Monti: "Non ci sarà una nuova manovra"

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Il premier smentisce le voci su un possibile ulteriore provvedimento del governo e illustra i criteri per il taglio delle province previsto dalla spending review: 64 su 107 sarebbero da accorpare. E sulla crisi avverte: "Il contagio è in corso"

Non ci sarà nessuna nuova manovra e il governo non ha nessuna intenzione di fare una patrimoniale. Ma dal Consiglio dei ministri di venerdì 20 arrivano i criteri per il taglio delle province previsto dallo spending review.

64 province da accorpare -
Per sopravvivere al taglio che si avvia a fare il governo, dovranno avere almeno 350.000 abitanti ed estendersi su una superficie non inferiore ai 2.500 chilometri quadrati. Sarebbero 64 su 107 le Province da accorpare, di cui 50 in Regioni a Statuto ordinario e 14 in Regioni a statuto speciale. Le Province “salve” sarebbero dunque 43 su 107 di cui: 10 metropolitane, 26 in Regioni a Statuto ordinario e 7 in Regioni a statuto speciale (L'ELENCO).

I criteri -
"In base ai criteri approvati, i nuovi enti dovranno avere almeno 350.000 abitanti ed estendersi su una superficie territoriale non inferiore ai 2.500 chilometri quadrati", spiega il governo nella nota. Nei prossimi giorni l'Esecutivo trasmetterà la deliberazione al Consiglio delle autonomie locali (Cal), istituito in ogni Regione e composto dai rappresentanti degli enti territoriali. "La proposta finale sarà trasmessa da Cal e Regioni interessate al governo, il quale provvederà all'effettiva riduzione delle province promuovendo un nuovo atto legislativo che completerà la procedura", continua Palazzo Chigi.

Le competenze delle nuove province -
Le nuove province eserciteranno le competenze in materia ambientale, di trasporto e viabilità (le altre competenze vengono devolute ai Comuni, come stabilito dal decreto 'Salva Italia'). "La soppressione delle province che corrispondono alle Città metropolitane - 10 in tutto, tra cui Roma, Milano, Napoli, Venezia e Firenze - avverrà contestualmente alla creazione di queste (entro il 1° gennaio 2014)", aggiunge la nota.

Monti: "Il contagio è in corso e non da oggi" – Durante la conferenza stampa si è parlato anche in generale della crisi economica. "Rispetto ai 574 punti di novembre 2011, oggi siamo credo a 490 e quindi c'è una riduzione", anche se "certamente deludente perché me la sarei aspettata più rilevante". E a proposito del rischio contagio spiega: "E’ in corso e non da oggi", quello che conta è combatterlo ma anche non essere noi tra le fonti di infezione. Guarda con realismo alla situazione nell'Eurozona Monti, e spiega che "è difficile dire quanto sia venuto e venga da Grecia, Irlanda, Portogallo, o dalle banche spagnole ma il contagio è quel disagio che attraverso i mercati colpisce in termini di maggiore incertezza e minore fiducia nell'irreversibilità dell'integrità dell'euro, e di maggiori tassi interesse, paesi legati sullo stesso carro ma che, per ragioni storiche strutturali, non sono seduti sulla panca più centrale e solida di guida del carro medesimo". Resta, dice ancora Monti, "l'obiettivo per l'Italia di non essere soggetto attivo di contagio verso gli altri e di cooperare affinché l'Europa si dotasse, e si doti, di più efficaci strumenti di lotta contro il contagio".

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