Amministrative, la campagna elettorale non sfonda sul web

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Una ricerca dell'Istituto Cattaneo, commissionata da Sky.it, monitora la presenza su Internet di 84 candidati sindaco: nove su dieci usano Facebook, uno su due è anche su Twitter. Ma c'è poco dialogo con i cittadini. Ecco perché

di Daniele Troilo

Tutti parlano di Internet, pochi lo sanno usare veramente. Almeno stando ai candidati sindaco che si sfideranno alle prossime elezioni amministrative del 6 e 7 maggio. Nove su dieci hanno un profilo su Facebook, uno su due usa anche Twitter.
Il problema è che, secondo l’Istituto Carlo Cattaneo, “la comunicazione politica online dei candidati appare ancora in una fase di passaggio fra tradizione e modernità, fra presidio strumentale delle nuove arene di discussione pubblica e desiderio reale di sperimentazione, fra comunicazione unidirezionale e modalità dialogiche più orizzontali”.
È quanto emerge da una ricerca della fondazione, commissionata da Sky.it, che sta monitorando la campagna elettorale sul web di 84 candidati sindaco in 4 capoluoghi di regione (Palermo, Genova, Catanzaro, L’Aqula) e in 5 capoluoghi di provincia con più di 100mila abitanti (Verona, Taranto, Parma, Monza, Piacenza).
Dal rapporto si evince anche che le donne (poche in questa competizione, una ogni sei candidati) sono meno attive online rispetto ai maschi e poi – dato curioso – che la comunicazione dei candidati del Movimento 5 Stelle appare meno efficace rispetto al passato.
Non solo. La presenza dei candidati su Internet è segnata anche da “grandi disuguaglianze”: poco più di un decimo (13 candidati su 84) è almeno su cinque piattaforme, mentre più di un terzo (29) è attivo su un’unica piattaforma o completamente assente dal web.

La ricerca si concentra sulla diffusione dei principali strumenti di comunicazione in rete e sulla popolarità dei candidati sulle piattaforme più diffuse di social network nelle quattro settimane della campagna. E, grazie a un’analisi qualitativa, approfondisce anche le caratteristiche del discorso pubblico di candidati e cittadini su Twitter: uno studio che riguarda L’Aquila (per la settimana dal 7 al 13 aprile) e Verona (dal 14 al 20 aprile), ma nelle prossime toccherà anche Genova (21-27 aprile) e Palermo (28 aprile-4 maggio). Ecco i dati, pubblicati in anteprima su Sky.it, relativi alle prime due settimane del monitoraggio.

I social network battono i siti web personali - Facebook e Twitter sono gli strumenti più utilizzati dai candidati. E per la prima volta dal 2010, da quando l’Istituto Cattaneo effettua il monitoraggio sulle campagne online, i siti web personali scivolano al terzo posto. “Questo risultato, più che essere dovuto a una minor diffusione dei siti, è la conseguenza di una maggior diffusione di Twitter che nel corso degli ultimi anni ha visto una crescita significativa nel numero degli utenti”, sostengono Lorenzo Mosca e Silvia Tarassi, che hanno condotto la ricerca.
Facebook è usato da 74 candidati su 84 ed è quindi lo strumento di comunicazione più diffuso in assoluto. Seguono Twitter (45 candidati) e il sito personale (41). La presenza su YouTube con dei canali propri riguarda quasi un candidato su quattro. L’ultimo nato, Google+, è utilizzato da poco più di un decimo dei candidati. Sostanzialmente marginale è invece la diffusione di Flickr e di FourSquare.



Il calo dei “grillini”e i limiti dei leghisti – In queste settimane la comunicazione online dei candidati del Movimento 5 Stelle appare meno efficace ripetto al passato sia in termini di presenza sia in termini di seguito e popolarità (l'anno scorso il canale YouTube era sfruttato maggiormente). Secondo l’Istituto Cattaneo “si tratta di un risultato che sorprende vista la capacità dimostrata dal movimento di usare consapevolmente ed efficacemente la Rete fin dalle sue origini”. E soprattutto se si pensa al carisma del leader del movimento, Beppe Grillo, tra i primi a sfruttare le potenzialità del web in Italia con il suo blog.
I candidati della Lega Nord confermano, invece, “limitato interesse e scarsa capacità d’uso delle piattaforme online”, corroborando la tesi emersa nello studio pubblicato da Sara Bentivegna nel volume "Parlamento 2.0" nel quale la Lega ne esce come uno dei partiti con le perfomance meno convincenti sul web. Un interesse che non accenna a svilupparsi nonostante la vivacità di uno dei leader del Carroccio, Roberto Maroni, che ormai usa Facebook (dove ha 5mila amici e più di 7mila persone che seguono i suoi aggiornamenti) per fare annunci politici tout court.
Una circostanza, la scarsa dimestichezza con il web dei candidati sindaco, che rischia di essere un’occasione persa. Per loro (i candidati) e per i cittadini, naturalmente.
Sempre secondo l’Istituto Cattaneo, infatti, se da un lato la legge elettorale per le elezioni politiche nazionali non crea particolari incentivi all’utilizzo dei nuovi strumenti, la situazione dovrebbe essere ben differente nell’ambito locale. “Le elezioni locali possono rappresentare luoghi di innovazione e sperimentazione interessante”, sostengono Mosca e Tarassi. “Tuttavia – spiegano – le limitate risorse a disposizione dei candidati così come la resistenza culturale all’utilizzo dei nuovi media rappresentano fattori che aiutano a spiegare la limitata vivacità della campagna online”.

