La maggioranza 'implode' sulla corruzione. Pdl evoca il voto

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Scontro aperto tra Pdl e Pd in commissione alla Camera sul ddl anti-corruzione. Bersani accusa i pidiellini di ostruzionismo e Alfano parla di slealtà dei democrat. Ma non solo giustizia: anche sulla legge elettorale non c'è nessun accordo

Sulla corruzione, la maggioranza implode. Lo scontro temuto, si consuma nel giro di poche ore giovedì pomeriggio in commissione alla Camera. In una seduta tesissima, che vede Pdl e Pd schierati sui due fronti opposti della barricata, proprio come ai tempi del governo Berlusconi. Si apre così una ‘guerra’ politica che porta Angelino Alfano a evocare “incidenti per far saltare il governo”.
Ma non è, quello della giustizia, l’unico nodo parlamentare che rivela una maggioranza profondamente divisa. Anche sulle riforme è ancora stallo. Tant'è che non è detto arrivino in porto. E sulla legge elettorale, dopo mesi di trattative un accordo politico ancora neanche si intravede all’orizzonte.

La trincea giustizia – Il capitolo giustizia è senza dubbio quello più caldo. Nel giro di pochi giorni si sono infatti consumati questa settimana due strappi dolorosissimi per la inedita maggioranza che sostiene il governo Monti. Prima il ‘blitz’ del Pdl contro la legge dell’Idv (sostenuta dal Pd) per reintrodurre il reato di falso in bilancio, poi, giovedì, la ‘controffensiva’ del Pd, con il varo di un emendamento per inasprire il reato di “corruzione per atto contrario al dovere d’ufficio”.

Ostruzionismo sulla legge anti-corruzione – Sulla corruzione il ministro Severino ha presentato un suo pacchetto di norme, che tra l'altro inaspriscono le pene. Il Pd, però, le vorrebbe ancor più dure, il Pdl, al contrario, più basse. Ecco spiegato in estrema sintesi perché appare subito tesa la seduta delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera nella quale giovedì si devono votare gli emendamenti dei partiti alle norme del ministro.
I deputati Pdl (mercoledì alcuni di loro si sono astenuti sulla fiducia al governo per esprimere disagio sui temi della giustizia) proseguono nella strategia (già avviata martedì) di interventi fiume per rallentare i lavori. Gli altri partiti li accusano di ostruzionismo. E il leader dell’Idv Antonio Di Pietro propone di ritirare tutti gli emendamenti, per mettere subito al voto le norme della Severino ed evitare, come vorrebbe invece il Pdl, che il testo anti-corruzione arrivi in Aula il 28 maggio nella (più tenue) formulazione originaria, scritta dall’allora Guardasigilli Alfano. L’Idv e Udc ritirano le loro proposte di modifica. Fli e Pd si riservano di valutare volta per volta.

Il presunto inciucio - Angela Napoli (Fli) grida intanto "all’inciucio", perché in una pausa dei lavori i rappresentanti di Pd, Pdl e Udc si fermano a parlare con il ministro Severino per cercare una mediazione. Nessun inciucio, assicurano i partecipanti. Che si danno appuntamento per un nuovo incontro di maggioranza dopo la seduta. Ma alla fine dei lavori i rapporti tra i partiti saranno talmente tesi, che l’incontro salta.

L’emendamento Pd - Le divergenze si trasformano infatti in ‘guerra’ aperta quando il Pd mette in votazione un suo emendamento che aumenta le pene per la corruzione per atto contrario a dovere d’ufficio (da 3 a 4 anni la pena minima, da 7 a 8 la massima). Lega, Udc e Radicali si astengono. Pd, Fli e Idv votano a favore. E il testo passa, complici anche le tante assenze nel Pdl. Il Pd esulta, il partito di Berlusconi protesta. Il ministro, perplesso, dice che ora, per ridare “razionalità al sistema” previsto dalle sue norme sui diversi reati di corruzione, “bisognerà ridisegnare tutte le pene”. Mentre sul piano politico, assicura Severino, “non si è formata una nuova maggioranza”.

Governo a rischio? –
La situazione, però, tra Pdl e Pd è critica. “Si levino dalla testa – tuona Bersani – che queste norme non passino dal voto del Parlamento. Troveremo il modo di portarle in Aula”. E mentre i deputati del Pdl rispediscono al mittente l’accusa di ostruzionismo (“è il Pd che sabota il testo”, dice Enrico Costa), è dura la reazione di Alfano contro i democrat: “Ora vogliono fare gli eroi, i fenomeni. Ma se pensano di far rinascere un’alleanza con l’Idv per metterci in imbarazzo non è leale. Non vorrei che puntassero a creare incidenti per far saltare il governo”.

Lo stallo delle riforme –
Intanto un altro allarme si leva dal Senato, dove è in esame in commissione la riforma costituzionale che introduce tra l’altro il taglio del numero dei parlamentari. Sui “grandi interessi nazionali” le forze politiche devono trovare la forza e il coraggio di “convergere”, ammonisce da Tunisi il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Perché manca meno di un anno alla fine della legislatura e il testo non ha passato ancora neanche un voto delle Camere (ne servono in tutto quattro). “Quando la commissione avrà concluso i suoi lavori, calendarizzerò con la doverosa tempestività il provvedimento per l’Aula”, assicura Renato Schifani. Ma il presidente della commissione Affari costituzionali Carlo Vizzini è preoccupato: “Il tempo stringe. Le forze politiche si giocano una partita mortale”.
Ancora peggiore, è infatti la situazione sulla legge elettorale. Le trattative (che riprenderanno dopo i ballottaggi) appaiono ancora a un punto di partenza. E pure Bersani conferma: “Ognuno ha le sue ipotesi e la svolta non c’è. Noi insistiamo per il doppio turno ma per adesso non c'è disponibilità”.

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