Sicilia, Lombardo conferma: "Mi dimetto il 31 luglio"

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Al termine dell'incontro con il premier, il governatore della Regione ribadisce l'intenzione di lasciare l'incarico. E aggiunge: "Non è mai esistita l'ipotesi di commissariamento della regione". Palazzo Chigi: serve piano di rientro finanziario

Il governatore della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo, ha confermato che si dimetterà dall'incarico il 31 luglio. Lo ha detto al termine dell'incontro con il premier Mario Monti uscendo da Palazzo Chigi. "Non è mai esistita l'ipotesi di commissariamento" della Regione, ha aggiunto. Il vertice, iniziato poco prima di mezzogiorno, è l'esito di una lettera scritta da Monti a Lombardo nei giorni scorsi, nella quale il capo del governo chiedeva conferma delle annunciate dimissioni del governatore e della situazione contabile della Sicilia.

Il default della Sicilia è una balla - "L'incontro con Monti è andato bene" ha precisato Lombardo che ha poi confermato che "come noi sostenevamo quella sul default della Sicilia era una grande balla". La Regione Sicilia "ha i conti in ordine - ha detto Lombardo - i conti sono solidi e stiamo onorando i nostri debiti".

Palazzo Chigi: piano di di rientro finanziario
- Secondo quanto riferito da una nota diffusa da Palazzo Chigi l'esito dell'incontro consiste in un piano di rientro finanziario e di riorganizzazione della pubblica amministrazione regionale, che sia vincolante nei tempi e negli obiettivi. Monti ha sottolineato infatti a Lombardo l'esigenza improcrastinabile di provvedere a un rigoroso piano di riduzione e contenimento della spesa regionale, in simmetria con quanto si sta realizzando a livello nazionale con il decreto legge sulla spending review.

Indebitamento superiore a 5 miliardi - La Regione Siciliana ha un indebitamento a 5,3 miliardi a fine 2011, secondo la Corte dei Conti. Lo statuto regionale prevede che, in caso di dimissioni del governatore, si tengano nuove elezioni entro tre mesi.
Lombardo non si presenterà alle nuove elezioni poiché è indagato dalla procura di Catania per voto di scambio con aggravante di mafia. Nelle ultime settimane la crisi è deflagrata dopo un'intervista del presidente regionale degli industriali, che è anche vicepresidente nazionale di Confindustria, Ivan Lo Bello, nella quale si denunciava che la Regione è "sull'orlo del fallimento" con il rischio di diventare "la Grecia del Paese".

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