Effetto voto: la riforma elettorale riparte da zero

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Dopo le comunali, i partiti corrono ai ripari sul fronte delle riforme. Arriva la legge che dimezza i rimborsi elettorali. Mentre salta l'intesa su un sistema di voto proporzionale. E il rischio è che alla fine resti il Porcellum

di Serenella Mattera

Cercano di correre ai ripari, i partiti. Le amministrative, con l’exploit di Grillo e il crollo di Pdl, Terzo polo e Lega (il Pd regge, ma non brilla), sono la prova definitiva che la fiducia dei cittadini è ai minimi termini. E anche la loro pazienza. Perciò, mentre le segreterie fanno i conti con la dura realtà dei numeri dei voti, in Parlamento si riaprono i dossier delle riforme, tenuti in stand by per il tempo delle elezioni. Ma i risultati delle prime ore non paiono incoraggianti. Arriva la legge per tagliare i rimborsi elettorali, ma ancora restano incertezze e divergenze. Mentre sulla riforma del sistema di voto le comunali hanno l’effetto di azzerare tutto: le posizioni, che a fatica si erano avvicinate, tornano a farsi molto distanti. E il rischio è che alla fine non se ne faccia niente e si vada ancora alle urne con il tanto vituperato Porcellum.

Doppio turno, proporzionale o Porcellum – Il giorno dopo il voto, i grandi partiti non sembrano avere più tanta voglia di un sistema elettorale proporzionale, per l’accesso al Parlamento. Tanto che il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, ispirato anche dalla vittoria di Hollande a Parigi, rispolvera la proposta democrat di un sistema con doppio turno di collegio, alla francese. E archivia in pochi minuti il modello proporzionale alla tedesca su cui per mesi avevano cercato un accordo i partiti della maggioranza montiana, Pdl, Terzo polo e lo stesso Pd. Certo, la quadra non era ancora stata trovata (“siamo d’accordo sui principi, non sul testo”, affermava ancora lunedì Angelino Alfano), ma si erano fatti passi avanti. E invece ora si riparte da zero.

Violante archivia il proporzionale - Lo stesso Luciano Violante, che per il Pd stava lavorando alla bozza di modello proporzionale, poche ore dopo aver appreso i risultati delle comunali straccia il lavoro fatto finora. Perché “è evidente – spiega – che questo voto cambia alcuni presupposti: in assenza di partiti consolidati, si rischia una eccessiva frantumazione. Pertanto occorre riflettere sulla praticabilità del doppio turno di collegio”.
Di fronte a un’ipotesi del genere, il Terzo polo, che sul proporzionale puntava per proporsi come ago della bilancia, è già sul piede di guerra. Ma le magre percentuali delle amministrative indeboliscono il potere contrattuale di Udc-Fli-Api. Ed è allora al Pdl che bisogna guardare per capire se davvero si possa trovare un accordo su una riforma alla francese.

Modifiche al Porcellum - Ma se a qualche berlusconiano, come Maria Stella Gelmini (“l’intesa è possibile”), l’idea democrat non sembra dispiacere, c’è chi pensa che la cosa migliore sia limitarsi a modificare il Porcellum nei punti più indigesti per l’opinione pubblica. E cioè, propone Giorgia Meloni insieme ad altri colleghi: eliminare le liste bloccate introducendo le preferenze e attribuire il premio di maggioranza al Senato su base nazionale e non più regionale.
Mentre a Palazzo Madama procede l'esame della riforma costituzionale che introduce tra l'altro la sfiducia costruttiva e riduce i parlamentari (presentati martedì oltre 250 emendamenti), la discussione sul sistema di voto torna dunque ai blocchi di partenza. Con il rischio, paventa più d’uno, che alla fine si vada di nuovo alle urne con la legge ‘porcata’ di Calderoli, senza alcun ritocco.

Rimborsi elettorali –
Intanto, dopo più di un rinvio, lunedì pomeriggio è giunto in commissione alla Camera il nuovo testo della legge ‘Abc’ (Alfano-Bersani-Casini) sui rimborsi elettorali. Una mossa che arriva nel giorno in cui il voto sancisce la vittoria del Movimento 5 Stelle, che i rimborsi li rifiuta, e in Sardegna passa il referendum anti-casta.
Dopo tre giorni, mercoledì 9 maggio, la commissione ha terminato il lavoro sugli emendamenti e il testo è atteso per il 14 in aula.
Rispetto alle ipotesi iniziali non sono pochi i cambiamenti apportati.  La più rilevante riguarda il taglio della rata dei rimborsi di luglio,  passata, come voleva il Pd, dal 33 al 50%. Tra le novità, anche il fatto che per accedere ai rimborsi i partiti dovranno avere un eletto con il simbolo del  partito, norma che scongiurerebbe i cambi di casacca. Ancora, nel  nuovo testo viene introdotto un riferimento all'articolo 49 della  Costituzione, avvicinando così il Pdl ad una vera riforma dei partiti.  Infatti, per concorrere ai rimborsi ci si dovrà dotare di atto  costitutivo e statuto sotto forma di "atto pubblico".
Il limite minimo per avere la detrazione fiscale del 38% delle  donazioni è stato abbassato a 50 euro (il massimo è 10mila), mentre  i relatori hanno fatto 'dietro front' rispetto alla formulazione  originaria sull'obbligo di investire in Bot. E' stato, infatti,  abrogato l'articolo della legge che prevedeva il divieto per i partiti di investire "in strumenti finanziari diversi dai titoli emessi dallo  Stato italiano".  Da segnalare,  invece, due emendamenti bocciati: quello che avrebbe sottoposto alla  Corte dei Conti i bilanci dei partiti e quello che puntava ad azzerare l'ultima tranche del rimborso.

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