Monti alle Regioni: "La spending review non cambierà"

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Nel corso dell'incontro con i rappresentanti degli enti locali il governo esclude modifiche ai tagli della spesa pubblica. Vasco Errani: "Così com'è per noi diventa impossibile garantire i servizi esenziali". Roberto Cota: "Sarà impossibile andare avanti"

Tutti i chiarimentri e gli approfondimenti ritenuti necessari. Ma assolutamente nessuna modifica degli obiettivi della spending review. Il governo punta paletti molto rigidi nel corso dell'incontro con la conferenza delle regioni sul provvedimento che prevede pesanti tagli alla spesa pubblica. "Gli obiettivi del decreto - si legge in una nota - costituiscono un elemento essenziale della politica economica del Governo e che pertanto non potranno essere modificati". Dopo due ore di incontro il vertice è stato aggiornato a giovedì 12 giugno al Ministero dell'Economia.

Una rigidità che non viene presa bene dai rappresentanti degli enti locali che, per bocca di Vasco Errani, ribadiscono che "la spending review così com'è è insopportabile per le regioni perché i tagli si sommano ad altri tagli previsti da manovre precedenti per il 2013-2014". "Dobbiamo fare una verifica perché vengano salvaguardati i servizi essenziali - ha aggiunto il presidente della Conferenza delle regioni - su questo siamo assolutamente disponibili". Già da giovedì, quindi, "partirà un lavoro di approfondimento per trovare la sintesi con il governo. Noi non abbiamo posto questioni delle regioni, ma una questione che riguarda il paese perché bisogna trovare il modo intelligente per arrivare all'azzeramento degli sprechi, di tutti gli sprechi", ha concluso il presidente della Conferenza delle regioni.

Scetticismo nei confronti dell'atteggiamento del governo" è stato espresso dal Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. "Il tavolo è importante, ma il governo lo utilizza come una cattedra dalla quale impartire lezioni. Per noi è uno strumento per correggere gli errori", ha concluso Vendola. Duro anche il governatore del Piemonte Roberto Cota, secondo cui "o il governo rivede quanto ha fatto o per noi sarà impossibile andare avanti. Questo tipo di manovra rende impossibile gestire i servizi sanitari e, oltretutto, è profondamente ingiusta perché non premia le regioni virtuose né chi si sforza di esserlo. Gli incontri vanno bene, c'è un tavolo, ma non so se si può già parlare di trattativa: o si cambia completamente o è inutile". Più diplomatico invece l'intento di Renata Polverini (Lazio), per la quale "se si vuole vincere la lotta agli sprechi garantendo i servizi lo dobbiamo fare insieme in un'azione di governo congiunta tra Palazzo Chigi e Regioni".

A quadro ancora immutato la situazione dei tagli previsti dal decreto 95 prevede una sforbiciata alla Sanità di 900 milioni di euro per il 2012, di 1,8 miliardi nel 2013 e di 2 miliardi nel 2014. Nel trasporto pubblico locale la riduzione prevista ammonta a 700 milioni per il 2012 a 1 miliardo per il 2013.

Al di là delle Regioni, il confronto sulla spending review ha registrato oggi un nuovo round sul fronte della Pubblica Amministrazione, con il ministro Patroni Griffi che ha convocato, presumibilmente per la prossima settimana, i sindacati per un esame congiunto. Con la Cgil che ha tuttavia ribadito di aver appreso "molte cose del testo sulla Gazzetta Ufficiale" e con la Cisl che sottolinea invece che "l'obiettivo della trattativa deve essere l'efficienza e non i semplici tagli lineari, che servono solo a far cassa e non a garantire una pubblica amministrazione adeguata alle sfide della crescita". Altra novita' della giornata riguarda il federalismo demaniale: il decreto sulle dismissioni del patrimonio pubblico potrebbe infatti entrare nel decreto, almeno a stare alle ipotesi circolate oggi nella riunione dei capigruppo di Montecitorio. Intanto parte domani in Commissione Bilancio al Senato l'esame del decreto: i relatori saranno Gilberto Pichetto Fratin (Pdl) e Paolo Giaretta (Pd)

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