Lega, Maroni: “Il nuovo segretario? Potrei non essere io"

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L’ex ministro parla al Corriere della Sera della bufera giudiziaria che ha travolto il partito, dicendosi "all'oscuro di tutto" . E sul futuro: “Dopo Bossi mai più un leader carismatico. L'indipendenza della Padania resta il nostro progetto”

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“Continuo a credere che l’Umberto Bossi che conosco io sia diverso. Non voglio credere che sia cambiato. Se verrà accertato il contrario me ne dispiacerò”. Lo ribadisce l’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni in un’intervista al Corriere della Sera tornando sullo scandalo che ha travolto la Lega e costretto alle dimissioni il leader storico del partito. “Conosco Umberto Bossi da oltre trent’anni: non è mai stato legato ai soldi, ha sempre anteposto la Lega alla famiglia” continua. Poi, sottolinea: “Faccio notare che Bossi è stato l’unico segretario a dimettersi. Bersani e Rutelli non l’hanno fatto, Renzo Bossi ha lasciato il consiglio regionale, Penati no”. Nessun commento invece sulla posizione di Calderoli. “Non inseguo le intercettazioni” dice.  Anche perché "ogni giorno ne spunta una nuova, adesso i lingotti e i diamanti...roba da film dell'orrore più che da partito politico".

Nella lunga intervista Maroni assicura di essere rimasto all’oscuro di tutto. “Degli investimenti in Tanzania ho letto sul Secolo XIX. Dell’amministrazione si è sempre occupato l’amministratore”. E anche “quando divenni ministro, andai dal capo della polizia e da altri a chiarire che non intendevo essere informato su indagini in corso”.

Quanto al futuro della Lega l’ex ministro ribadisce quanto annunciato a Bergamo nella serata dell'orgoglio padano: “Primo, fare pulizie senza caccia alle streghe. Secondo, nuove regole: soldi alle sezioni, non in Africa. Terzo: meritocrazia. Quarto: largo ai giovani”. E di giovani nella Lega "per fortuna ne abbiamo: Zaia, Tosi, Cota, Giorgetti. Hanno la stoffa del leader? Non lo so. Valuteremo". E continua: “Dopo Bossi non ci sarà mai più un leader carismatico. Potrei non essere io.  Di sicuro sarà un segretario davvero federale, collegiale, primo inter pares che tenga insieme il partito, se no frana tutto".
Certo è, assicura Maroni, che la Lega del futuro parlerà ancora di secessione. “L’indipendenza della Padania resterà sempre il nostro progetto. Ci si può arrivare con la rivoluzione o con l’accordo, come hanno fatto Repubblica Ceca e Slovacchia. Ma la prospettiva non è affatto tramontata, anzi, il momento è propizio”.

Sull’alleanza con il Pdl dice: "L'istinto prevalente" è quello di "puntare sull'identità e andare da soli" anche se su una futura ripresa dell'alleanza con il Pdl deciderà il congresso, fermo restando che perché il dialogo riprenda da parte del partito di Berlusconi ci deve essere il riconoscimento "dell'errore di aver sostenuto Monti".  Quanto agli scandali in Lombardia, Maroni assicura che la Lega non farà cadere Formigoni. "Se poi lui nel 2013 deciderà di andare a Roma noi ci candideremo a governare la Lombardia".
Infine Tremonti: con l'ex ministro dell'Economia i rapporti sono "freddi. Lui è insofferente a ogni critica. Io però lo stimo molto. Ha spunti geniali. Nella fase di progettazione che ci attende il suo contributo sarebbe prezioso".

Sempre sulla questione Lega, da segnalare sui quotidiani del 15 aprile (QUI LA RASSEGNA STAMPA) la prima pagina del Giornale, che riprende la prima intervista rilasciata dalla mamma di Umberto Bossi Ida Mauri a In onda, il programma di approfondimento di La7: “A Umberto non ho fatto le mani per rubare” dice difendendo il figlio. E attacco: “Le dimissioni? Giuste, gli altri pensano solo alla cadrega”.

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