Lega Nord, è l'ora della resa dei conti

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Dopo le dimissioni di Renzo Bossi il partito punta l'indice contro Rosi Mauro. Intanto riprendono le indagini delle procure sugli affari della Lega. Dalla Norvegia il sospetto di un giro di tangenti. In arrivo nuovi possibili avvisi di garanzia

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Dopo le dimissioni di Renzo Bossi da consigliere regionale lombardo, che martedì 10 aprile ha formalizzato al Pirellone la sua decisione, la parola torna alle procure. E sono tante le domande che cercano una risposta. Chi altro sapeva nella Lega? Quanti, nel 'cerchio magico', erano a conoscenza delle modalità di gestione della cassaforte del partito da parte del tesoriere Francesco Belsito? Quale è la reale entità del 'nero' entrato e uscito dalle casse di via Bellerio? L'indagine sul Carroccio si allarga e non è affatto escluso che altri nomi, stavolta eccellenti, possano finire nel registro degli indagati.
Ma cresce anche il pressing su Rosi Mauro, invitata da più parti nel Carroccio a seguire l'esempio di Renzo Bossi e fare un passo indietro, rinunciando al suo posto di vicepresidente del Senato.

A Bergamo va in scena l'orgoglio leghista - Ma tutti gli occhi sono ora puntati a Bergamo, dove nella sera di martedì 10 aprile si svolgerà la serata dell'orgoglio leghista. Un'occasione per i maroniani di incoronare l'ex ministro dell'Interno come nuovo leader del Carroccio e invocare le dimissioni di quelli che vengono considerati coinvolti nello scandalo.

La pista nera - E di uno dei possibili sviluppi delle indagini parla una ricostruzione fatta dal quotidiano La Repubblica che, nella storia di possibili legami tra la 'ndrangheta calabrese e il tesoriere della Lega Francesco Belsito, vede anche l'ombra dell'estremismo nero di destra. In un articolo di Giuseppe Baldassare e Conchita Sannino si raccontano dei legami tra l'ex tesoriere del Carroccio, Stefano Bonet, l'imprenditore che intrattiene relazioni con Fincantieri e il Vaticano e Romolo Girardelli, "l'uomo che già secondo l'inchiesta Nizza - scrive Repubblica - avrebbe favorito la latitanza del boss dell'ndrangheta Salvatore Fazzalari". Tra tutte sarebbe la cosca, secondo il quotidiano romano, più legata all'estrema destra.

Dalla Norvegia un giro di tangenti - Tutt'altra strada invece il retroscena delle indagini raccontato da Guido Ruotolo su La Stampa. "Stefano Bonet, l'uomo d'affari veneto, oltre alla Tanzania, via Cipro - scrive il quotidiano di Torino - ha fatto operazioni di investimento con il cassiere della Lega anche in Norvegia. E dietroqueste operazioni potrebbe esserci un giro di tangenti. A svelarlo è stato l'ex responsabile delle lreazioni sterne di Finmeccanico Lorenzo Borgogni."

Le dimissioni di Renzo: i retroscena - Ma ancora più stringenti sembrano ora le conseguenze politica delle indagini in corso. Sempre su Repubblica un articolo firmato da Paolo Berizzi racconta il retroscena delle dimissioni di Renzo Bossi e avanza il sospetto che la decisione sia stata "suggerita" dal padre del consigliere regionale. "Ti ho dato un'occasione, e l'hai buttata nel cesso. Hai fatto casino, le macchine, gli amici balordi, la storia dei soldi. Io ti ho sempre difeso, ma ora basta: la faccia, ora, ce la metti tu. Vai, e ti dimetti". Sarebbe questo, stando a quanto riferisce il quotidiano diretto da Ezio Mauro, il ragionamento che il Senatùr avrebbe fatto al figlio per convincerlo a fare un passo indietro. E sempre stando a quanto riportato da La Repubblica Bossi avrebbe fatto pressioni anche su Rosi Mauro, tanto che la sindacalista della Lega avrebbe deciso di lasciare quanto prima lo scranno di vicepresidente del Senato (restando però senatrice).

L'accordo Berlusconi Bossi - Il Corriere della Sera pubblica invece un'intervista a Rosanna Sapori, ex giornalista di Radio Padania, che sostiene di essere stata espulsa dal movimento per aver denunciato il malaffare nella gestione del partito. "Mi hanno fatto fuori - racconta - Fu proprio Stefani (l'attuale tesoriere, ndr) allora responsabile dei media padani e oggi tesoriere, a darmi il benservito.". Sapori rievoca e accredita anche la storia, che circola da diversi anni, dell'accordo tra Umberto Bossi e Silvio Berlusconi, con il Cavaliere che salvò finanziariamente il primo, acquistando la titolarità sui simboli del Carroccio. "Lui non compra gli uomini - spiega l'ex giornalista di Radio Padania - ma la titolarità del simbolo".

Nuovi avvisi di garanzia - Torna sui risvolti penali Libero, il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, secondo cui sarebbero già pronti una sfilza di avvisi di garanzia per le più alte cariche della Lega. "Tra gli altri - scrive il giornale milanese - gli ex membri del comitato organizzativo di tesoreria del Carroccio: a parte Belsito, Piergiorgio Stiffoni e lo stesso Roberto Castelli". Ma nel mirino della procura potrebbero anche esserci i membri della famiglia Bossi.

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