Corsa per la leadership del Carroccio: Bossi verso il ritiro

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Si cerca un'intesa per arrivare al congresso federale di Milano, a fine giugno, senza lacerazioni. Spunta l'ipotesi di una "guida condivisa" con Maroni segretario federale e il Senatur presidente onorario

Se ai tempi delle prime divisioni interne si cercava una pax fra maroniani e bossiani, nella Lega del dopo inchieste giudiziarie si cerca una pax stabile direttamente fra Roberto Maroni e Umberto Bossi per arrivare al congresso federale di Milano, a fine giugno, senza lacerazioni. E' un po' questo il senso del confronto che si è aperto fra i due, dopo l'annuncio a sorpresa di Bossi di volersi ricandidare alla segreteria federale della Lega. Venerdì 11 maggio, infatti, il leader e l'ex ministro dell'Interno si sono incontrati al quartier generale della Lega in via Bellerio: Maroni avrebbe lavorato a un'intesa sulla futura leadership del Carroccio. E l'ex leader pare sia pronto a fare il passo indietro, benché si attenda ancora una sua posizione ufficiale, se mai ci sarà, che spiani la strada a Maroni.

Trovato l'accordo? - Del colloquio Bossi-Maroni si sa poco, di certo i due si sono dati appuntamento alla riunione del Consiglio federale convocata per lunedì 14 maggio in via Bellerio. Si parlerà dei ballottaggi, ma soprattutto di questioni inerenti la stagione congressuale. Nei corridoi del Carroccio (la segreteria lombarda tra l'altro ha confermato il no agli apparentamenti ai ballottaggi) c'è chi dice che Bossi abbia confessato di aver fatto l'accordo con Maroni e chi dice invece che il Senatur si sia limitato a dire che con il triunviro "va tutto bene".
Il risultato della Lega alle comunali, salvato dalla riconferma di Flavio Tosi a sindaco di Verona, ha comunque dato buoni argomenti ai sostenitori dell'ex ministro dell'Interno, che appena tre settimane fa fu oggetto di una apparente 'investitura' da parte di Bossi, la pace di Besozzo. Investitura poi di fatto smentita nel giorno della Lega unita a Zanica.

Ipotesi guida condivisa - Intanto, i quotidiani in edicola sabato 11 maggio ipotizzano che "il Senatur potrebbe restare presidente onorario federale (ma lo statuto federale leghista prevede che le due cariche non vadano a dirigenti provenienti dalla stessa regione)". L'idea, spiega il Corriere della Sera, è quella di una "guida condivisa" del partito: trai nomi ci sono anche quelli di Luca Zaia e Gianpaolo Dozzo.

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