Crisi, il piano crescita non convince partiti e sindacati

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Secco no della Cisl: "Il governo faccia chiarezza sugli statali". Cicchitto: "Monti parla di crescita nei giorni festivi, poi fa solo operazioni di restyling". Bersani: "Più concretezza". Inchiesta del Corriere della Sera: "Lavoro, i contratti a rischio"

Il piano crescita, discusso dal Consiglio dei ministri dopo una riunione record di quasi 9 ore, non convince né i partiti di maggioranza né i sindacati. Non tanto per i contenuti, "molti buoni", come ammette Pier Luigi Bersani, ma perché davanti all'urgenza della crisi servono fatti. In realtà, non solo il governo è chiamato la prossima settimana alla concretezza: anche per le forze politiche ci sarà il momento della verità perché mercoledì 29, alla riunione del comitato ristretto, si capirà se davvero l'accordo sulla riforma elettorale c'è.

Pressing su Monti  - Nonostante il premier Mario Monti si fosse premurato di chiarire che il primo Consiglio dei ministri dopo la pausa estiva sarebbe stato un "seminario sulla crescita" senza decisioni, la delusione di Abc non è inferiore.
Anche l'Udc, il partito più allineato alle scelte dei tecnici, non nasconde perplessità: "Programma e propositi del governo sono ottimi - premette Lorenzo Cesa - Ma adesso passiamo dalle parole ai fatti, indicando le priorità su cui concentrare gli sforzi per questi mesi di legislatura". Se per i centristi priorità significa misure immediate per giovani e famiglie, il Pd è preoccupato per la disoccupazione e le crisi industriali. "Ci vuole concretezza - elenca Bersani - tavoli per le crisi industriali, bisogna dare un'occhiata alle piccole e medie imprese, al sistema delle tariffe, alla lotta all'evasione fiscale". E il Pdl, dal canto suo, batte sul tasto della crescita: "Monti parla di crescita nei giorni festivi e poi nei giorni lavorativi fa solo marginali operazioni di restyling", punge Fabrizio Cicchitto che rievoca gli attacchi delle parti sociali al governo Berlusconi, anch'esso stretto dalle necessità del rigore economico.

Bonanni: "Il piano non basta" - Critiche di scarsa concretezza che allineano i partiti alla posizione dei sindacati, espressa dal leader Cisl Raffaele Bonanni che chiede "un patto per il lavoro che impegni tutti i soggetti" altrimenti "non si va da nessuna parte".
"Mi aspetto che anche i sindacati siano convocati dal governo al tavolo già in programma con le imprese e le banche il 5 settembre" ha dichiarato.

L'inchiesta: "Lavoro, i contratti a rischio" - Intanto, domenica 26 agosto, il Corriere della Sera pubblica l'inchiesta sulle "conseguenze della legge Fornero su precari, partite Iva e atipici" (GUARDA LA RASSEGNA STAMPA). E a pagina 3 illustra "i punti critici, le misure che rischiano di non vedere la luce". Primo nodo da risolvere è quello delle liberalizzazioni ( e cita la sentenza di luglio della Consulta che ha dichiarato l'illegittimità della legge seguita al referendum sull'acqua). Ma si parla anche di lavoro, di conti pubblici ed equità sociale; di spending review e di "dismissioni del patrimonio, che non si sa chi comprerà" e, non da ultimo di giovani. "Nominati ben 9 volte nell'agenda crescita del governo" ma per i quali, ad ora, "non c'è progetto".

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