Tosi stravince a Verona, ma la Lega arretra in Lombardia

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Il Carroccio si lascia sfuggire molte roccaforti come il paese natale di Bossi, e Sarego, sede del “parlamento padano”. A Monza il sindaco uscente non va neppure al ballottaggio. Il primo cittadino: "Segreteria del partito in Veneto con Maroni leader"

"L'auspicio è che sia Maroni a guidare i congressi dopo la Lega". Così Flavio Tosi (video - foto) commenta la sua riconferma a primo cittadino a Verona, augurandosi che la segreteria del partito si sposti adesso nel Veneto.
Per il resto, per il Carroccio è una sconfitta quasi ovunque. Persa Cassano Magnago, paese natale di Umberto Bossi. Persa Mozzo, dove vive Roberto Calderoli. Persa Sarego, sede del “parlamento padano”. Persa la maggior parte dei “feudi” in Lombardia. Resiste soltanto, e con un successo personale nettissimo di Flavio Tosi, la città di Verona. Il bilancio è negativo, anche se i dirigenti lumbard provano ad ammortizzare un po' il colpo. Roberto Maroni è comunque ottimista: "Nonostante tutto - dice l'ex ministro - non solo la Lega sopravvive, ma ha avuto successi anche clamorosi come a Verona". Il sindaco maroniano sfiora il 60 per cento e passa al primo turno. La sua lista civica ottiene quasi il 40 per cento. La Lega si ferma poco sotto il 10 per cento, dietro il Pd che è al 15 per cento. Proprio quest'ultimo dato crea qualche malumore nel partito che non vede di buon occhio il personalismo di Tosi. “Sono e resto della Lega”, si affretta a dichiarare lui (IL VIDEO).

Le roccaforti che passano di mano - Quello di Verona, però, rischia di essere uno dei pochi sorrisi che la Lega Nord riceverà da queste elezioni. Il partito ha perso alcune sue storiche roccaforti in provincia di Bergamo, come Villongo e Albano Sant'Alessandro. Stesso discorso in Brianza: il Carroccio sta per perdere Cesano Maderno, Lesmo, Lissone, dove governava da vent’anni, e Monza. Nella città dei Ministeri del Nord, Marco Mariani, sindaco uscente del Carroccio, va verso l’esclusione dal ballottaggio. La corsa solitaria, appoggiata solo da una civica, è stata pagata cara, raccogliendo solo l'11 per cento dei voti (74 seggi scrutinati su 110). Al secondo turno, sarà sfida tra i candidati del centrosinistra Roberto Scanagatti (38%) e del Pdl Andrea Mandelli (20%). Ma il dato che più risalta è quello dell'affluenza, crollata di 13 punti: dal 73,57 per cento del 2007 al 59,82 per cento. L'uscita dai giochi della Lega è ancor più sorprendente se si guardano i dati delle passate amministrative: Mariani, alla guida del centrodestra quella volta unito, vinse al primo turno con un rotondo 53 per cento. Ora è invece al terzo posto, tallonato dal grillino Nicola Fuggetta che viaggia intorno 9,60 per cento.
Lega fuori dal ballottaggio anche a Como. In quello che è stato definito il "Mugello del centrodestra", dopo vent'anni di sindaci di Forza Italia e Pdl, si va verso il ballottaggio tra il candidato del centrosinistra Mario Lucini (Pd, Sel, Idv e liste civiche) e la candidata del Pdl Laura Bordoli.
Una sconfitta pesante è arrivata a Mozzo, il paese di Roberto Calderoli, dove il partito di Umberto Bossi governava da dieci anni. Paolo Pelliccioli, 40 anni, architetto, a capo della lista civica vicina al centrosinistra “In Mozzo”, è il nuovo sindaco, eletto con il 51,38 per cento dei voti. Il candidato di Lega e centrodestra Alessandro Chiodelli, che puntava a sedersi sulla poltrona che per due mandati è stata di Silvio Peroni, si é fermato al 29,07 per cento.
Anche Sarego, sede del Parlamento padano, tradisce il Carroccio. Fabrizio Bisognin, candidato della Lega e di una lista civica, ottiene solo 404 voti (il 13,61%) e si piazza terzo alle spalle del neo sindaco grillino (il primo in Italia) Roberto Castiglion (35,2%) e Giorgio Faedo (34,53% con una lista civica). La Lega riesce a strappare un solo seggio.
Il partito conserva, invece, la maggioranza a  Brembate Sopra, il paese di Yara Gambirasio, dov'é stato riconfermato il sindaco uscente Diego Locatelli.

Le reazioni - Nei piani alti del movimento c'era il timore che le cose andassero peggio. Manuela Dal Lago candidamente lo ammette: "Complessivamente - dice - è andata meglio di quello che si poteva ritenere". Il Carroccio paga gli scandali sulla gestione dei fondi di partito e, non da ultime, le divisioni interne. Roberto Calderoli se la prende con “i leghisti o i presunti tali”: “Quando dividono il movimento - spiega - questo è il risultato inevitabile”. È un accenno anche a quelle liste civiche e autonomiste che hanno eroso qualche voto alla Lega. Matteo Salvini analizza la scarsa affluenza alle urne. “Molti elettori non sono venuti a votarci e li comprendo – spiega l’europarlamentare – dopo le storie di diamanti, lingotti d'oro e lauree in Albania". Umberto Bossi, invece, tace. Il Senatur, presente in via Bellerio con tutto lo stato maggiore del partito, decide di non parlare.

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