Rimborsi ai partiti e controlli: arriva già la prima frenata

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Stop all'emendamento al decreto fiscale e quindi tempi più lunghi per le nuove norme sulla trasparenza dei bilanci delle formazioni politiche. La polemica monta. Anche perché non ci sono i tagli ai finanziamenti pubblici. Il rischio è che non si facciano

La prima frenata, arriva a neanche ventiquattro ore dall’annuncio. Le nuove regole sul controllo e la trasparenza dei bilanci dei partiti non saranno contenute in un decreto, ma in un disegno di legge a firma "Abc" (Alfano-Bersani-Casini). Vale a dire: tempi di approvazione più lunghi. E’ il risultato di un “pasticciaccio”, che si somma al mancato intervento sui rimborsi elettorali. Perché nonostante lo scandalo destato dalle inchieste giudiziarie, di ridurre il "tesoretto" che i partiti intascano a ogni elezione si parla con qualche timidezza. Con il rischio che alla fine non si faccia niente.

Il primo stop – Ecco i fatti. Giovedì 12, nel primo pomeriggio, Gianfranco Conte, relatore del decreto fiscale, presenta in commissione alla Camera l’emendamento che contiene le nuove regole sul controllo del bilancio dei partiti, scritte da Pdl, Pd e Terzo polo la sera prima. Ma subito il presidente della commissione Finanze Gianfranco Conte (sì, sempre lui) avverte che l’emendamento appena presentato “sarebbe inammissibile”. “Siamo all’assurdo”, se la ride la Lega, dai banchi dell’opposizione. Ma dopo poco più di un’ora il presidente della Camera Gianfranco Fini, conferma: l’emendamento è inammissibile perché estraneo per materia al decreto fiscale. E il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha più volte richiamato il Parlamento a non trasformare i decreti in "leggi omnibus". Non si possono fare eccezioni, neanche per una norma tanto attesa dall’opinione pubblica. Fermi tutti, dunque. Eppure solo la sera prima Pdl, Pd e Terzo polo avevano annunciato in pompa magna che le nuove norme che istituiscono una nuova commissione per i controlli sui bilanci e introducono delle sanzioni a carico dei partiti, sarebbero diventate legge prestissimo, attraverso la corsia preferenziale di un decreto già al vaglio del Parlamento. E così la sensazione di un passo indietro resta, anche se si cerca di rimediare in fretta presentando alla Camera una proposta di legge che porta in calce le firme di Angelino Alfano, Pier Luigi Bersani e Pier Ferdinando Casini. Come a dire: i segretari ci mettono la faccia.
I tempi, però, si allungheranno. La maggioranza sta infatti pensando di chiedere l’approvazione delle nuove norme in sede legislativa (senza voto in Aula), ma ottenerlo non sarà semplice, dal momento che occorre l’unanimità dei gruppi o più dei quattro quinti dei componenti della commissione e il radicale Maurizio Turco annuncia già il suo no.

La polemica sui tagli –
Ma intanto monta, come segnala anche il direttore de La Stampa, “la rabbia dei cittadini, la frustrazione di un Paese che non riesce a trovare segni tangibili di sacrificio e rinuncia nella classe politica”. Perché di tagliare i rimborsi elettorali, quel tesoretto che continuano a intascare ogni anno, ancora non si parla. O meglio si parla, con più o meno vaghezza, ma si rimanda tutto a una legge (quella che regolerà anche gli statuti dei partiti) che i partiti della maggioranza assicurano arriverà in Aula alla Camera a fine maggio, ma è ferma da anni in commissione.
Il segretario del Pd Pier Luigi Bersani ha annunciato che i 100 milioni di euro che gli spettano alle forze politiche come quota annuale per le elezioni 2008, slitteranno da luglio a settembre. Ma appare improbabile che si accolga l’invito proveniente anche da Fli (partito che però al momento non ha diritto a rimborsi) a rinunciare alle ultime due rate dei finanziamenti pubblici (200 milioni in tutto, contro i 300 che si sono già incassati in tre anni di legislatura). Non si può fare a meno di quei soldi, perché sarebbe “a rischio la campagna elettorale”, sostiene Rosy Bindi. Ma Antonio Di Pietro annuncia che anche se gli altri partiti non lo faranno, l’Idv restituirà l’ultima rata spettante al suo partito.

E per il futuro? Fli propone di dimezzare l’ammontare dei rimborsi, a partire dalla prossima legislatura. I radicali annunciano un nuovo referendum “per abolire il finanziamento pubblico dei partiti”. L’Idv ha già depositato i suoi quesiti referendari. Ma Bersani mette in guardia dall’eliminare del tutto il sostegno pubblico, perché la politica rischia di ridursi a “un dibattito tra miliardari”.
Una riduzione, allora? (Quasi) tutti dicono di essere disponibili. Ma al dunque c’è la possibilità che non si faccia niente. Anche perché, ricorda tra gli altri Ignazio La Russa, il governo Berlusconi “ha già approvato una norma in base alla quale dal 2013 ci sarà una riduzione di un terzo dei finanziamenti pubblici ai partiti”. Ai cittadini basterà?

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