Ddl anticorruzione, il Pdl minaccia il no alla fiducia

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Alta tensione sul disegno di legge. Gasparri e Cicchitto: "Il testo va cambiato, altrimenti siamo pronti a staccare la spina al governo". Il Pd: "Basta ultimatum". Severino: "Pronti al dialogo fino all'ultimo"

Alta tensione tra governo e Pdl sul ddl anticorruzione. Il disegno di legge della discordia, per vedere la luce, deve essere modificato con l'assenso del Pdl che, in caso contrario, è pronto anche a staccare la spina al governo non votando una eventuale fiducia. A lanciare l'ennesimo altolà è Maurizio Gasparri, subito sostenuto anche dal suo omologo alla Camera, Fabrizio Cicchitto, che chiarisce ancora una volta i paletti del suo partito.

L'ipotesi del ricorso alla fiducia, per la verità, era stata esclusa dal Guardasigilli Severino, che anzi si era detta pronta al dialogo fino all'ultimo, convinta che i problemi tecnici siano risolvibili con la collaborazione del Parlamento. Ma a rilanciarla ci ha pensato il suo collega Filippo Patroni Griffi: il provvedimento, sostiene, è essenziale e va approvato "ad ogni costo, anche con la fiducia".

Sul titolare della Pubblica amministrazione arriva il sarcasmo di Gasparri: "Il ministro ha parlato con l'entusiasmo del neofita", dice il presidente dei senatori Pdl, approfittando per puntualizzare che anche il suo partito vuole arrivare a una nuova normativa, che non può essere però quella già approvata da Montecitorio. Il ddl, dice, "va migliorato in alcuni punti, per evitare che invece di combattere la corruzione si combattano altre cose". E se il testo non sarà "concordato con il Pdl", o dovesse essere accompagnato dalla fiducia la conseguenza non potrà che essere una: "il governo - minaccia il capogruppo al Senato - non avrà la nostra fiducia".

Il partito di Berlusconi ritiene di aver dato prova di buona volontà: a provarlo, spiega Filippo Berselli, presidente della commissione Giustizia del Senato, c'è il lavoro delle commissioni di Palazzo Madama che hanno "già fatto diverse sedute" sull'argomento. Che è pero "complesso" e richiede un esame "attento e responsabile" e non frettoloso come quello di Montecitorio. In ogni caso, avverte Berselli, il governo deve "rispettare le Camere" e non può chiedere "di farci approvare il testo così com'è", a scatola chiusa.

Il Pd reagisce all'istante. E' il solito Pdl che "pone sempre ostacoli", attacca Donatella Ferranti, capogruppo Pd nella commissione Giustizia di Montecitorio, invitando il governo ad andare avanti "con fermezza". Basta, insomma, con gli "ultimatum al governo, vengano allo scoperto e dicano cosa non gli va nel merito", è l'invito della Ferranti.

Tra "gli aspetti che lasciano perplessi" quelli del pdl, c'è il nuovo reato di corruzione tra privati. "Se si vuole introdurlo nell'ordinamento", è il ragionamento di Berselli, bisogna "valutare con attenzione" le possibili derive, perché "se un giudice, per fare un esempio, si mettesse a indagare su tutte le società, quotate o meno, cosa succederebbe?". Per questo bisognerebbe almeno specificare che l'azione non va promossa d'ufficio, ma su querela.

La discussione, assicura Berselli, riprenderà alla riapertura del Parlamento dopo la pausa estiva, e avrà, se serve, "una corsia preferenziale" ma "con i tempi" decisi dal Parlamento, nel rispetto "dei poteri e dei ruoli". Tradotto: non provate a mettere la fiducia.

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