Torna l’asse Pdl-Lega. E accantona il taglio dei deputati

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La vecchia maggioranza di centrodestra rinvia il voto sull'art. 1 della riforma costituzionale. E Pd-Idv denunciano un "baratto" tra i due partiti per far passare il Senato federale, gradito al Carroccio, e il semipresidenzialismo, caro a Berlusconi

Un ‘blitz’ congiunto. Come ai vecchi tempi. Pdl e Lega uniscono le forze al Senato sulle riforme costituzionali e rinviano la discussione sul taglio del numero dei deputati, una delle novità più attese. “Si tratta di un accantonamento tecnico e non di merito”, precisa il presidente del Senato Renato Schifani. Ma la rassicurazione che il voto su quella norma è solo posticipato, non tranquillizza il Pd, l’Udc e l’Idv, che danno il via al coro delle proteste. Mentre il cammino del ddl di riforma costituzionale si fa sempre più incerto.

L’asse Pdl-Lega – Nel giorno in cui l’Aula di Palazzo Madama inizia a votare (con alcuni giorni di ritardo sul calendario previsto) il disegno di legge che riscrive alcuni articoli della Costituzione, sembra emergere che il partito di Berlusconi-Alfano e quello di Bossi-Maroni, non più alleati nelle urne, hanno trovato la via per un accordo in Parlamento in grado di scompaginare l’intesa inizialmente raggiunta nella nuova maggioranza (Pdl-Pd-Terzo polo). L’obiettivo appare quello di approvare le modifiche al testo più gradite alla vecchia coalizione di centrodestra e in particolare quel semipresidenzialismo che sta tanto a cuore a Silvio Berlusconi e Angelino Alfano, ma che il Pd si rifiuta di votare così com’è.

L’accantonamento - In Aula 154 sì, 128 no e 5 astenuti danno il via libera alla richiesta del capogruppo del Carroccio Federico Bricolo, sostenuta dai pidiellini, di accantonare l'articolo 1 del ddl sulle riforme riguardante il taglio dei deputati, per passare direttamente all'esame dell'articolo 2 e votare gli emendamenti leghisti sul Senato federale. Ma Pd e Idv subito denunciano quello che il democratico Luigi Zanda definisce il “baratto” tra la forma di Stato semipresidenziale (voluta dal Pdl) e il Senato federale (voluto dalla Lega). Ritorna la vecchia “politichetta” del centrodestra, si indigna Zanda. “La politica dei veti preventivi, quella sì, sarebbe politichetta”, replica il capogruppo Pdl Maurizio Gasparri: "Sulla riduzione dei parlamentari non c'è alcun passo indietro".

I rischi per la riforma –
“Se passa il Senato federale rassegno le dimissioni da relatore” del provvedimento, minaccia l’ex pidiellino, oggi socialista, Carlo Vizzini. ''Si tratta - spiega - di un emendamento che abbiamo già respinto con un voto di maggioranza in commissione”. “Si è introdotta una variante che è finalizzata a non fare la riforma”, avverte il dipietrista Luigi Li Gotti. Che domanda provocatorio al Pdl: “Non c’entrano niente la forma di Stato o quella di governo. Qui si sta parlando della riduzione dei deputati. Siete d’accordo o no?”.
Ma il partito di Berlusconi sembra deciso ad andare avanti in solitaria, senza i colleghi della strana maggioranza montiana e in tandem con la Lega. E allora il rischio, denuncia l’Udc Gianpiero D’Alia, è che “se pure passa” al Senato e poi alla Camera la riforma costituzionale con dentro le norme sul semipresidenzialismo scritte da Alfano, “non sarà con la maggioranza dei 2/3 e quindi sarà necessario il referendum confermativo”. Il risultato? “Non si farà alcuna riforma”.

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