Fiscal Compact, dalla Camera il via libera definitivo

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Con 368 voti a favore e 65 contrari Montecitorio approva il trattato che obbligherà l'Italia dal 2015 a ridurre in modo costante il rapporto debito/Pil. Votano contro Idv, Lega Nord e cinque deputati del Pdl

L'Italia ha dato il via libera al fiscal compact. La Camera dei Deputati, infatti, ha approvato con 368 voti a favore e 65 contrari il testo del trattato in precedenza già passato dal Senato senza modificarlo. Il nostro paese è ora obbligato, dal 2015, a ridurre la quota superiore al 60% del rapporto tra debito e Pil di un ventesimo ogni anno. Quel rapporto oggi si aggira intorno al 120%, uno dei più alti in Europa. Ma l'applicazione del trattato non dovrebbe prevedere ulteriori sacrifici per gli italiani. Il ministro dell'Economia Vittori Grilli, infatti, ha ribadito che il testo non  impone "obblighi più stringenti rispetto a quelli già esistenti". Una volta raggiunto il pareggio di bilancio, è infatti la tesi di Grilli, basterà registrare una crescita in termini nominali di 2,5-3 punti percentuali, per ridurre automaticamente il rapporto debito/Pil nella misura richiesta dall'Unione Europa. Eventuali concessioni di assistenza finanziaria da parte degli altri paesi dell'Unione Europa saranno soggette a rigorose condizioni.

Contro il testo hanno votato i debutati di Idv e Lega Nord, mentre alcune defezioni sono arrivate anche dal Pdl. A votare contro il Fiscal Compact sono stati 5 debutati del partito guidato da Angelino Alfano, tra i quali Guido Crosetto e Antonio Martino. 43 deputati del Pdl si sono astenuti mentre 55 risultavano assenti (di cui 12 in missione).

Ora però gli occhi di tutti si spostano su Berlino, in attesa che anche la Germania ratifichi il trattato. Il voto, però, non avverrà prima di settembre, in quanto Berlino è in attesa della sentenza della Corte costituzionale tedesca, chiamata a decidere se il Fiscal Compact violi o meno la costituzione germanica. Secondo alcuni deputati della maggioranza della Merkel, infatti, il trattato toglierebbe al Parlamento la responsabilità sul bilancio dello Stato, violando in questo modo la carta fondamentale.

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