"Il lavoro non è un diritto": polemiche sulla Fornero

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Fa discutere l'intervista del ministro al Wall Street Journal. Poi la precisazione: il diritto non può essere messo in discussione. Di Pietro: "La badessa ha riscritto l'articolo 1 della Costituzione". Dalla Camera via libera definitivo alla riforma

Nel giorno in cui la Camera ha dato il via libera definitivo alla riforma del mercato del lavoro Elsa Fornero, in un'intervista al Wall Street Journal, dice: "work insn't a right", cioè il lavoro non è un diritto, ma "deve essere guadagnato anche con sacrificio". Un virgolettato che ha scatenato polemiche a livello politico e sul web. "Il ministro Fornero ha giurato sulla Costituzione o su Topolino?", si chiede il senatore della Lega Nord Gianvittore Vaccari. Mentre Antonio Di Pietro attacca:  "La badessa Fornero ha riscritto, tutta da sola e senza chiedere il permesso a nessuno, l'art. 1 della Costituzione".  Ma Monti da Bruxelles conferma piena fiducia al ministro, sebbene ammetta di non aver letto l'intervista.
Le polemiche hanno tuttavia indotto ambienti vicini al ministro alla precisazione: il diritto al lavoro non può essere messo in discussione, mentre "il posto di lavoro" non è un diritto. Nella trascrizione completa dell'intervista, con domande e risposte evidenziate, Fornero dice: "a job isn't something you obtain by right but something you conquer" (un posto di lavoro non è qualcosa che ottieni per diritto, ma qualcosa che conquisti).

Riforma approvata - Dopo i due voti di fiducia di martedì 26 giugno, Montecitorio ha intato votato a favore dell'esecutivo anche il 27 giugno. L'ultima fiducia, ha ricevuto 438 voti a favore e 75 contrari. Gli astenuti sono stati 28.  Sono state in tutto 4 le votazioni in Aula prima del via libera definitivo (che ha avuto 393 sì, 74 no e 46 astenuti), proprio come è successo al Senato, che ha approvato il provvedimento lo scorso 31 maggio. Il disegno di legge è stato infatti spacchettato data la sua corposità. Una decisione frutto dell'accordo tra esecutivo e partiti di maggioranza con il quale Pd, Pdl e Udc si sono impegnati a dare il via libera alla riforma prima del summit Ue a patto che il testo della riforma venga successivamente modificato in alcune sua parti (in particolare flessibilità in entrata e ammortizzatori).

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