Da Lusi a Belsito, il buco nero che alimenta l'antipolitica

1' di lettura

L’indagine sui tesorieri di Margherita e Lega, i presunti finanziamenti alla famiglia Bossi, il forfait della Commissione che avrebbe dovuto stabilire limiti a stipendi di politici. E intanto l'Idv lancia un referendum per abolire ogni finanziamento…

di Filippo Maria Battaglia

Pochi dati e troppe resistenze, tutto rinviato alle calende greche. Dopo mesi di indagine, la commissione Giovannini ha deciso di rimettere il mandato: "impossibile" - ha detto - definire i livelli degli stipendi di parlamentari, membri di organi costituzionali, vertici di authority, sindaci e dirigenti dell'amministrazione pubblica. Le motivazioni date dalla commissione guidata dal presidente dell'Istat fotografano forse meglio di ogni altra analisi le secche delle mille resistenze pubbliche e dei singoli interessi privati in cui si sono ritrovati i super-esperti, tra cifre troppo eterogenee, scarsa trasparenza e diritti sacrosanti come la tutela della privacy spacciati come scudo per mantenere vecchie rendite.
Ma tra le inchieste su Lusi (Margherita) e Belsito (Lega Nord), le grane giudiziarie del centrosinistra, lo scandalo tangenti in Lombardia e l'iniziativa referendaria di Di Pietro per bloccare il "circolo vizioso dei finanziamenti ai partiti", la voce antipolitica, in questi ultimi giorni, sembra avere raggiunto la misura massima.
Colpa della crisi, certo. Eppure, come scrive il direttore del Corriere De Bortoli, dietro c'è forse anche qualcos'altro: "I cittadini tirano la cinghia, soffrono, ma il finanziamento pubblico ai partiti in dieci anni è lievitato del 1.110 per cento".

Il caso Lusi, tra Pd e Margherita - Non è un caso che le due principali inchieste giudiziarie che rischiano di travolgere la politica nazionale partano proprio dalle casse di chi siede in Parlamento. Le indagini sono trasversali (una riguarda il centrosinistra, l'altra il centrodestra), ma hanno almeno un minimo comun denominatore: la presunta gestione fuori regola dei bilanci (e dunque anche dei finanziamenti pubblici). Prendiamo il caso di Luigi Lusi. Fino a poco tempo fa, era tesoriere della Margherita e senatore del Pd. Oggi non è più né l'uno né l'altro: accusato di appropriazione indebita per aver sottratto milioni di euro dalle casse di un partito che sulla scena politica non c'è più ma che sui libri contabili esiste eccome, si è trovato attorno a sé terra bruciata. E ha iniziato a minacciare tutti: "Se parlo salta tutto il centrosinistra", ha detto prima di ricevere querele a destra e a manca.

Belsito e "i soldi della Lega alla famiglia Bossi" - L'ex centrodestra non è messo meglio, specie in casa Lega. Anche qui i problemi arrivano dalla cassa e da un'inchiesta, anzi da tre, coordinate dalle procure di Milano, Napoli e Reggio Calabria. L'accusa è più o meno analoga, appropriazione indebita, ma si colora di altre sinistre sfumature. Il tesoriere del Carroccio,  Francesco Belsito, è indagato infatti pure per riciclaggio e truffa ai danni dello Stato. E anche qui rischia di travolgere i quadri dirigenti leghisti. Per gli inquirenti, ci sarebbero investimenti dubbi in Tanzania, collegamenti con la 'ndrangheta e finanziamenti "ai figli e alla moglie di Bossi, diplomi, una casa affittata, auto noleggiate tra cui una Porsche".
Tutto fatto con i finanziamenti di Stato, in teoria aboliti con un referendum di diciannove anni fa, in pratica garantiti da gonfiatissimi rimborsi di spese elettorali previsti dalla legge (2,7 miliardi in 20 anni: i dati).

L'appello di Napolitano e il referendum di Di Pietro - Una parte della politica ha provato a correre ai ripari. Il presidente della Repubblica Napolitano ha lanciato un invito ai partiti, Di Pietro ha deciso di depositare in Cassazione un quesito referendario per abrogare la legge attuale, che "permette ai partiti di fare quello che vogliono".  Per l'ex pm, "il rimborso deve avere un limite, prefissato ed equo e non rapportato a tutti i cittadini elettori. Occorre tornare ad una politica dell'austerità".

Il confronto impietoso con l'estero - Sarà. Intanto il confronto con l'estero è quasi sempre impietoso. Mentre Oltralpe continuano a dimettersi ministri pizzicati ad aver copiato la tesi di laurea o di dottorato, Stefano Rodotà su Repubblica ricorda come in Francia Jack Lang perdette il suo seggio all'Assemblea nazionale per aver superato di poco la soglia fissata alle spese elettorali. In Italia non si fa: "Sono state cancellate tutte le pur modeste sanzioni previste dalla legge".

Leggi tutto