Senato: sì alla riduzione dei deputati da 630 a 508

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L'Aula ha approvato con 212 voti a favore, 11 contrari e 27 astenuti l'articolo 1 delle riforme costituzionali. Abbassata da 25 a 21 anni l'età per essere eletti

Il Senato ha approvato oggi la riduzione del numero dei deputati da 630 a 508, dopo che mercoledì 20 giugno il primo articolo del ddl costituzionale era stato momentaneamente accantonato per un accordo fra Pdl e Lega Nord. I sì sono stati 212, e a favore hanno votato tutti i gruppi politici, a parte la Lega che si è astenuta. Undici i senatori contrari. La norma, che riscrive l'articolo 56 della Costituzione, stabilisce inoltre che "sono eleggibili a deputato tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto i 21 anni di età" e non più 25 come previsto oggi.

Deputati, da 630 a 508 - "La ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni - prosegue il testo approvato dall'aula del Senato - fatto salvo il numero dei seggi assegnati alla circoscrizione estero, si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica, quale risulta dall'ultimo censimento generale della popolazione per 500 (e non più 618 come è oggi, ndr) e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti".
La riduzione del numero dei senatori - da 315 a 254 - sta invece nell'articolo 2 del ddl, che giovedì 21 giugno il presidente del Senato Renato Schifani ha deciso di rinviare alla commissione Affari costituzionali, insieme agli emendamenti del Pdl sul semipresidenzialismo, per alcuni problemi tecnici, relativi al modo in cui erano scritti i testi.

Slittano semipresidenzialismo e Senato federale  - Il giorno prima, con un accordo fra Pdl e Lega, l'aula aveva votato l'accantonamento dell'articolo 1 del pacchetto di riforme costituzionali condivise dalla maggioranza di governo per passare direttamente all'articolo 2, che contiene la proposta di Senato federale cara al partito di Umberto Bossi e Roberto Maroni. La Lega ha detto nei giorni scorsi di esser disponibile a votare a favore del semipresidenzialismo solo nel caso dell'approvazione di alcuni "bilanciamenti", come appunto l'istituzione di un Senato federale. Il Carroccio e il Pdl disporrebbero insieme della maggioranza al Senato, e dunque la riforma semipresidenzialista potrebbe essere approvata nel ramo alto del Parlamento. Si tratterebbe però di un sì senza maggioranza qualificata, e dunque il testo della riforma potrebbe essere sottoposto a referendum confermativo, qualora ricevesse l'ok anche dalla Camera, prima di entrare in vigore.

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