Poco sfruttate le potenzialità di Facebook – Il dato che emerge su tutti dalla ricerca condotta dall’Istituto Cattaneo è quello che riguarda il social network più diffuso nel mondo. È lo strumento più utilizzato anche dai candidati sindaco, ma non al meglio. “Il numero di amici e fan risulta estremamente contenuto, superando solo in due casi (e di misura) la soglia dei 5mila sostenitori”, spiegano i ricercatori. E se i candidati che hanno alle spalle esperienze politiche a livello nazionale (come il verde Bonelli) o i sindaci uscenti riescono a beneficiare di un discreto seguito, la stessa cosa non si può dire ad esempio per il leghista Flavio Tosi, sindaco di Verona. Il quale usa poco o non usa affatto i social network ma può beneficiare di una comunicazione "dal basso" alimentata dai suoi sostenitori che gli permette di esserci anche sul web.



Va peggio su Twitter. Su questa piattaforma solo Fabrizio Ferrandelli, Leoluca Orlando e Marco Doria (il quale, facendo le dovute proporzioni, sul sito dei cinguettii ha più successo rispetto a Facebook) ottengono un seguito degno di nota, con un numero di follower che si aggira fra le duemila e le tremila unità. Negli altri casi, invece, nessun candidato supera i mille seguaci.
Un peccato se si pensa alla vivacità e al successo di alcune campagne elettorali su Facebook e su Twitter della scorsa primavera (come quelle di Pisapia e De Magistris, per esempio).



Twitter nella campagna elettorale dell’Aquila e Verona – Attraverso un’analisi qualitativa l’Istituto Cattaneo ha cercato di analizzare infine il discorso pubblico di candidati e cittadini sui social network, e in particolare su Twitter, con riferimento alle città dell’Aquila e di Verona (nelle prossime due settimane lo stesso studio sarà fatto anche su Genova e Palermo).
Emerge subito un aspetto: i candidati spesso preferiscono dialogare con i propri sostenitori su Facebook. La ricerca rileva infatti come il sito di microblogging non venga sfruttato dai candidati sindaco come strumento di comunicazione orizzontale con i cittadini, ma per promuovere iniziative o per segnalare la loro presenza su altri media.
Sia all'Aquila che a Verona, inoltre, Twitter non viene quasi mai usato per discutere di problematiche politiche. Per questo tipo di comunicazione i candidati preferiscono Facebook. E magari si pubblica un tweet con un link che rimanda alla bacheca o a una nota di Facebook.
Al contrario sono i cittadini a sfruttare meglio questo social network per parlare dei problemi della città, a volte trascinati anche da eventi televisivi.
“Un confronto che però non trova riscontro nell’uso che ne fanno i candidati”, ammoniscono i ricercatori. Che segnalano anche “un chiaro scollamento nell’utilizzo e nella direzione dello strumento (Twitter, ndr) che tuttavia potrebbe essere dovuto alla sua ancora scarsa diffusione in Italia”. Un divario che probabilmente in futuro “sarà gradualmente colmato”.

A Verona una campagna focalizzata su Tosi - A Verona, a differenza dell’Aquila, sono presenti più profili Twitter relativi ai singoli candidati e non solo alle loro coalizioni o al partito. Ma molti di questi account sono in realtà poco utilizzati (alcuni non hanno pubblicato nemmeno un tweet).
Tuttavia, esattamente come nel capoluogo abruzzese, anche a Verona sono i cittadini ad animare il dibattito sul sito di microblogging e parlare fra loro dei candidati sindaco. Una circostanza che non deve dispiacere affatto al sindaco uscente, visto che come rilevano i ricercatori dell'Istituto Cattaneo, "emerge chiaramente su Twitter, come sui media tradizionali, una forte focalizzazione della campagna elettorale intorno a Flavio Tosi".
Che, oltre al profilo di una lista a lui legata (@giovanipunto), può "vantare" anche un "fake" (cioè un profilo falso), @flaviotosi, che si presenta così: “Son el sindaco de Varona e tifo Elas! Ultraverdestrista, ma sopratuto.. bèlisimo!”.
Un suo tweet del 13 aprile
fa capire l'andazzo dell'account: “666 FOLOUER...EL NUMERO DEL DIAVOLO ..PERPIASèR, UNO DE PIù CHE MI SON CATOLICO!”.

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