Bersani: il governo lo decide il popolo. Noi siamo pronti

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Il segretario del Pd chiude la festa del partito a Reggio Emilia: "Le decisioni del dopo-Monti toccano agli italiani con le elezioni, non ad un consulto fra banchieri". Poi assicura: "Le primarie si faranno, saranno aperte e democratiche"

Il Pd è pronto a governare. E' pronto ad assumersi la responsabilità di competere per la scelta di un governo. Scelta che spetta al popolo con le elezioni e non ad un consulto fra banchieri. Il segretario Pier Luigi Bersani ha chiuso con questo messaggio la festa democratica di Reggio Emilia. Rivolgendosi al suo popolo, ai suoi avversari interni, ai suoi presunti o possibili alleati e perfino ai mercati.

A cominciare dagli appuntamenti dai prossimi mesi, da quelle primarie che stanno rischiando di creare tensioni nel partito. Matteo Renzi, a differenza di tutto lo stato maggiore del partito, a Reggio Emilia non è andato, impegnato in un tour di in Calabria che prelude ad un'agguerrita campagna elettorale. Nel suo discorso di oltre un'ora Bersani, con la cravatta rossa e le maniche di camicia arrotolate, non lo ha mai citato. Ha assicurato che le primarie ci saranno, saranno aperte e democratiche, ma ha offerto e chiesto fair play: si dovrà parlare di Italia e non di stravolgimento del Pd.

E della sua idea per l'Italia, il segretario del Pd ha cominciato a parlarne proprio dal palco della sua festa, in un lungo e affollato comizio, come ai vecchi tempi, nello stesso campo volo che ha ospitato mega-concerti, dagli U2 a Ligabue, ma anche i discorsi di Enrico Berlinguer.

L'agenda Bersani è pronta, con molte analogie, ma anche con qualche chiara differenza rispetto all'altra agenda, quella di Monti, su cui una parte del partito vorrebbe ricalcare il programma di governo e che un'altra parte vorrebbe mandare al macero. "Noi consideriamo la credibilità e il rigore che Monti ha mostrato davanti al mondo - ha detto - un punto di non ritorno. Ma vogliamo metterci dentro più lavoro, più uguaglianza, più diritti".

Detto questo, fino alla fine della legislatura, il Pd sarà al fianco di Monti con lealtà: "Noi diciamo da qui, all'Europa e al mondo, davanti a mesi cruciali, che garantiremo la stabilità del governo Monti", con la libertà, ovviamente, di dire quello che non va. Una volta chiusa la legislatura, però, l'orizzonte del Monti-bis, auspicato dal possibile alleato Casini, non coinciderà con l'orizzonte del Pd.

"Tocca agli italiani - ha detto - solo agli italiani e a tutti gli italiani decidere chi governerà. Noi siamo pronti a prenderci le nostre responsabilità davanti all'Italia e al mondo. Sempre naturalmente che Moody's o Standard and Poor's non ce le aboliscano sostituendole con una consultazione fra banchieri".

L'agenda Bersani è fatta di economia ("faremo dell'uguaglianza la nostra ricetta economica"), ma anche di diritti: unioni civili per gli omosessuali, cittadinanza per i figli degli immigrati, difesa dei diritti del lavoro, senza dimenticare un saldo ancoraggio alle ragioni europee e la richiesta di un nuovo trattato che rafforzi la politica dell'Ue.

Prima di arrivare a presentare agli italiani la ricetta del Pd per uscire dalla crisi e mettere in piedi una "riscossa italiana", c'è però da vincere le primarie, con il rischio di inciampare sul tema del ricambio generazionale. "Mi faccio garante - ha detto Bersani - che dal prossimo anno le responsabilità verranno messe via via e ampiamente sulle spalle della nuova generazione. Siatene certi, questo avverrà. Il rinnovamento va collegato a criteri di qualità e merito. La ruota girerà, ma nel rispetto di tutti, di tutti quelli che ci hanno portati fin qui, di quelli che hanno avuto la forza di portarci in Europa e di immaginare e costruire quel nuovo partito dei riformisti che noi siamo oggi". Largo ai giovani, quindi, ma senza rottamazioni. E Renzi, dalla Calabria, gli fa da contraltare in maniera soft, almeno per oggi, definendo le primarie un momento di confronto e ribadendo che se le perdera'non si candiderà.

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