Bossi: "Mai più parenti nel movimento. Chiedo scusa"

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Dopo lo scandalo che ha portato alle dimissioni del Senatùr, manifestazione dell''orgoglio leghista' a Bergamo. Maroni: "Occorre fare pulizia subito. Se Umberto si ricandiderà io lo rivoterò. Rosi Mauro? Ci penserà la Lega a dimetterla". VIDEO

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Umberto Bossi e Roberto Maroni: sono loro due a parlare sul palco dell'orgoglio leghista a Bergamo, nella manifestazione (guarda le foto) convocata dopo lo scandalo che ha travolto il Carroccio, portando alle dimissioni di Umberto Bossi da segretario e del figlio Renzo da consigliere regionale.
"Sono giorni di passione, di dolore, ma anche di rabbia per l'onta che abbiamo subito per essere stati considerati di un partito di corrotti - ha detto Maroni - Dolore per i militanti e per Bossi, che non si merita quello che è successo. Ho provato orrore per l'accusa di collusione con la mafia e con la 'ndrangheta".
"Da stasera - ha aggiunto - noi ripartiamo con le nostre straordinarie battaglie. La Lega non è morta, non morirà mai, riparte da qui. Torniamo a essere la potentissima e non ci sono cerchi che tengano ( alludendo al Cerchio magico, ndr), ma dobbiamo fare pulizia per poter ripartire. Chi sbaglia paga", interrotto dai cori "Rosi Mauro fuori dai c...".

"Rosi Mauro? Ci penserà la Lega a dimetterla" - Maroni ha poi difeso Bossi: "Sono sicuro che non c'entra niente e ha fatto qualcosa di straordinario, Renzo ha fatto lo stesso, un gesto che apprezziamo", ma in questo caso Maroni è stato abbondantemente fischiato.
L'ex ministro dell'Interno ha poi criticato Rosi Mauro per la scelta di non aver fatto un passo indietro: "Mi spiace che non abbia accolto la richiesta del nostro presidente, ma se non si è dimessa, ci penserà la Lega a dimetterla. Così finalmente potremmo avere un sindacato padano vero guidato da un padano vero".

"Occorre unità. Se Bossi si ricandiderà, io lo rivoterò" - "Non è la caccia alle streghe - dice Maroni - ve lo dice uno che avrebbe tanti motivi di rancore. Ma occorrono delle regole. Primo: i soldi alle sezioni e ai militanti; secondo: meritocrazia: chi è capace va avanti; terzo: largo ai giovani, ne abbiamo tanti; quarto: fuori chi viola il codice morale della Lega. Ma soprattutto: unità del movimento", ha aggiunto Maroni annunciando: "Congressi nazionali subito, entro il 3 giugno e dopo il congresso federale per dare una guida salda al movimento". "Se Bossi si ricandiderà - ha spiegato - io lo voterò".

L'intervento integrale di Maroni:



Bossi: "C'è un complotto" - Spazio poi all'intervento di Umberto Bossi: "Siamo vittima certamente di una specie di complotto - ha detto, negando ciò che invece Maroni aveva sostenuto ("Non ci sono complotti"). Poi ha spiegato come è stato nominato l'ex tesoriere Francesco Belsito, finora l'unico indagato: "Avevamo un grande amministratore, il quale stava molto male e che veniva insieme con questo signore, che non è dei nostri e  che non mi sembra esattamente lombardo ma lui mi rispose: 'Senza di lui non riesco ad andare avanti, prendilo come mio successore', ci informammo e lo prendemmo".

"I miei figli li ho rovinati io" - "Non aspettano altro che vederci separati per colpire, sono contento che siamo uniti. Non è vero che Maroni è un traditore", ha aggiunto, prima di dire che "la divisione crea varchi per il centralismo romano. La cosa principale da decidere stasera è un giuramento per garantire che la Lega non si divida. Non c'è nessun 'Cerchio magico', è stata sola la persecuzione".
"I miei figli li ho rovinati io - ha spiegato poi Bossi - facendoli entrare nella Lega, dovevo fare come Berlusconi, facendoli studiare all'estero. Per questo mi piange il cuore", ha detto prima di attaccare i giornalisti e assicurare: "Mai più parenti di primo grado nel movimento". L'ultimo invito è all'unità: il fondatore della Lega chiede a Maroni e a Calderoli di baciare la bandiera di partito e di giurarvi sopra.

Maroni: "Bossi ha capito che avevo ragione e lui torto" - Maroni - che è dato come favorito da diversi osservatori per succedere alla leadership del Senatùr - nella giornata di martedì  10 aprile aveva già rilasciato le prime frasi dopo il passo indietro dello stesso Bossi: "Negli ultimi mesi - ha detto - il nostro rapporto era teso anche perché cercavo di metterlo in guardia, gli dicevo che non era come gliela raccontavano. Ma lui non mi ha dato ascolto, pensava ce l'avessi con loro. Era un gruppo di persone che Umberto aveva intorno, molto vicine, e che a gennaio hanno cercato di farmi fuori. Non ci sono riuscite. Oggi lui ha capito che avevo ragione io e torto gli altri".

Rosy Mauro: "Perché dovrei dimettermi?" - Poche ore prima il vicepresidente del Senato, Rosi Mauro, citata in diverse intercettazioni, aveva annunciato di non voler mollare lo scranno di vicepresidente del Senato: "Perché dovrei dimettermi? Non ho preso un euro". Una decisione in aperto contrasto con una parte del gruppo dirigente leghista. Dopo Calderoli, un'altra "triumvira", Manuela Dal Lago, insiste sulle dimissioni: "Mauro faccia un passo indietro perché la Lega possa andare avanti". E Calderoli aggiunge: "In assenza di un seguito all'invito fattole il movimento dovrà assumere decisioni nei suoi confronti. Mi auguro che anche in extremis Rosy prenda la decisione più saggia e non si debba arrivare a provvedimenti del genere".

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