Rimborsi ai partiti, la proposta: "A luglio taglio del 33%"

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Arriva il testo che punta a cambiare il sistema del finanziamento alle formazioni politiche. Prime riduzioni nei prossimi mesi. Fondi dimezzati dal 2013: dagli attuali 182 milioni l'anno si dovrebbe passare a 91. Provvedimento in Aula il 14 maggio

Rimborsi elettorali dimezzati: dagli attuali 182 milioni l'anno si dovrebbe passare a 91. A partire però dal 2013. Per l'ultima tranche, invece, quella che i partiti dovrebbero percepire da luglio, il taglio potrebbe arrivare al 33%. Nel giorno in cui la Sardegna taglia da sola i costi della politica con un referendum che spazza via 4 province, i partiti rompono gli indugi (con 4 giorni di ritardo) e presentano, attraverso i relatori Gianclaudio Bressa (Pd) e Peppino Calderisi (Pdl), il famoso testo che punta a cambiare il sistema del finanziamento dei partiti e del controllo dei loro bilanci.

Il provvedimento, che dovrebbe essere adottato come testo base già martedì 8, è atteso in Aula per il 14 maggio.

Questo, in sintesi, il contenuto:

Taglio dei rimborsi - Dal 2013 si fissa un tetto ai rimborsi: i partiti non potranno avere più di 91 milioni l'anno. Ora sono 182. Di questi 91, il 70% (63.700.000 euro), è corrisposto come rimborso delle spese per le consultazioni elettorali e contributo per l'attività politica. Il restante 30% (27.300.000 euro) è erogato a titolo di 'cofinanziamento', cioè come una sorta di contributo annuo per finanziare l' attività politica: 50 centesimi per ogni euro raccolto. E dipendente da due variabili: oltre che da quanto si è stati in grado di raccogliere in termini di erogazioni liberali anche da quanti voti si è preso alle ultime elezioni.

Ma serve almeno un candidato eletto -
Per ricevere i rimborsi, i partiti dovranno avere almeno un candidato eletto. Per quanto riguarda il Senato, il fondo sarà ripartito su base regionale e sarà suddiviso tra le regioni in proporzione alla loro popolazione. La quota che spetta a ciascuna regione verrà divisa in proporzione ai voti ottenuti in ambito regionale.

Dai soldi a un partito? Detrazioni al 38% -
Se una persona fisica o un ente darà soldi al partito di riferimento avrà diritto a una detrazione fiscale del 38% (ora è del 19%). Ma la sua 'elargizione' non potrà superare i 10.000 euro; dovrà essere fatta con versamento bancario o postale e potrà essere valida solo in caso di elezione di almeno un candidato.

Più controlli -
I partiti dovranno avvalersi di una società di revisione iscritta all'albo Consob. Per non più di tre volte, rinnovabili di altri tre. Compito principale: controllare la tenuta della contabilità e il bilancio.

Commissione trasparenza -
Composta non più dai tre presidenti delle alte magistrature (come previsto nella prima versione del testo Abc), ma da 5 magistrati: tre della Corte dei Conti, uno della Cassazione e uno del Consiglio di Stato, la Commissione, con sede a Montecitorio, dovrà indicare l'entità del contributo per ogni partito; controllarne i conti; fare una relazione annuale; applicare sanzioni in caso di irregolarità (si potrà prevedere anche la decurtazione dell'intero rimborso nel caso in cui non si ottemperi, ad esempio, all'obbligo di ricorrere a una società di revisione). Il Coordinatore sarà nominato dai presidenti delle Camere. Il mandato dei componenti è di 4 anni, rinnovabile una sola volta. Non avranno compensi.

Bilanci su Internet -
I bilanci dei partiti dovranno essere pubblicati, entro il 15 luglio di ogni anno, sul sito della Camera. Saranno rese note anche donazioni sopra i 5.000 euro.

Solo investimenti in titoli di Stato -
I soldi derivanti da risorse pubbliche si potranno investire solo in titoli di Stato.

Tetto spesa per la campagna elettorale alle europee -
Le spese non potranno superare la somma di un euro moltiplicato per il numero degli iscritti alle liste elettorali per la Camera.

Delega al governo per il testo unico anche sulle detrazioni -
Il governo dovrà adottare un decreto legislativo per riordinare la materia del finanziamento elettorale e delle detrazioni fiscali.

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