Crisi, rispunta l'ipotesi di accorpare le festività

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Per il sottosegretario all'Economia, Gianfranco Polillo, aumentare le ore di lavoro "è una delle chiavi per risolvere" la difficile situazione economica. Il tema, già affrontato un anno fa dal governo Berlusconi, potrebbe essere esaminato in Cdm

Spunta l'ipotesi di un accorpamento delle festività con l'obiettivo di far crescere il Pil. L'idea viene confermata in ambienti governativi e potrebbe essere esaminata nel prossimo Cdm dopo il parere di quattro ministeri chiave. "Mi auguro - dice il sottosegretario all'Economia, Gianfranco Polillo - che il problema venga preso di petto" perché aumentare le ore di lavoro degli italiani, magari accorpando anche le festività "è una delle chiavi per risolvere la crisi". "Sono contento di essere stato seguito in questo indirizzo - dice Polillo - l'importante ora è discuterne". Anche perché "c'è anche, ad esempio, un problema di rapporti con la Chiesa". Ma certo è che nella sua 'ricetta' le festività accorpate non dovrebbero essere più pagate facendo ridurre anche il costo del lavoro.

Il tema è stato affrontato anche dal governo Berlsuconi, lo scorso anno, e dopo una serie di valutazioni furono prese alcune decisioni, come ad esempio quella di far restare il 29 giugno un giorno di festa per i romani che celebrano i loro patroni, San Pietro e San Paolo. La Festività rientra infatti tra quelle che sono oggetto di accordi con la Santa Sede, come, per esempio il 25 dicembre, Natale, o il 15 agosto, l'Assunzione.

Per tutti gli altri patroni si è aperta invece la via del decreto. Ogni Comune ha il suo e a volte, come il caso di Roma, sono anche più di uno. Per le feste patronali "rilevanti e non accorpabili" alla domenica "si porrà il problema di un decreto, ma in ogni caso riguarderà solo il territorio con un effetto minimo sul Pil", aveva spiegato lo scorso anno il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Da qui i tanti dubbi su come muoversi in un terreno tanto complicato.

Trasferire alla normale domenica le celebrazioni di Sant'Ambrogio che i milanesi celebrano il 7 dicembre? Oppure chiedere ai napoletani di prendere un giorno di ferie il 19 settembre per partecipare alla processione della festa di San Gennaro e assistere ai riti sulla reliquia di sangue per vedere se si scioglie?

Stesso discorso vale per il 25 aprile. Non solo è la festa della liberazione, festa laica e dunque eliminata, ma a Venezia, e anche a Latina, è San Marco, con le varie celebrazioni patronali. E così è a Catania il 5 febbraio per Sant'Agata o il 4 settembre a Viterbo per Santa Rosa. Per non parlare del nostro Babbo Natale, che in realtà è San Nicola e che a Bari, ma anche a Sassari, si festeggia il 6 dicembre.

Le festività dei mille campanili d'Italia sono particolarmente sentite e nelle Finanziarie di anni e anni fa c'era la corsa all'emendamento del deputato o senatore di turno per finanziare una pro-loco o proprio una festa patronale. Non esente neanche l'ultima legge mancia: tra i 63 micro-interventi figurava anche un fondo per la Festa dei ceri che si fa il 15 maggio a Gubbio proprio nell'ambito delle celebrazioni per il Santo patrono, sant'Ubaldo.

Ci riprova il governo Monti a razionalizzare la giungla delle festività. Il sottosegretario Antonio Catricalà avrebbe chiesto ai tecnici dei Minisiteri di presentare un parere in modo che il provvedimento possa arrivare sul tavolo del Consiglio dei ministri già venerdì 20.

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