Ddl anticorruzione, il Governo pone tre distinte fiducie

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Non ci sarà un unico maxiemendamento. Il ministro della Giustizia Paola Severino: "La fiducia serve per superare l'impasse ed andare avanti". Fini: situazione che mortifica il ruolo della Camera. Molto duro Di Pietro

Non ci sarà un unico maxiemendamento sul ddl corruzione, su cui il ministro della Giustizia Paola Severino aveva già annunciato la possibile richiesta della fiducia. Il governo, infatti, ha deciso di porre tre distinte questioni di fiducia, che si voteranno mercoledì 13 giugno alle 12, alle 15 e alle 18. E' quanto ha deciso la Conferenza dei capigruppo della Camera, stabilendo anche che il voto finale sul testo sarà giovedì 14. "La fiducia è uno strumento per superare l'impasse ed andare avanti", ha commentato il ministro della Giustizia Paola Severino. Si voterà, dunque, una fiducia sull'articolo 10 (incandidabilità dei condannati), una sul 13 (le norme penali con nuovi reati come il traffico di influenze) e infine una sul 14 (la corruzione tra privati). Poi si riprenderà con le votazioni sui restanti articoli fino al 20.

Il governo chiede più tempo - Il ministro dei Rapporti col Parlamento Piero Giarda, parlando in Aula, ha chiesto "un congruo spostamento di tempo", affermando che "il governo nonostante le promesse fatte nelle ultime sedute di arrivare in tempo con il testo possibile di un maxi-emendamento non è riuscito a onorare i propri impegni", e a formulare completamente il maxi-emendamento. La domanda di rinvio è stata criticata dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, secondo cui "mortifica" il ruolo di Montecitorio. Per il minstro Severino "il rimprovero, se lo vogliamo chiamare così, mi pare abbia colpito un peccato veniale e non formale. E comunque ci siamo attenuti alle indicazioni del presidente della Camera. Le regole sono sacrosante e vanno rispettate", ha detto il Guardasigilli.

Reazioni in Aula – Immediate le reazioni delle forze politiche dagli scranni di Montecitorio. Il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro ha stigmatizzato la richiesta, affermando che "non possiamo tenere le istituzioni bloccate sull'inerzia e l'incapacità del governo di decidere cosa fare". E ancora: "Siamo stufi di vedere che c'è un luogo diverso da questo Parlamento dove avvengono accordi che non possiamo accettare, dove va il governo, al bar in cantina, in commissione parlamentare? Con chi si confronta?".
Favorevoli allo spostamento si sono detti invece Pd, Fli, Udc e Pdl, anche se il capogruppo del partito di Silvio Berlusconi, Fabrizio Cicchitto, ha ribadito la contrarietà al voto di fiducia. "Il governo ha dimostrato di essere in uno stato confusionale. Noi avvieremo una riflessione, siccome il tema ci sta a cuore va risolto, ma faremo emergere nel confronto parlamentare le criticità".  Il Pdl è critico su un provvedimento che detta norme più severe nel contrasto alla corruzione e stabilisce alcune incompatibilità per l'elezione a cariche pubbliche.

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