Intercettazioni, Mancino: "Basta scontri tra istituzioni"

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E' l'auspicio dell'ex presidente del Senato indagato dalla procura di Palermo. Berlusconi: "Estraneo a tentativi di condizionare il Colle". Grasso: "Attacchi a giudici e presidente della Repubblica come nel '92". Cicchitto: "Allora faccia i nomi"

"Non mi parlate di conflitto tra istituzioni. Spero cessi". Così l'ex presidente del Senato, Nicola Mancino, a chi gli chiede se sulla riapertura delle indagini sulla presunta trattativa tra Stato e Mafia ci sia un conflitto istituzionale in atto. Mancino, indagato dalla procura di Palermo, ha parlato ai giornalisti al Santuario di Montevergine, nell'avellinese, prima di una cerimonia religiosa.
Alle domande insistenti sulla questione sollevata dal Capo dello Stato rispetto alla Procura  di Palermo sulla intercettazione delle telefonate di Napolitano, Mancino ha risposto: "Di questo non voglio parlare".

A parlare, invece, nella giornata di venerdì 31 agosto, erano stati Silvio Berlusconi e Piero Grasso. Per l'ex presidente del Consiglio "in questi mesi tormentati il Quirinale è stato oggetto di attenzioni speciali e tentativi di condizionamento impropri e brutali". Ma dopo le polemiche suscitate dalle rivelazioni di Panorama, precisa: "Sono completamente estraneo".
Ha evocato l'anno della stragi mafiose, invece, il procuratore nazionale anti-mafia: "Come nel 1992 assistiamo ad una ulteriore destabilizzazione fatta da menti raffinatissime contro la magistratura e contro il capo dello Stato".

Parole a cui ha risposto il capogruppo Pdl Fabrizio Cicchitto: "Visto il ruolo che ricopre, il dottor Piero Grasso dovrebbe dirci in modo assai preciso il nome e il cognome e anche le azioni concrete messe in atto dalle 'menti raffinatissime' che, come nel 1992, stanno conducendo un attacco a giudici e al Quirinale. In primo luogo, che cosa farebbero adesso quelle 'menti raffinatissime', perche' Falcone usò quella espressione per riferirsi al fallito attentato della Addaura".

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