Elezioni amministrative, urne aperte fino alle 15

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Si vota in circa un migliaio di Comuni, fra cui 26 capoluoghi di provincia. Giallo a Palermo, una elettrice denuncia: "La mia scheda era già votata". In Sardegna raggiunto il quorum per il referendum anti casta

L'affluenza complessiva alle elezioni amministrative ha fatto registrare domenica 6 maggio un calo di quasi il 6% rispetto all'analoga consultazione elettorale precedente. Alle 22, secondo i dati forniti dal Viminale, aveva votato il 48,9% degli aventi diritti contro il 54,9% delle elezioni amministrative precedenti.
Lunedì 7 maggio si potrà ancora votare fino alle 15, nel circa il migliaio di Comuni, fra cui 26 capoluoghi di provincia in cui si va al voto per la tornata elettorale, primo test sulla politica di austerity del governo tecnico guidato da Mario Monti.

Mille Comuni, 26 capoluoghi - Tra Regioni a statuto ordinario e speciale i comuni capoluogo chiamati al rinnovo in questa tornata elettorale sono complessivamente 26, ai quali si aggiungono due capoluoghi della Sardegna: Alessandria, Asti, Cuneo, Como, Monza, Belluno, Verona, Gorizia, Genova, La Spezia, Parma, Piacenza, Lucca, Pistoia, Frosinone, Rieti, L'Aquilla, Isernia, Brindisi, Lecce, Taranto, Trani, Catanzaro, Agrigento, Palermo, Trapani, Oristano e Lanusei.

Scheda votata a Palermo, interviene la Digos  - E' giallo in un seggio elettorale di Palermo dove un'elettrice ha denunciato di avere trovato la sua scheda elettorale già votata. E' accaduto alla sezione 266 di una scuola elementare del quartiere perfierico di Cardillo. Intorno alle 22 di domenica 6 maggio è intervenuta la Digos che ha ascoltato sia la donna che ha denunciato quanto accaduto, sia il Presidente del seggio che i  componenti. Secondo quanto raccontato dall'elettrice, quando ha aperto la scheda avrebbe visto che era già stato inserito il nome di un  candidato. Ma quando l'ha fatto notare al presidente del seggio, quest'ultimo, sembra, abbia inserito la scheda nell'urna.

Sardegna, quorum raggiunto - In Sardegna, intanto, si è votato il referendum anticasta, per azzerare sprechi e privilegi promosso da un movimento trasversale guidato dal partito dei Riformatori, sostenuto da 120 sindaci dell'Isola e cavalcato dal governatore Ugo Cappellacci con una aggressiva campagna mediatica.
Il quorum, sul filo di lana sino all'ultimo, è stato centrato e superato: alle 22, chiusura dei seggi, ha infatti votato il 35,5% degli aventi diritto, due punti in più della soglia del 33,3% fissata per la validità della consultazione.

Un voto per misurare gli equilibri - Molte delle città più grandi dove si vota sono al Nord, con sindaci uscenti del centrodestra, e le elezioni in questo caso rappresentano un doppio test: sulla tenuta della Lega Nord - che stavolta corre da sola - dopo le inchieste della magistratura sull'uso del finanziamento pubblico da parte del Carroccio, e sul futuro della coalizione di centrodestra. Il centrosinistra si presenta molto spesso unito - con lo schema Pd, Idv, Sel, a cui si aggiungono qualche volta comunisti e verdi o partiti centristi - anche se a Palermo, la città più grande tra quelle al voto, le divisioni interne hanno portato a due candidature contrapposte. Un altro elemento che gli analisti seguiranno con attenzione è la performance dei "grillini", cioè la lista Cinque Stelle che fa riferimento al comico e polemista Beppe Grillo e che, secondo alcuni sondaggi, su scala nazionale avrebbe superato la Lega Nord e si propone come terzo schieramento per dimensione.   

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