Muore il consigliere D’Ambrosio. Napolitano: dolore e rabbia

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Colpito da infarto a 64 anni. Lo ha annunciato il Capo dello Stato, che ha definito “irresponsabile” la campagna contro di lui. Il nome di D’Ambrosio era finito nell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia per alcune intercettazioni con Nicola Mancino

Nel giorno in cui Antonio Ingroia riceve il via libera del Csm ad andare in Guatemala per l'Onu e Antonio Di Pietro rinnova i suoi attacchi al Quirinale che "difende la Costituzione quando gli conviene", il cuore di Loris D'Ambrosio, consigliere giudico di Giorgio Napolitano, ha ceduto. Giovedì 26 luglio, all'età di 64 anni, è morto il magistrato che fu collaboratore di Giovanni Falcone, di recente intercettato nell'inchiesta palermitana sulla presunta trattativa tra stato e mafia (per la quale il 24 luglio la Procura ha chiesto 12 rinvii a giudizio). Una morte che "sconvolge", indigna e riempie di rabbia il Capo dello Stato che annuncia con un duro e dolente comunicato, dal quale traspare questo mix di stati d'animo, la morte del suo collaboratore. Il più fidato.

"Annuncio con animo sconvolto e con profondo dolore la repentina scomparsa del dott. Loris D'Ambrosio, prezioso collaboratore mio come già del mio predecessore, che ha per lunghi anni prestato alla Presidenza della Repubblica l'apporto impareggiabile della sua alta cultura giuridica, delle sue molteplici esperienze e competenze di magistrato giunto ai livelli più alti della carriera", afferma il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in una dichiarazione.
Il Capo dello Stato poi esprime disappunto per le recenti vicende che hanno coinvolto il suo consigliere: "Insieme con l'angoscia per la perdita gravissima che la Presidenza della Repubblica e la magistratura italiana subiscono, atroce  è il mio rammarico per una campagna violenta e irresponsabile di insinuazioni e di escogitazioni ingiuriose cui era stato di recente pubblicamente esposto, senza alcun rispetto per la sua storia e la sua sensibilità di magistrato intemerato, che ha fatto onore all'amministrazione della giustizia del nostro Paese".

Il nome del consigliere giuridico del Colle, ex magistrato, Loris D'Ambrosio, era nelle ultime settimane più volte citato negli articoli di stampa dedicati all'inchiesta sulla presunta trattativa Stato-mafia. In particolare, sui quotidiani erano state pubblicate intercettazioni di colloqui tra D'Ambrosio e l'ex ministro dell'Interno, Nicola Mancino, preoccupato per la sua posizione nell'indagine condotta dai magistrati di Palermo, i quali nei giorni scorsi hanno chiesto il rinvio a giudizio dello stesso Mancino per falsa testimonianza.
Telefonate intercettate, quelle tra il Quirinale e Mancino, che saranno al centro del conflitto di attribuzione tra poteri sollevato proprio dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, contro i pm di Palermo davanti alla Corte Costituzionale.

D'Ambrosio era stato sentito come persona informata sui fatti dal procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia e dal pm Nino Di Matteo: in quella sede, D'Ambrosio aveva confermato i colloqui con Mancino, al quale aveva detto che avrebbe parlato con il Capo dello Stato delle questioni da lui poste. Mancino si era lamentato di essere stato convocato da più procure per riferire degli stessi fatti. Il Quirinale, dunque, con una lettera al procuratore generale della Cassazione, aveva chiesto lumi sul coordinamento attuato tra le procure. Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia, era stato per questo convocato a piazza Cavour.

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