Primo ok alle riforme. Ma grava incognita 'presidenziale'

1' di lettura

La commissione del Senato ha varato nella notte il testo che taglia i parlamentari, cambia il bicameralismo e introduce la sfiducia costruttiva. Ma in Aula il Pdl proporrà il semipresidenzialismo. E allora, scherzano i pidiellini, "si scatenerà l'inferno"

Meno parlamentari. Fine del bicameralismo perfetto. Sfiducia costruttiva. E anche una norma contro gli ‘onorevoli fannulloni’. Le tanto invocate riforme costituzionali fanno il loro primo passo. Il disegno di legge ‘Abc’, nato dall’accordo tra Pdl, Pd e Terzo polo, riceve il via libera della commissione Affari costituzionali del Senato. E sarebbe un primo passo importante, se non fosse per la pesante incognita che grava sul testo. Perché dopo l’annuncio di Silvio Berlusconi e Angelino Alfano di voler presentare un emendamento per introdurre nel nostro Paese il semipresidenzialismo e l’elezione diretta del capo dello Stato, il ddl ‘Abc’ rischia di arenarsi già nell’Aula del Senato. E diventare in fretta l’ennesima riforma mancata.

La corsa contro il tempo – I senatori della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama hanno varato martedì il testo delle riforme in seduta notturna, per mantenere la promessa di mandarlo in Aula entro la fine del mese di maggio. E’ infatti una corsa contro il tempo, quella per riuscire a modificare la Costituzione entro la fine della legislatura: ogni Camera deve pronunciarsi due volte, possibilmente a maggioranza di due terzi, per evitare il referendum confermativo.

Le novità del testo – La novità più attesa dall’opinione pubblica è certamente il taglio del numero dei parlamentari. Anche se, in base al testo votato in commissione, non si tratterà di un dimezzamento, come nei mesi scorsi invocato da più parti, ma di una semplice riduzione. I deputati passeranno da 630 a 508 (otto eletti all’estero) e i senatori da 315 a 254 (quattro eletti all’estero). Ci si potrà candidare alla Camera a 21 anni (oggi sono 25) e a Palazzo Madama a 35 anni (attualmente 40).
Per togliere ogni alibi a parlamentari assenteisti o ‘fannulloni’ si introduce in Costituzione (articolo 69) il principio per cui gli ‘onorevoli’ hanno “il dovere di partecipare ai lavori delle commissioni e dell’Aula”. Mentre a tutela delle opposizioni, si prevede l’adozione di uno ‘statuto’ che ne regoli i diritti.
La nuova riforma, così come approvata in commissione, prevede poi che il presidente del Consiglio possa non solo proporre la nomina, ma anche la revoca dei ministri (oggi non ha questo potere). E inoltre introduce come antidoto a ribaltoni e crisi di governo, il meccanismo della sfiducia costruttiva: nella mozione di sfiducia si deve indicare anche il nome del premier.
Infine, scompare il bicameralismo perfetto. E nasce il bicameralismo eventuale. Solo alcune leggi, come quelle costituzionali o elettorali, continueranno infatti ad avere bisogno del via libera di entrambe le Camere. Per le altre, potrà bastare l’ok del solo ramo del Parlamento cui sono state assegnate (vanno al Senato quelle di legislazione concorrente con le Regioni e quelle di cui all’articolo 119 della Costituzione, alla Camera tutte le altre).
Si renderà necessaria più di una votazione solo quando, entro 15 giorni dal via libera della prima Camera, la seconda Camera chieda di ‘richiamare’ a sé il testo e modificarlo (ha 30 giorni per farlo). A questo punto i passaggi potrebbero fermarsi a due o proseguire, se a sua volta la prima Camera vorrà rivedere il testo, e così via (non è stato fissato un limite massimo di ‘richiami’ possibili e la navetta potrebbe in teoria proseguire a lungo).
E’ per questo che dall'opposizione Lega e Idv accusano la maggioranza di “aver fatto rientrare dalla finestra quel bicameralismo perfetto che era uscito dalla porta”. Ma Gaetano Quagliariello (Pdl) afferma che così non è: nel processo legislativo introdotto dalla riforma ‘Abc’ “la regola – riassume - è che una legge venga varata con una sola lettura, l’eccezione è che i passaggi siano due, mentre possono essere anche più di due solo se c’è un problema politico enorme”.

L’incognita –
Ma la commissione ha proseguito i suoi lavori e varato il testo nella consapevolezza che una pesante incognita grava su di esso. Già nell’Aula del Senato, infatti, il Popolo della libertà presenterà i suoi emendamenti per introdurre in Italia il semipresidenzialismo, sul modello francese.
La proposta di Berlusconi e Alfano, denunciano i democrat, rischia però di far saltare il tavolo delle riforme e impedire che arrivino in porto. Infatti non solo bisognerebbe trovare un nuovo accordo politico su un tema che ha impegnato per anni le bicamerali e occupato intere legislature. Ma lo si dovrebbe fare in tempi record, per una riforma costituzionale: “entro ottobre”, prevede il segretario del Pdl, nel suo crono-programma. Cosa impossibile, secondo il Pd. Che sospetta i pidiellini di voler sabotare le riforme e chiede piuttosto di “mettere in salvo” le novità su cui c’è già un accordo, come il taglio dei parlamentari, e inoltre cambiare la legge elettorale, per poi parlare di semipresidenzialismo nella prossima legislatura.
L’atmosfera, insomma, è tesa. Tanto che il relatore delle riforme, Carlo Vizzini, risponde stizzito a chi gli domanda se in commissione si sia già parlato della proposta del Pdl: “Le frasi da conferenza stampa” come quelle di Berlusconi e Alfano “non possono entrare nei lavori parlamentari”. Ma i pidiellini per ora ci scherzano su. E Gaetano Quagliariello, che sta scrivendo insieme ad Alfano gli emendamenti da presentare in Aula, si diverte a riprendere una celebre battuta del ‘Gladiatore’: “Al mio segnale, si scatenerà l’inferno”.

Leggi tutto