che "il governo vuole discutere di produttività che è la base per la crescita e l'occupazione".

"Grecia ha aumentato produttività, Italia no" - Monti ha sottolineato inoltre che, "mentre la Grecia, la Spagna, l'Irlanda e il Portogallo hanno aumentato la produttività e diminuito il costo unitario del lavoro invertendo il trend negativo, l'Italia non ha migliorato la produttività e ha peggiorato il costo del lavoro".
Il premier ha poi ricordato l'urgenza di uno sforzo per risultati concreti nel tavolo tra sindacati e imprenditori a poche settimane dall'Eurogruppo e dal Vertice Ue di ottobre, chiedendo entro "al massimo un mese" "segnali concreti".
Già nella mattina di oggi 11 settembre, Monti aveva detto che per uscire dalla crisi serve un impegno congiunto di sindacati ed imprese e che il governo è pronto a fare da mediatore. Il premier aveva poi aggiunto che l'esecutivo lavorerà per cercare di ridurre il divario fra salario lordo e netto in busta paga.

Camusso: "Servono nuove norme" - "La crescita – è la risposta del numero uno della Cgil, Susanna Camusso, affidata anche a Twitter - non può dipendere da quello che le parti sociali possono fare in termini di produttività aziendale. Servono interventi sulla produttività di sistema, politiche industriali ed energetiche da parte del Governo".

Bonanni: "Detassare il lavoro" - Di tenore diverso l'intervento di Bonanni, che ha applaudito alla proposta del governo di discutere di crescita, produttività e salari "dopo tanti anni di distrazione". Come contropartita la Cisl ha chiesto però una detassazione dei salari: "Gli stipendi sono bassi per le troppe tasse. Il governo ripristini gli sgravi fiscali". Anche Camusso ha proposto di detassare le tredicesime dei dipendenti con le risorse della lotta all'evasione "per ridare fiducia alle persone".
A questo proposito, il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, al tavolo con i sindacati ha affermato che "ci sono margini per mettere più soldi in tasca alla gente", ma ha poi aggiunto che "senza aumenti di produttività, aumenti salariali saranno impossibili".

Referendum contro la riforma del lavoro - Intanto, proprio oggi 11 settembre, un cartello di partiti (Idv, Sel, Pdci, Verdi, Rifondazione comunista) e alcuni sindacalisti della Cgil hanno presentato alla Corte di Cassazione due quesiti referendari che puntano a ripristinare pienamente l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori dopo le modifiche varate dal governo Berlusconi e da quello Monti. I due quesiti riguardano in particolare il ripristino dell'art. 18 com'era normato prima della riforma Fornero e il ripristino del valore universale dei diritti previsti dal contratto  nazionale di lavoro, cancellato dal governo Berlusconi con l'art. 8 del 2011.

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