Da Mastella al marketing, ecco i modi per riempire le piazze

Clemente Mastella insieme a Ciriaco De Mita: a fine anni Ottanta, per l'allora leader della Dc, l'attuale europarlamentare organizzò le famose "truppe mstellate"
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L'ultima idea arriva dal coordinatore napoletano del Pdl, che per una manifestazione di partito vuole stampare sulle magliette del pubblico lo sponsor politico. Ma dall'ex leader dell'Udeur a Berlusconi, i precedenti sono infiniti

di Filippo Maria Battaglia

L’idea è semplice semplice: riempire il teatro napoletano della Mostra d’Oltremare in occasione dell’intervento del segretario del Pdl Alfano, previsto per il prossimo 29 giugno. Ma è il modo che, finora, pare piuttosto inedito: “Per entusiasmare la piazza, ma anche per riempirla, magliette per tutti", spiega il coordinatore napoletano Pdl Amedeo Laboccetta. Prima di aggiungere al Corriere: sulla t-shirt scriviamo anche il nome del politico che li ha portati fin lì.
A sentire l'ideatore, si tratta solo di un’operazione di “marketing”, un “modo per ritrovarsi e per contarsi”.
Sarà. Eppure, se riuscirà nel suo intento Laboccetta si renderà protagonista, forse a sua insaputa, della prima storica formalizzazione di una prassi ormai consolidata.

Truppe mastellate - Se confermato, si tratterebbe infatti di un salto di qualità notevole, a ventitré anni esatti da un’altra svolta, firmata da un altro campano doc, Clemente Mastella.
Correva l’anno 1989. E l’ex ministro, allora braccio destro del segretario Dc Ciriaco De Mita, si portò agli onori della cronaca grazie al neologismo creato dal giornalista Giampaolo Pansa: la claque organizzata dal politico di Ceppaloni, sempre pronta a spellarsi le mani per i “ragionamenti di Ciriaco” venne infatti battezzata con l’epiteto di “truppe mastellate”.

Truppe cammellate -
Era la brillante riedizione di un altro vecchio appellativo, quello di “truppe cammellate”, che in politica almeno alle nostre latitudini ha inciso parecchio, se è vero che persino l’enciclopedia Treccani vi ha dedicato un approfondimento (Wikipedia invece tace), spiegando come “in senso figurato, è stata recepita dal linguaggio giornalistico e politico per indicare i ‘sostenitori, raccolti in corrente, gruppo di pressione, associazione, di un leader politico o di una linea politica’”. 
Rievocata spesso dai cronisti politici, e respinta quasi sempre dai diretti interessati, ha trovato solo in Mastella un entusiasta teorico del concetto. E infatti il politico di Ceppaoloni, di quella riedizione, ne è andato sempre piuttosto fiero. Tanto che nell’agosto 2007, dopo un’affollata manifestazione a cui partecipò con un applauditissimo Berlusconi, disse: “Per quanto riguarda le truppe di sostenitori, Silvio ha imparato da me, e dalle truppe mastellate di democristiana memoria''.

Gli aficionados del Cavaliere non la presero bene. Avevano già storto il naso un anno prima: 200 studenti universitari e 20 'specialisti' riuniti nell'aula magna della facoltà di Lettere dell'Università di Roma 3 avevano analizzato il confronto televisivo tra Berlusconi e Prodi, finendo col decretare la vittoria (ai punti) di quest’ultimo).
Critiche a mai finire, tanto che l’allora rettore Guido Fabiani dovette smentire che si trattava appunto di ''truppe cammellate”. E con lo stesso epiteto finì con l’essere derubricato il gruppo che con bandiere e gazebo si piazzò nel marzo 2011 davanti al tribunale di Milano per manifestare solidarietà all’imputato Berlusconi.
Peggio andò ai dirigenti Pd napoletani. Durante le ultime primarie per scegliere il candidato sindaco di centrosinistra, vennero contestati irregolarità, insieme ad un numero di votanti sospetto. Anche se in quel caso non si trattò di applausi, ma di voti.

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