Il Colle, le intercettazioni e la "torbida manovra"

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I brogliacci che coinvolgono il capo dello Stato "vanno distrutti" ha dichiarato il procuratore della Repubblica di Palermo, Francesco Messineo. "Fuori le telefonate del presidente" titola Libero. "Giù le mani dal Quirinale" scrive l'Unità

Torbide manovre destabilizzanti, manipolazioni e falsità, risibili tentativi di ricatto: così il Quirinale definisce gli attacchi a Napolitano sulla presunta trattativa Stato-mafia.
E la reazione del Colle alla pubblicazione sul settimanale Panorama della ricostruzione delle telefonate tra il Capo dello Stato e l'ex ministro Nicola Mancino è la notizia che apre tutti i quotidiani in edicola venerdì 31 agosto.
"E' una torbida manovra", titola il Corriere della Sera; "Napolitano: non sono ricattabile" si legge a tutta pagina su Repubblica; "Niente ricatti" scrive la Stampa. L'Unità e il Manifesto, invece, si schierano apertamente con il capo dello Stato: "Giù le mani dal Colle" è l'apertura del giornale fondato da Gramsci; "I piedi sul Colle" è la frase che campeggia sul quotidiano comunista. Di segno opposto i titoli a nove colonne usati da Libero e il Giornale. "Ecco chi vuole far fuori Napolitano" dice il quotidiano diretto da Sallusti; "Fuori le telefonate del presidente" chiede Belpietro.

Messineo: "Le intercettazioni vanno distrutte" - Dopo l'intervista rilasciata la Corriere della Sera ("Non mi risulta che esistano questi contenuti. (...) Ma valuteremo se aprire una inchiesta sulla fuga di notizie" il procuratore della Repubblica di Palermo, Francesco Messineo, ai microfoni di Klaus Davi ribadisce che le intercettazioni che coinvolgono
il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, sono irrilevanti e vanno distrutte.  "Siamo tutti d'accordo sul fatto che devono essere distrutte, sono prive di valenza penale e
interesse investigativo. Che possano o meno avere una valenza politica non ci riguarda come autorità giudiziaria, come magistrati inquirenti, è un fatto accessorio che rende ancora più auspicabile che vengano distrutte", ha affermato Messineo.

Editoriale - Ezio Mauro: "Verità e demagogia" - "Il settimanale ideologico della destra berlusconiana finge di conoscere il testo delle conversazioni intercettate tra Mancino e Napolitano - scrive il direttore di Repubblica - . Non è così, perché la Procura ha tenuto segrete quelle conversazioni e le ha anzi stralciate in un fascicolo "morto", giudicandole del tutto irrilevanti per l'inchiesta. Quelle pubblicate sono dunque soltanto ipotesi, illazioni e allusioni. Ma sufficienti per confezionare un'operazione politica, com'è ben chiaro dal titolo: 'Ricatto al Presidente'".

Editoriale - Antonio Polito: "Illazioni e allusioni" -
«Autentici falsi». Questo ossimoro, contenuto nel comunicato del Quirinale, è una descrizione accurata del processo kafkiano in cui è stata trascinata la più alta istituzione dello Stato, l’unica rimasta in piedi tra le macerie della Seconda Repubblica" scrive Polito sul Corriere della Sera.

Editoriale - Maurizio Belpietro: "Il Colle dei misteri" - "Siamo alle solite: appena viene pubblicata una notizia che non garba, l'apparato politico-mediatico tanto caro alla sinistra si dà da fare per squalificare l'informazione" scrive il direttore di Libero. E aggiunge:"La ricostruzione delle frasi pronunciate dal capo dello Stato sarebbe tarocca (.....) se così fosse non si capisce come mai il capo della procura siciliana abbia annunciato l'apertura di un'indagine per verificare se vi sia stata violazione di qualcosa o fuga di notizie".

L'intervista - Ingroia: "Non siamo contro il Colle" - L'operazione di Panorama "rischia di destabilizzare lo istituzioni e un danno lo ha già fatto disorientando l'opinione pubblica, gettando un'ombra sulla Procura di Palermo, facendo credere che noi siamo contro il presidente Napolitano e naturalmente non è così". Lo dice in un'intervista a Repubblica il procuratore aggiunto a Palermo Antonio Ingroia. "Confermo quello che ha detto il Procuratore capo Messineo - prosegue -, le ipotesi di Panorama non corrispondono al tenore delle telefonate. Anzi, posso affermare che non è uscito un solo rigo del contenuto di quelle intercettazioni. Il segreto ha tenuto".

Il retroscena - "Lo sfogo di Berlusconi" - "E' fantastica la capacità del cavaliere di indossare i panni del 'cattivo' pure quando le circostanze gli permetterebbero di recitare la parte del buoni'" racconta Ugo Magri dalle colonne de la Stampa smentendo che dietro ci sia Silvio Berlusconi dietro "l'attacco al presidente della Repubblica".
E spiega: "Primo: l’autore dell’articolo «destabilizzante» (Giovanni Fasanella) può essere definito tutto tranne che un agente del berlusconismo, fa fede la sua storia professionale. Si è fidato delle fonti, e stop. Secondo: il Cavaliere è stato avvertito dal direttore di «Panorama» Mulè alle ore 22 di mercoledì, quando ormai il periodico viaggiava verso le edicole. Niente combine. Terzo: Gianni Letta lo raccontano letteralmente «inferocito». Quando un gerarca di partito l’ha informato dello scoop, pare se lo sia fatto ripetere due volte perché la prima non ci voleva credere".

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