Maroni: "Bossi ha capito che io avevo ragione e lui torto"

Roberto Maroni insieme con Umberto Bossi
1' di lettura

"A gennaio qualcuno ha cercato di farmi fuori. Ora spazio ai quarantenni" ha detto l'ex ministro dell'Interno commentando lo scandalo che ha investito il Carroccio. Rosy Mauro: "Non mi dimetto, non vedo perché dovrei farlo"

Guarda anche:
Bossi: la videostoria - la corsa per la successione
La Lega da Pontida a Belsito: tutte le foto
Scandalo Lega: tutte le accuse dei pm - Le intercettazioni - Tutti gli aggiornamenti

(in fondo tutti i video sul caso Belsito)

Umberto Bossi resta, "farà il presidente" e "non ha alcuna intenzione di mollare".
A dirlo, nel giorno della manifestazione leghista dopo lo scandalo che ha portato alle dimissioni di Umberto e Renzo Bossi, è Roberto Maroni (l'unico, insieme con Bossi a prendere la parola durante il raduno).
In un'intervista a Vanity fair, l'ex ministro dell'Interno si dice convinto che a Bossi "dicevano cose non vere su di me, sulla Lega, sui soldi, e lui ci ha creduto in buona fede perché, se ti fidi di qualcuno, gli credi. Negli ultimi mesi il nostro rapporto era teso anche perché cercavo di metterlo in guardia, gli dicevo che non era come gliela raccontavano. Ma lui non mi ha dato ascolto, pensava ce l'avessi con loro. Era un gruppo di persone che Umberto aveva intorno, molto vicine, e che a gennaio hanno cercato di farmi fuori. Non ci sono riuscite. Oggi lui ha capito che avevo ragione io e torto gli altri".
Anche se non lo nomina esplicitamente, è chiaro che Maroni ce l'ha con quel 'Cerchio magico' che, a suo dire, negli ultimi anni ha fatto di tutto per boicottare la sua antica amicizia con Umberto Bossi.
"L'ho conosciuto anche prima della seconda moglie - ricorda - Più che amico, un fratello maggiore".

"Ho 3 figli che non faranno mai politica" - L'ex ministro dell'Interno racconta anche il cambiamento che l'ictus del 2004 ha provocato in Bossi. "Aveva sempre tenuto separato il partito da parenti e amici e se ora dice: 'Ai ragazzi dovevo preferire la Lega', vuol dire che si è reso conto dell'errore".
Lei è d'accordo? "Assolutamente. Io ho tre figli che non fanno e non faranno mai politica. Mia figlia è un'insegnante elementare precaria, è una sua scelta. Gli altri due studiano ancora. E tenerli lontano dai riflettori, per me, è una priorità". 

"Su Renzo lo avevo già messo in allarme" - Lei su Renzo aveva mai detto qualcosa a Bossi? "Sì. C'erano già stati episodi che dovevano metterlo in allarme. Non gravi come quello che sta venendo fuori, ma i segnali c'erano".
Come s'immagina la Lega senza Bossi? "Bossi resta, farà il presidente, non ha alcuna intenzione di mollare. Certo c'è bisogno di un ricambio generazionale: per fortuna abbiamo tanti giovani in gamba, la futura classe dirigente del partito".
C'è posto, tra loro, per Renzo? "Forse non ci siamo capiti - replica secco Maroni - Io parlo di quarantenni con vent'anni di Lega alle spalle, esperienza di amministrazione, equilibrio, maturità: i Tosi, i Cota, gli Zaia. Io stesso sono stato buttato a 37 anni a fare il parlamentare e dopo due anni ero ministro dell'Interno: mi sarei potuto schiantare se non avessi avuto, oltre alla fortuna, la capacità. La Lega deve tornare a essere il partito dove chi ha meriti emerge".

Rosy Mauro: "Non mi dimetto" - Intanto, prende la parola vicepresidente del Senato Rosy Mauro che nella serata di martedì 10 aprile dichiara: "Non mi dimetto". Dopo una lunga giornata scandita da voci su un presunto passo indietro dell'esponente leghista, la senatrice 'lumbard' smentisce ogni gossip e afferma di non aver alcuna intenzione di fare un passo indietro. "Perché dovrei - dichiara - Mi difenderò anche in aula al Senato". E aggiunge: "Non ho mai preso un soldo".

Leggi tutto